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La rivoluzione gentile della Chef Stefania Giorgi: nuova gastronomia vegetale a Milano

In via Sant’Ampellio 16 apre la nuova gastronomia vegetale da asporto. Un luogo autentico che rifugge le mode per rimettere tutti a tavola con gentilezza

Capita spesso, scorrendo dita distratte sullo schermo dello smartphone, di imbattersi in una marea di immagini costruite e risonanti promesse di ricette e luoghi gourmet. In una Milano che corre, dove il cibo sembra a volte più dettato dall’immagine e dalle tendenze del momento che dal reale desiderio di nutrire, la cucina di Stefania Giorgi mi è apparsa sui social come un’oasi inaspettata.

Ciò che mi ha colpito fin da subito è stata la straordinaria semplicità della sua proposta. In un panorama gastronomico che spesso urla per farsi notare, Stefania sussurra con grazia. La sua è una cucina vegetale gentile, sincera, priva di rigidità o estremismi, ma capace allo stesso tempo di stupire ed emozionare. Ha la rara dote di farci ritrovare in un piatto da asporto o in un vassoio da catering quel profumo caldo che sa di casa, di radici e di accoglienza, regalandoci però un’emozione tecnica e gustativa così raffinata che difficilmente saremmo in grado di replicare nelle nostre cucine.

Dopo aver conquistato i palati più diffidenti (e convertito persino gli scettici del tempeh!) attraverso cene private ed eventi aziendali, questa chef milanese profondamente legata al calore del suo Sud ha finalmente dato una forma fisica alla sua filosofia. In via Sant’Ampellio 16, a Milano, ha aperto la sua gastronomia 100% vegetale. Un luogo reale, un laboratorio accogliente dove non solo si passa a ritirare la cena, ma ci si siede per parlare di un evento, si impara a cucinare durante i suoi corsi e, soprattutto, ci si sente a casa.

Un assaggio del menù: l’emozione della semplicità

Il menù quotidiano di Stefania segue il ritmo naturale delle stagioni e unisce l’estetica all’autenticità del gusto. Tra le proposte che cambiano ogni giorno, due piatti raccontano alla perfezione questa delicata armonia: le polpette vegetali, morbide, speziate, a base di proteine di piselli, adagiate su una freschissima salsa allo yogurt ed erbe aromatiche e completate con un pesto di rucola che accende il palato e il risotto allo zafferano, un grande classico milanese reinterpretato con una delicatezza unica. La preziosità dello zafferano si fonde con una crema allo yogurt vegetale che dona una cremosità incredibile.

La mia chiacchierata con la Chef Stefania Giorgi

Per entrare ancora più a fondo nel suo mondo fatto di note e sapori, ho fatto una piacevolissima chiacchierata con Stefania. Ecco cosa ci ha rivelato.

1. Il tuo percorso professionale ed etico: come nasce la tua passione per la cucina vegetale e in che modo i tuoi studi hanno modellato la tua visione?

La cucina, per me, è sempre stata casa. I miei primi ricordi hanno il profumo delle cucine delle mie nonne, dove il cibo era un gesto d’amore prima ancora che una ricetta. Le osservavo impastare, assaggiare, cucinare senza bilance, con quella naturalezza che solo l’esperienza sa dare. Da loro ho imparato che ogni piatto racconta una storia e che cucinare significa, prima di tutto, prendersi cura di qualcuno.

Così come le mie nonne, anche i miei genitori hanno avuto un ruolo importante. Mi piaceva osservarli mentre cucinavano e, quasi senza accorgermene, quella passione è cresciuta con me, accompagnandomi anche quando la vita mi ha portata a intraprendere un’altra strada.

Per dieci anni ho lavorato nel marketing. È stato un viaggio stimolante, che mi ha insegnato molto, ma a un certo punto ho capito che non era più il posto in cui riuscivo a esprimere davvero me stessa. Così ho deciso di cambiare completamente percorso e trasformare quella che era sempre stata la mia passione nella mia professione.

Nel frattempo avevo scelto di orientare la mia alimentazione verso il mondo vegetale, una decisione maturata per motivazioni etiche che ha inevitabilmente influenzato anche il mio modo di cucinare. A quel punto ho sentito il bisogno di studiare seriamente: cucina professionale, tecniche di lavorazione, sicurezza alimentare e organizzazione. Credo infatti che la cucina vegetale debba essere raccontata e realizzata con la stessa competenza, tecnica e attenzione che si riservano a qualsiasi altra cucina.

Oggi il mio obiettivo è dimostrare che una cucina 100% vegetale può emozionare chiunque, indipendentemente dalle proprie abitudini alimentari. Non voglio creare semplici alternative, ma una cucina con una propria identità: autentica, stagionale, creativa e capace di mettere d’accordo tutti.

2. Valori: in una Milano spesso dominata dall’apparenza e dalle mode, perché hai scelto la strada della “gentilezza” e dell’autenticità culinaria, fino ad arrivare all’apertura della tua gastronomia?

Viviamo in un momento in cui tutto corre veloce. Anche il cibo, spesso, diventa qualcosa da consumare in fretta o da fotografare prima ancora che da assaporare. Io ho scelto una strada diversa.

Credo che la gentilezza non sia solo un modo di relazionarsi con le persone, ma anche un modo di cucinare. Significa scegliere con cura le materie prime, rispettare la stagionalità, dedicare tempo alle preparazioni e accogliere ogni persona senza pregiudizi.

Non ho mai pensato che il mio compito fosse convincere qualcuno a diventare vegano. Preferisco lasciare che siano i miei piatti a parlare. Il mio obiettivo è dimostrare che una cucina 100% vegetale può essere sorprendente, appagante e capace di conquistare chiunque, indipendentemente dalle proprie abitudini alimentari. Credo che il dialogo inizi molto più facilmente da un buon piatto che da una discussione.

L’apertura della gastronomia non rappresenta un punto di arrivo, ma l’evoluzione naturale di un percorso che continua ogni giorno. Lavoro ancora come chef a domicilio e realizzo catering per eventi, perché entrare nelle case delle persone e accompagnare i loro momenti speciali è una parte del mio lavoro che amo profondamente.

La gastronomia è nata per affiancare tutto questo. Desideravo creare un luogo che mi rappresentasse ogni giorno: uno spazio accogliente, dove chiunque possa sentirsi a proprio agio, senza etichette e senza pregiudizi. Un posto “sicuro”, in cui entrare anche solo per curiosità e scoprire che la cucina vegetale può essere sorprendente, familiare e ricca di gusto.

Per me autenticità significa proprio questo: non seguire una moda, ma restare fedele ai propri valori. Mi piace pensare che la mia gastronomia, così come la mia cucina a domicilio e i miei catering, siano luoghi e occasioni in cui tutti possano sedersi alla stessa tavola, indipendentemente dalle proprie scelte alimentari. Perché credo che il buon cibo abbia il potere di unire, non di dividere.

3. Cosa propone la tua gastronomia di diverso rispetto agli altri locali veg della città? Come riesci a far sentire a casa le persone pur offrendo piatti così tecnicamente studiati?

La mia cucina nasce dallo studio e dalla tecnica, ma il risultato finale deve sempre trasmettere una sensazione di familiarità. Credo che un piatto possa essere tecnicamente complesso senza mai diventare complicato per chi lo mangia. Se una preparazione richiede ore di lavoro ma riesce a evocare un ricordo, un profumo di casa o un momento condiviso, allora ha raggiunto il suo obiettivo.

Per questo nella mia gastronomia non troverete piatti costruiti per stupire a tutti i costi. Mi piace lavorare sulla stagionalità, sulle consistenze, sull’equilibrio dei sapori e sulle tecniche di cucina, ma sempre con l’idea di mettere il gusto al centro. Voglio che le persone escano pensando “che buono”, non “che particolare”.

Far sentire le persone a casa, per me, significa questo: accoglierle con semplicità, ascoltarle e cucinare con la stessa cura che riserverei a un ospite seduto alla mia tavola. È un approccio che porto con me sia nei servizi di chef a domicilio e nei catering, sia nella gastronomia. Cambia il luogo, ma non cambia il modo in cui scelgo di prendermi cura delle persone.

In fondo, credo che la tecnica sia uno strumento, non un fine. Il piatto perfetto non è quello che dimostra quanto è bravo lo chef, ma quello che fa venire voglia di tornare.

gastronomia vegetale Milano, Chef Stefania Giorgi
gastronomia vegetale Milano, Chef Stefania Giorgi

4. Quali sono i tuoi piatti immancabili, quelli che esprimono meglio questo connubio tra calore, semplicità e alta cucina?

È una domanda difficile, perché il menu cambia continuamente seguendo le stagioni e quello che la natura offre. Se però penso ai piatti che mi rappresentano di più, sono sicuramente quelli che riescono a trasformare la tradizione in qualcosa di nuovo, senza farle perdere la sua anima.
La lasagna, ad esempio, è uno dei miei simboli. È un piatto che tutti conoscono e che richiama immediatamente l’idea di casa e di convivialità. La mia sfida è far sì che, pur essendo 100% vegetale, conservi quella stessa capacità di emozionare: gli strati, la cremosità, il profumo che esce dal forno.

Lo stesso vale per i risotti, che amo perché mi permettono di valorizzare la stagionalità con grande precisione tecnica. E poi ci sono i secondi, che rappresentano forse la sfida più stimolante. Prendere un ingrediente come il tofu, il seitan o il tempeh e trasformarlo in un piatto capace di stupire richiede molto più di una buona ricetta: servono tecnica, conoscenza delle materie prime, equilibrio nei sapori e attenzione alle consistenze. È un lavoro fatto di marinature, cotture, fermentazioni, riduzioni e piccoli dettagli che spesso non si vedono, ma che fanno la differenza nel piatto.

Più che un singolo piatto, però, credo che a rappresentarmi sia un’idea di cucina: quella che parte dalla memoria, rispetta la tradizione e la reinterpreta con tecnica, creatività e ingredienti vegetali. Mi piace quando le persone riconoscono un sapore, un’emozione o un ricordo in quello che preparo. Per me la cucina migliore è quella che sa sorprendere senza allontanarsi dalle persone.

5. Mi hai confidato che per te la cucina è come un pentagramma e che cucini come se suonassi il violino. Qual è il segreto per far vibrare le corde giuste anche nei palati più scettici?

Per me la cucina assomiglia davvero alla musica. Quando creo un piatto penso agli ingredienti come alle note di un pentagramma: ognuno ha un timbro, un’intensità e un momento preciso in cui deve entrare. Se anche una sola nota è fuori posto, l’armonia si spezza.

Forse è anche per questo che amo il violino. È uno strumento capace di essere potente e delicato allo stesso tempo, proprio come vorrei fosse la mia cucina. Dietro un’apparente semplicità c’è un lavoro fatto di precisione, sensibilità, ascolto e continua ricerca dell’equilibrio.

Credo che il segreto non sia trovare l’ingrediente perfetto, ma imparare ad ascoltare. Ascoltare la stagionalità, le materie prime, le persone che si siedono a tavola e persino quello che un piatto vuole raccontare. Solo così ogni elemento trova il proprio posto e nasce qualcosa che emoziona.

In fondo, cucinare è un atto di generosità. Ogni piatto è un piccolo concerto che dura pochi minuti, ma se riesce a lasciare un ricordo, un sorriso o la voglia di tornare, allora significa che le corde giuste hanno vibrato davvero.

Info utili e contatti

Se volete concedervi un pranzo che fa bene all’anima o state pianificando un momento speciale da ricordare, ecco dove trovare Stefania.

Cucina vegetale gourmet a Milano, per eventi, cene private e momenti da ricordare

Indirizzo: Via Sant’Ampellio 16, Milano
Orari della Gastronomia:

  • Martedì – Venerdì: 11:30 – 15:00 | 18:00 – 20:00
  • Sabato: 11:30 – 15:00 | 18:00 – 21:00
  • Domenica e Lunedì: Chiuso

Servizi: Gastronomia d’asporto, corsi di cucina, cene private e catering aziendali personalizzati.

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Edito da

Naturopata, food coach e dottoressa in psicologia, esperta di alimentazione ed igiene naturale, di tecniche di rilassamento e mindfulness, vegan food blogger, segue attraverso consulenze online le persone nel cambio di alimentazione e di stile di vita. Conduttrice radio/tv, attrice ed autrice di libri per bambini e ragazzi. Suo il blog www.isabellavendrame.com in cui trovare articoli e ricette. Segue da diversi anni un'alimentazione vegetale e senza glutine, genuina e naturale, uno stile di vita che le ha regalato salute, sorriso e benessere.

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  • Ottima cucina provata più volte buona e famigliare prodotti freschi
    Questa intervista rappresenta a pieno ciò che è la chef Giorgi

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