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Transizione alimentare, quali rischi?

Dopo il recente articolo apparso sul sito del World Economic Forum riguardo la transizione alimentare, approfondiamo i possibili rischi legati al cambiamento in atto

Il sistema alimentare richiede di essere rinnovato, ma quanto previsto dal Green Deal europeo e dal piano di transizione alimentare del World Economic Forum di Davos rappresenta davvero una soluzione? Riflettiamo insieme sui possibili rischi.

Il futuro dell’alimentazione è ancora poco chiaro, quello che non dobbiamo dimenticare è che in gioco c’è la nostra salute e il destino di un settore fondamentale per l’umanità. È pertanto opportuno sviluppare uno sguardo critico e consapevole relativamente lo scenario che si sta sviluppando.

Partiamo dal recente articolo pubblicato sul sito del Forum di Davos intitolato “Renovation and reinvention are key to saving our food system. Here’s why” (Il rinnovamento e la reinvenzione sono fondamentali per salvare il nostro sistema alimentare. Ecco perché). Il sistema alimentare va rinnovato e reinventato all’insegna della sostenibilità e della salute umana e ambientale.

Questo obiettivo è sicuramente condivisibile e non può che avere il nostro unanime consenso. Spreco alimentare, cibo spazzatura, accumulo di rifiuti in plastica, allevamenti ed agricoltura intensivi, uso esteso di pesticidi, mancanza di educazione alimentare, obesità infantile, malattie cardiovascolari… sono tanti i problemi legati all’alimentazione.

Secondo gli autori dell’articolo, la transizione alimentare deve essere posta sullo stesso piano di quella energetica come importanza e questo richiederebbe una trasformazione globale. Il piano proposto dal World Economic Forum sarebbe quello di ridurre le emissioni di carbonio (attualmente un terzo delle emissioni di gas serra di origine antropica proviene dalla produzione alimentare) e trovare modelli di produzione e consumo meno impattanti sull’ambiente e migliori per la salute umana.

Tutto questo attuato attraverso una fase di rinnovamento e una di reinvenzione.

Il rinnovamento prevede la riduzione degli ingredienti, delle componenti dannose del cibo e un miglioramento del profilo nutrizionale del prodotti. Si suggerisce, ad esempio, l’aggiunta di fibre, di probiotici, di micronutrienti.

La seconda fase e cioè la reinvenzione «richiede una revisione radicale delle categorie di prodotti e delle tecnologie, reinventando il modo in cui il cibo viene prodotto, distribuito e consumato per enfatizzare la disponibilità, la nutrizione e la sostenibilità». Questo significa l’introduzione di proteine alternative e un’alimentazione personalizzata, l’uso di carne sintetica, il crescente impiego degli insetti, la sperimentazione di nuovi alimenti ed ingredienti.

 

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Unilever, ad esempio, ha lanciato il suo primo “latte senza mucca” a fermentazione di precisione, che riduce l’impronta di carbonio del suo gelato. Esplicativo è anche il caso della Nestlé poiché la compagnia svizzera ha sviluppato in laboratorio una nuova polvere proteica vegetale priva di ingredienti di origine animale, bioidentica alle proteine del siero del latte. Tutto questo ovviamente ottenuto attraverso metodologie e strumentazioni innovative che richiedono ingenti costi ed investimenti, come l’introduzione di veicoli elettrici, l’adozione di nuove fonti di energia come quella eolica o solare, lo sviluppo di nuove tecnologie per lo stoccaggio. Non si può negare quindi che il processo di cambiamento richiesto è prerogativa dei grandi gruppi industriali e finanziare non certo delle piccole aziende a gestione familiare diffuse nel nostro territorio.

Questa fase prevede, inoltre, la diffusione di un’alimentazione personalizzata da sviluppare attraverso l’intelligenza artificiale, analisi dei dati e riferimento al proprio corredo genico, non certo sviluppando ascolto di sé e delle reazioni del proprio corpo, non certo sviluppando consapevolezza, ma solo adesione passiva ai risultati ottenuti.

Transizione alimentare, quali rischi?

Quanto esposto e proposto dal recente articolo pubblicato sul blog del World Economic Forum, apre le porte e molti e possibili rischi.

  1. Le grandi multinazionali possono cogliere l’occasione per creare nuove attività speculative, magari anche sfruttando contributi pubblici, questo accentrerebbe maggiormente nelle mani di pochi il controllo del sistema alimentare umano.
  2. I cambiamenti richiesti per la fase di rinnovamento possono esporci al rischio di trovare sugli scaffali dei negozi alimenti certamente studiati a tavolino per essere apparentemente più salutari, ma sicuramente manipolati e trasformati dall’industria alimentare, allontanandoci sempre più dal cibo semplice, genuino, naturale.
  3. La necessità di adeguarsi alle proposte può richiedere l’uso di strumentazione nuove e costose, l’inserimento di figure professionali che le sappiano usare e le piccole aziende, così ampiamente diffuse sul nostro territorio, non è detto siano in grado di fare questi investimenti (vedi anche le recenti proteste degli agricoltori che tra le molti questioni denunciavano i tagli dei finanziamenti e la crescente richiesta di investimenti non economicamente sostenibili).
  4. Cibo progettato a tavolino, sementi controllate ed imposte, aumentato impiego dei pesticidi, proposta di deregolamentazione dei nuovi ogm, tutto questo ci allontana sempre più da un’agroecologia, dal rispetto della terra, ci espone al rischio di perdere quella biodiversità alimentare per cui siamo famosi nel mondo.
  5. Il rischio è anche un concreto stravolgimento del sistema alimentare verso una “tecnicizzazione” del cibo e di una nutrizione vegetale a favore delle grandi multinazionali perché solo loro possiedono le risorse per mettere concretamente in atto il piano proposto dal World Economic Forum.
transizione alimentare
World Economic Forum

Transizione alimentare, riflessioni

Quanto riportato è frutto delle mie riflessioni, di chi lotta in prima linea per divulgare un’alimentazione vegetale genuina e consapevole, per sensibilizzare verso acquisti consapevoli, per dare visibilità a quelle realtà produttive del nostro territorio che ci rendono disponibili alimenti veramente rispettosi di noi e della salute, rispettosi del suolo e di tutta la filiera alimentare che sta dietro ogni alimento. Sostegno, quindi, verso lo sviluppo di un’agroecologia cioè una forma di agricoltura ecologica e realmente sostenibile che facilita l’interazione positiva tra piante, ambiente, animali ed esseri umani, a contrasto della desertificazione del suolo, dell’inquinamento delle acque, della perdita di biodiversità. Come consumatori richiediamo tracciabilità, trasparenza, cibo poco trasformato, cibo sicuro.

Il principale aspetto positivo che ora vedo in questo attuale scenario è la promozione di un’alimentazione sempre più su base vegetale, in linea con quanto proposto nel 2019 dalla commissione EAT-Lancet on Food, Planet, Health “Food in the Anthropocene: the EAT- Lancet Commission on healthy diets from Sustainable Food Systems”, oggi indiscutibilmente uno dei rapporti scientifici più influenti al mondo.

Adottare un’alimentazione vegana è sicuramente una risposta efficace, rispettosa della nostra salute, degli animali e dell’ambiente. Dall’analisi, infatti, delle ultime tendenze di acquisto degli italiani è possibile notare un incremento di richieste di prodotti vegetali, facendoci percepire come i nostri concittadini sembrino essere favorevoli a cambiare le proprie abitudini alimentari.

Accogliamo il cambiamento, lo sviluppo tecnologico e le innovazioni poiché possono regalare anche risvolti positivi ed utili. Non dimentichiamo il buon senso, la consapevolezza ed il diritto di essere informati e tutelati nella nostra salute. Continuate a seguire Veggie Channel per ulteriori aggiornamenti ed approfondimenti.

Edito da

Psicologa food coach, esperta di alimentazione ed igiene naturale, di tecniche di rilassamento e mindfulness, vegan food blogger, segue attraverso consulenze online le persone nel cambio di alimentazione e di stile di vita. Conduttrice radio/tv, attrice ed autrice di libri per bambini e ragazzi. Suo il blog www.isabellavendrame.com in cui trovare articoli e ricette. Segue da diversi anni un'alimentazione vegetale e senza glutine, genuina e naturale, uno stile di vita che le ha regalato salute, sorriso e benessere.

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