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Alimentazione sostenibile: mangiare sano rispettando l’ambiente

Quanto impatta sull’ambiente quello che mangiamo? Cosa possiamo fare noi come individui per seguire un’alimentazione più sostenibile?

Oggi parliamo di alimentazione sostenibile e in modo particolare di quanto quello che mangiamo impatti e incida sull’ambiente. Sempre di più si parla di alimentazione e salute, si parla di alimentazione e di etica, di rispetto per gli animali… Però troppo poco si sta ancora parlando di quanto tutto quel cibo che normalmente ogni giorno troviamo sugli scaffali del supermercato, cosa c’è dietro? Quanto incide sull’ambiente il processo di produzione?

Parliamo oggi di tutto questo con una persona che ha veramente molto a cuore il concetto di sostenibilità: Sabrina Peroni, autrice del libro “Cavoli nostri!”, blogger di Vege-table e fondatrice di un gruppo Instagram di cui anche io faccio parte: “Cucina vegana sostenibile”.

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Quanto ciò che mangiamo incide sull’ambiente?

Quando noi andiamo a fare la spesa, troviamo tutti questi prodotti, ma quanto è importante iniziare a chiederci che cosa c’è dietro ogni prodotto, che cosa avviene a livello produttivo e quanto questo impatta sull’ambiente?

SABRINA: Parlando di cibo, spesso pensiamo alle calorie, se mi fa bene, se mi fa male, se ci piace un certo cibo. Raramente facciamo una riflessione un po’ più profonda su questo argomento.

Il cibo in realtà va prodotto e questo è il primo punto che va considerato. Produrre un cibo vegetale incide poco perché abbiamo bisogno di un terreno, acqua, sole, ovviamente partendo da un seme. Così otterrò un cibo vegetale, siano essi i cereali, i legumi, la frutta, la verdura, i semi ma anche gli oli. Tutto questo parte semplicemente in questa maniera.

Se invece sposto la mia attenzione su un cibo di origine animale, tutto cambia perché i processi produttivi sono lunghissimi. Io dovrò innanzitutto coltivare non del cibo ma del mangime, cosa ben diversa. Per far questo devo per forza di cose utilizzare una vasta quantità di terreni, di acqua e anche di fertilizzanti e pesticidi.

A questo punto con queste “calorie” che ho ottenuto coltivando mangime dovrò sfamare l’animale per il suo ciclo di vita. Questo a livello matematico incide in questa maniera: è stato calcolato che per circa 30 calorie che produco, che darò all’animale, ne ricaverò soltanto una.

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Quindi è un sistema a imbuto, non è efficiente, non più sostenibile perché per fare questo genere di alimentazione devo per forza di cose utilizzare una quantità vastissima di terreni. Considera che i tre quarti dei terreni mondiali vengono proprio coltivati per i pascoli e per il mangime.

Mangiare vegano è un’alimentazione sostenibile

Mi permetto di sottolineare il controsenso secondo cui viene proposto di seguire un’alimentazione varia di tipo onnivoro, in cui si mangia un po’ di tutto ma questa è proprio il tipo di alimentazione che impatta di più sull’ambiente. Però allo stesso tempo il problema dell’ambiente è di scottante attualità.

S.: Effettivamente si tratta di un paradosso. Un’alimentazione varia e ben bilanciata si può tranquillamente ottenere all’interno delle categorie vegetali.

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Semplicemente abbinando cereali, legumi, frutta e verdura, preferibilmente di stagione (perché in quella maniera impattiamo molto meno), e locale. Rispettando le proprie tradizioni culinarie. L’Italia è un paese che da nord a sud presenta una varietà enorme di ortaggi, di legumi e di qualsiasi cosa, delle vere eccellenze.

Di questo siamo molto fortunati, quindi mangiare vegetale è il primo passo ovviamente per interrompere questa catena non sostenibile.

S.:Di questo ne parla una corrente scientifica nata negli anni 80 che proprio prende il nome di “Ecologia della Nutrizione”. Si sono posti il problema di quanto quello che mangiamo vada ad incidere su vari aspetti della vita: la salute, l’economia ,la società e ovviamente l’ambiente.

Su tutte queste 4 categorie l’alimentazione occidentale produce dei danni. E lo sta facendo da molti anni, per cui è tempo di fare un’inversione di rotta. Perlomeno occorre almeno fare una riflessione, ad esempio, pensare ad una transizione proteica, di cui si parla da tanto tempo, e che in alcuni paesi ha già portato a delle primissime iniziative come quella dei lunedì senza carne (Meatless Mondays). In alcune mense scolastiche, dell’esercito e degli ospedali durante tutti i lunedì vengono proposti dei menu totalmente a base vegetale proprio per sensibilizzare le persone.

Come passare ad un’alimentazione sostenibile?

È bellissimo sapere che qualcosa di pratico sia già in atto. Potrebbero sembrare dei concetti banali in un certo senso, invece è importantissimo questo nostro scambio. Intanto diamo a chi ha già fatto questa scelta vegetale una motivazione in più per essere orgoglioso e forte di questo percorso. Non solo quella che riguarda la propria salute, non solo quella che riguarda il rispetto verso gli animali.

E poi mettiamo quella pulce nell’orecchio a chi segue un’alimentazione onnivora per mettere un pochino in discussione questa scelta e iniziare ad intervenire. Come si può fare, secondo te, in termini pratici, a muoverci verso questo cambiamento? Qual è il primo passo che una persona può fare?

S.: Il primo passo è ridurre il consumo di carne e di latticini in generale. Non voglio dire “abbandonate questi cibi”, però consumateli in una percentuale più contenuta all’interno della settimana nel vostro menù.

Poi prediligere sempre il biologico, il locale e la stagionalità.

Possiamo aggiungere una particolare attenzione anche a quello che viene chiamato lo “zero waste” e quindi niente sprechi. Questo perché si calcola che un terzo della produzione di cibo attualmente viene sprecato. Si tratta di una quantità enorme.

Come riciclare il cibo?

Un’idea per riciclare qualcosa adesso di stagione?

S.: Sono tante. Ad esempio, se prendo un cipollotto fresco in primavera, non userò solamente la parte del bulbo ma utilizzerò anche le foglie verdi che sono ricchissime di minerali e clorofilla. Li posso insaporire in un sugo per un primo piatto.

Un altro esempio, addirittura in estate si possono fare delle marmellate con la buccia del cocomero che di solito viene gettata.

Sempre nell’idea della sostenibilità possiamo provare ad organizzare meglio la nostra spesa settimanale in modo da acquistare solo le quantità giuste per il nostro menu di una settimana.

Ecco questa può essere veramente una nuova frontiera, quella di imparare a considerare l’alimento nella sua globalità. Non pensare solo che di quell’alimento si possa mangiare solo una piccola parte ma aprirsi anche a certi pregiudizi che ci portano magari a scartare i baccelli dei piselli.

Proprio di recente ho affrontato anch’io questo argomento su Veggie Channel e ho spiegato come i baccelli dei piselli possono essere usati come un ingrediente.

S.: Poi se abbiamo la possibilità di avere un piccolo orto in un terrazzo o in un angolo del giardino, tutti gli scarti dei cibi vegetali possono poi essere riutilizzati come compost per concimare il proprio orto. È una catena continua di cibo che si rigenera.

Il percorso di Sabrina Peroni

Io so che tu ami enormemente questo modo di mangiare che è stata una scoperta e tuttora continua ad esserlo. Puoi raccontarci qualcosa sulla tua storia di quanto meraviglioso è stato fare questo percorso?

S.: Il mio percorso iniziato 10 anni fa nel momento in cui abbiamo adottato dei cagnolini per i miei familiari. Questo ha spostato molto la mia visione sugli animali, mi ha portato a rivedere alcuni concetti che davo per scontati. In realtà non avevo avuto una riflessione profonda e accurata.

Quindi ho cambiato la mia alimentazione per etica. Man a mano che sentivo che questa fosse una cosa giusta, che oltretutto mi faceva anche stare bene, ho voluto anche approfondire a livello scientifico. Ho ripreso in mano gli studi universitari e ho ottenuto un master in alimentazione e dietetica vegetariana.

Da lì poi sono nate tante cose. Quindi ho appurato che questa scelta non è giusta solo per una questione etica nei confronti degli animali ma che è anche scientificamente valida. Poi ho anche scoperto che il tutto va all’incontro della sostenibilità ambientale, e questo è importantissimo!

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Alimentazione sostenibile. Sabrina Peroni

Prendi parte anche tu alla cucina vegana sostenibile!

E quindi hai fatto nascere un bel gruppo su Instagram che si chiama “Cucina vegana sostenibile”. Com’è nata questa idea?

S.: Circa 9 mesi fa ho incontrato per caso Maria Elisa di “Arcobaleno in cucina”, una nota blogger. Parlando delle passioni che condividiamo, abbiamo capito ancor più quanto questo genere di cucina sia sostenibile e ci è venuta la voglia di diffondere questo messaggio.

Abbiamo quindi coinvolto altri blogger italiani, tra i quali anche tu sei recentemente entrata e ci fa tanto piacere. Ogni due settimane di martedì pubblichiamo le nostre idee, ricette e consigli sul tema dell’alimentazione sostenibile. È un gruppo che viene seguito molto, secondo me, anche perché il messaggio che viene lanciato è un messaggio bello. Facciamo capire che si tratta di una cucina golosa, sana e fantasiosa.

Poi per scoprire tante altre ricette gustose ideate da te, Sabrina, invito a leggere il libro “Cavoli nostri”.

S.: Sono tutti cavoli nostri infatti, siamo tutti sulla stessa barca assolutamente. Quindi dobbiamo raddrizzare questa barca, è importante perché il cambiamento climatico non è uno scherzo è il pianeta veramente ha bisogno del contributo di tutti noi per essere salvato e per darci un bel futuro.

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Edito da

Isabella Vendrame, ideatrice e conduttrice della serie Genuino Gluten Free, segue da diversi anni un’alimentazione vegetale e senza glutine, uno stile alimentare che le ha ridato salute, sorriso e benessere. Psicologa oltre che scrittrice ed attrice, segue attraverso consulenze online chi necessita di sostegno emotivo, motivazionale e pratico durante la delicata fase del cambio di alimentazione e di stile di vita. Si occupa anche di tecniche di rilassamento e mindfullness. Suo il blog Naturalmente Free in cui trovare articoli e ricette.

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