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Andiamo alla scoperta dell’amaranto, questo straordinario pseudocereale, e impariamo insieme come cucinarlo per valorizzarne bontà e sapore

Probabilmente alcuni di voi già conoscono l’amaranto e lo usano, altri invece lo avranno visto tra gli scaffali dei negozi bio e magari non lo hanno comprato non sapendo bene come usarlo.

Effettivamente questi piccoli e preziosi chicchi sono stati riscoperti e maggiormente valorizzati solo negli ultimi anni grazie alle loro straordinarie virtù salutari. Ed è quindi normale considerare questo ingrediente ancora poco familiare.

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Come prima cosa scopriamo la sua storia

Si tratta di uno pseudocereale privo di glutine originario del Centro America. Da sempre cibo basilare delle civiltà precolombiane, Maya ed Aztechi ne consumavano semi e foglie e il suo uso era complementare a quello del mais.

Era un alimento così diffuso ed importante che l’ultimo sovrano azteca Montezuma ne chiedeva un tot come tributo alle provincie.

Nelle vita quotidiana le donne ammorbidivano e cuocevano in acqua i suoi semi per poi triturarli ed impastarli per fare tortillas o tamales.

L’amaranto, definito “grano degli dei”, svolgeva un ruolo primario nelle cerimonie religiose. Nei giorni di festa veniva impastato con la farina di mais e utilizzato per costruire degli idoli, cioè delle figure che riproducevano le divinità e che venivano mangiati in loro onore alla fine del rito.

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È proprio il legame con gli dei che ha portato all’estinzione di questo alimento la cui coltivazione venne vietata dagli inquisitori spagnoli cattolici che lo fecero sostituire con sementi europee.

Questo spiega il perché siano giunti in Europa cioccolato e patate, tabacco e pomodori, ma non l’amaranto.

Non solo in America... diversi studiosi ritengono che l’amaranto fosse presente nel bacino del Mediterraneo già all’epoca dei greci e dei romani, anche se probabilmente non si trattava della stessa pianta di oggi da un punto di vista genetico.

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A differenza delle popolazioni precolombiane, greci e romani apprezzavano l’amaranto per i suoi fiori colorati usati a scopo ornamentale, che si riteneva potessero scacciare la sfortuna e l’invidia.

Caratteristiche e proprietà

Questi minuscoli chicchi tondi dal sapore gradevole, quasi dolce, con note che richiamano le nocciole, sono caratterizzati da un’incredibile ricchezza di proteine dall’alto valore biologico.

L’amaranto contiene ottime quantità di minerali come ferro, calcio, magnesio, fosforo, vitamina E, vitamina A, vitamina C e vitamine del gruppo B, che lo rendono un alimento davvero nutriente e ricostituente, adatto all’alimentazione di bambini ed anziani.

La ricchezza di fibre in esso contenute lo rendono consigliabile a chi presenta disturbi a livello gastrointestinale, ma anche ai diabetici poiché queste rallentano l’assorbimento degli zuccheri. Fibre e ricchezza di proteine contribuiscono, infatti, a regolare i livelli glicemici facendo di questo un cereale a basso indice glicemico.

Come e dove si acquista l’amaranto?

Lo possiamo trovare sotto forma di chicchi, di farina e di chicchi soffiati per la colazione.

Questi prodotti sono facilmente reperibili nei negozi biologici e spesso anche nei supermercati più forniti.

Come si cucina?

L’amaranto va cotto per assorbimento per circa 30-40 minuti in una pentola con un quantitativo di acqua pari a 3 volte quello dei chicchi previo risciacquo per evitare la formazione di mucillagini durante la cottura.

Prima di scolarlo, dopo aver spento la fiamma, si consiglia di lasciarlo nella pentola per altri 10 minuti per permettergli di gonfiarsi ulteriormente.

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amaranto con frutti di bosco

Oggi ho preparato con voi… uno sformato di amaranto con crema di piselli e mandorle!

Ho semplicemente cucinato i chicchi per assorbimento in acqua salata e aggiunto gli ultimi 5 minuti di cottura due carote grattugiate.

A parte ho frullato circa due etti di piselli con un cucchiaio di acqua e uno di olio extravergine, un pizzico di sale e alcune foglie di salvia.

Ho disposto l’amaranto su una teglia e ricoperto con uno strato di crema di piselli.

Infine ho spolverato con della farina di mandorle e cucinato in forno a 180 gradi per circa 20 minuti fino a che la superficie è diventata dorata.

Altre idee con l’amaranto…

Usate i chicchi per una zuppa delicata o per dare consistenza ad un passato di verdura. Provate, ad esempio, la mia ricetta della zuppa di amaranto con cavolo nero e batata.

Oppure questi biscotti di amaranto e noci.

Isabella Vendrame

Naturalmente Free

Edito da

Isabella Vendrame, ideatrice e conduttrice della serie Genuino Gluten Free, segue da diversi anni un’alimentazione vegetale e senza glutine, uno stile alimentare che le ha ridato salute, sorriso e benessere. Psicologa oltre che scrittrice ed attrice, segue attraverso consulenze online chi necessita di sostegno emotivo, motivazionale e pratico durante la delicata fase del cambio di alimentazione e di stile di vita. Si occupa anche di tecniche di rilassamento e mindfullness. Suo il blog Naturalmente Free in cui trovare articoli e ricette.

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