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Capitalismo e giustizia sociale: perché le grandi lotte del nostro tempo sono intersezionali

Dal veganismo al transfemminismo, dal pacifismo alla giustizia climatica, oggi più che mai le battaglie per i diritti si uniscono contro un nemico comune

Le grandi battaglie del nostro tempo non viaggiano più in compartimenti stagni. Ce lo ricorda Francesco Bevilacqua, caporedattore di Italia che Cambia, in una riflessione che parte dall’attivismo quotidiano per arrivare a una presa di coscienza teorica e politica: il filo rosso che unisce movimenti molto diversi tra loro si chiama capitalismo. E comprenderlo, senza demonizzazioni ma con lucidità, è il primo passo per costruire alleanze più forti e trasformative.

L’intersezionalità come forza propulsiva delle lotte di Francesco Bevilacqua, Italia che Cambia

Da tempo rifletto sull’importanza dell’intersezionalità nelle grandi lotte della nostra epoca. È una riflessione che mi riempie di ottimismo. Nonostante le solite dinamiche divisorie – tribali, a volte autoreferenziali – che affliggono le minoranze politiche, oggi emerge sempre più una rete interconnessa di intenti, istanze, piazze.

I Pride si riempiono di bandiere della Palestina, gli attivisti per la giustizia climatica supportano rifugi e santuari animali, movimenti pacifisti marciano al fianco dei cortei transfemministi. È un cambiamento di sguardo, di energia, di orizzonte.

Un nemico comune: il pensiero capitalista

A livello più teorico, è impossibile non scorgere un filo rosso che attraversa molte di queste battaglie. Ambientalisti, vegani, transfemministe, pacifisti, attivisti antirazzisti o contro l’abilismo si trovano, consapevolmente o meno, a contrastare lo stesso paradigma: il capitalismo.

Non amo definirmi “contro” qualcosa. Non credo che basti individuare un colpevole universale per risolvere i problemi complessi del mondo. Eppure non si può ignorare come il pensiero capitalista influenzi ogni aspetto delle nostre vite: fondato su esclusività, sfruttamento, conflitto, accumulo, è strutturalmente incompatibile con una società armoniosa e con un pianeta in equilibrio.

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Il capitalismo si fonda su una crescita infinita – ma questo, su un pianeta dalle risorse finite, è semplicemente impossibile. Lo spiegava bene Serge Latouche, teorico della decrescita, paragonando il modello capitalistico al Kraken: un mostro costretto a crescere senza fine, divorando tutto.

Anche l’Unione Europea, in tempi recenti, ha riconosciuto questo limite. Nel documento “Crescita senza crescita economica”, si afferma che lo sviluppo economico è direttamente legato allo sfruttamento di risorse e persone, con effetti devastanti su salute e ambiente.

Alimentazione e politica: una scelta quotidiana

Il settore agroalimentare è uno degli ambiti dove la logica capitalista mostra con più forza le sue contraddizioni. Quasi tre quarti della produzione agricola mondiale è destinata alla pastorizia. Non per nutrire equamente l’umanità, ma per garantire i profitti di pochi: il 10% della popolazione detiene l’85% della ricchezza globale.

In questo contesto scegliere cosa e come mangiare diventa un atto politico. Ridurre o eliminare il consumo di carne, acquistare prodotti locali e biologici, fare un consumo critico significa dire no a un modello che sfrutta esseri viventi e risorse in nome del profitto.

Il capitalismo come sistema escludente

Il capitalismo non è solo una questione economica. È un paradigma che plasma anche la cultura e le relazioni sociali.

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  • È abilista, perché emargina chi non è produttivo secondo i suoi standard.
  • Si oppone alla pace, perché le guerre alimentano l’industria bellica (632 miliardi di dollari il fatturato delle prime 100 aziende produttrici di armi, secondo Altreconomia).
  • Rifiuta la decarbonizzazione, minacciata solo se mette a rischio i profitti.
  • Ha influenzato per secoli la struttura delle relazioni affettive e familiari, piegandole a una logica patriarcale funzionale all’accumulazione di ricchezza.
capitalismo, intersezionalità
italia che cambia

La rivoluzione dell’intersezionalità

Eppure qualcosa si muove. L’intersezionalità è la nuova frontiera delle lotte sociali e ambientali. Un modo di leggere il mondo e agire nel mondo che unisce invece di dividere, che collega i diritti umani a quelli ambientali, l’equità economica alla giustizia di genere.

La rivoluzione non ha bisogno di eroi. Ha bisogno di persone comuni, consapevoli, disposte ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Se persino io – uomo, bianco, etero, occidentale, onnivoro, cisgender – riesco a vedere questo cambiamento, forse è davvero arrivato il momento di dire che il re è nudo.

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Edito da

Naturopata, food coach e dottoressa in psicologia, esperta di alimentazione ed igiene naturale, di tecniche di rilassamento e mindfulness, vegan food blogger, segue attraverso consulenze online le persone nel cambio di alimentazione e di stile di vita. Conduttrice radio/tv, attrice ed autrice di libri per bambini e ragazzi. Suo il blog www.isabellavendrame.com in cui trovare articoli e ricette. Segue da diversi anni un'alimentazione vegetale e senza glutine, genuina e naturale, uno stile di vita che le ha regalato salute, sorriso e benessere.

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