Veggie life for Veggie people

Cosa possiamo imparare dal vegetarismo indiano?

Le lezioni che possiamo imparare dalla lunga storia del vegetarismo indiano

È sufficiente l’ideologia di “non bere latte”, di “non mangiare carne” o anche di “non consumare ne aglio ne cipolle” per dividere società intere? Cosa possiamo imparare dal vegetarismo indiano? Il medico Ayurveda e ricercatore in salute pubblica Vijayendra Murthy, propone un armonico, pacifico ed efficiente sviluppo delle correnti vegetariana e vegana in India e nel mondo.

Ho studiato in diverse parti del mondo. Sono diventato medico Ayurvedico in India, sono diventato naturopata in Nuova Zelanda. Sono ricercatore in salute pubblica in Nuova Zelanda e in Australia. Attualmente sono il direttore di Ayuwave che è un servizio di assistenza sanitaria olistica con sede a Londra.

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Ovviamente l’India è il più grande paese vegetariano. Circa il 40% di coloro che vivono in India sono vegetariani. Ho vissuto in Nuova Zelanda, in Australia, in Germania, negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in India. Tra tutti i vegetariani in questi 6 paesi, il 96% dei vegetariani viene dall’India. Quindi c’è qualcosa che possiamo imparare su quale sia l’impatto del vegetarismo sulla salute e sulla società e sugli individui, quando consideriamo un paese con la più lunga storia di vegetarismo.

Vegetarismo indiano e caste

Quando ogni movimento è abbastanza nuovo, in particolare il vegetarismo e il veganismo o anche l’alimentazione a base vegetale che è abbastanza nuova in occidente, iniziamo a vedere che tutto ciò che si può fare per gli individui, per la società, per il pianeta sarà tutto probabilmente fantastico. Ma l’India ha avuto il vegetarismo per almeno 4000 anni, come la storia lo ha documentato: dalla civiltà della valle dell’Indo alla civiltà Vedica, all’India coloniale, all’India moderna. Forse il vegetarismo come ideologia non è abbastanza. È un vegetarismo sano. Ed è un veganismo sano che è importante quando si tratta di salute di individui e popolazioni.

Quando ci identifichiamo con una particolare ideologia basata sul cibo, questo non solo unisce la società, ma c’è anche il pericolo che divida la società. Ad esempio, quando ero piccolo, venni cresciuto da una tata che amavo assolutamente. E mia madre mi aveva detto che a causa della classe, della casta in cui sono nato, potevo condividere tutto con la mia tata ma non il cibo.

La mia tata era vegetariana, anche io ero vegetariano. Le caste hanno diviso la mia tata e me, impedendoci di interagire a livello sociale. Non abbiamo potuto mangiare insieme, perché è nata in una casta dove le è stato permesso di mangiare cipolle e aglio. E io sono nato in un casta dove non potevo nemmeno mangiare in casa di qualcuno dove cucinavano cipolle e aglio.

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È sufficiente avere un’ideologia di non bere latte, di non mangiare cipolle, di non mangiare carne?

Ora come ricercatore pubblico, come medico, come nutrizionista, capisco le ragioni per cui le persone si comportano in un certo modo quando si tratta di scelte nutrizionali. Ma da piccolo Vijay, il mio cervello pensava: “Adoro la mia tata tanto quanto amo mia mamma, perché passo più tempo con lei, ma perché è così?” Non potevo condividere il cibo con lei.

E questo mi fa veramente una domanda: è sufficiente avere un’ideologia di non bere latte, di non mangiare cipolle, di non mangiare carne? Può effettivamente dividere la società? Interessante è che il vegetarismo indiano esiste non perché le persone sono consapevoli della base di conoscenze comprovate, dei suoi effetti sulla salute. Questo è perché il sistema delle caste, le usanze instillate nel sistema delle caste indiane, li ha resi seguaci molto severi delle regole dietetiche.

donna indiana in sari
uomo indiano in barchetta

Stiamo dividendo la società sulla base di carnivori, vegetariani e vegani. Come lo impediamo? Possiamo imparare qualcosa dal vegetarismo indiano?

Quindi dobbiamo essere consapevoli che, mentre promuoviamo il vegetarismo e il veganismo, non dividiamo la società. E come lo otteniamo? È possibile? Questa è la domanda che dovremmo porre in occidente perché ora c’è una consapevolezza più chiara sulle persone che scelgono il vegetarismo e il veganismo. Ma quello che vedo nei social media è un discorso di odio su coloro che non sono vegetariani, che non sono vegani.

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Stiamo dividendo la società sulla base di carnivori, vegetariani e vegani. Abbiamo davvero bisogno di fare questo per salvare il pianeta, al fine di salvare l’umanità? Perché la domanda che pongo è: davvero quando pensiamo alla sostenibilità del pianeta stiamo parlando di sostenibilità degli esseri umani? Questo pianeta non ha bisogno di esseri umani. Se gli esseri umani non ci fossero più, questo pianeta si sosterrebbe. Il pianeta ha sempre sostenuto se stesso.

Ma parliamo di sostenibilità e salute che è molto centrata sull’uomo. È tutto sugli umani. Come possiamo essere sani, come possiamo rendere il nostro ambiente idoneo per poter vivere più a lungo e in salute? E allo stesso tempo, se basiamo questo su un’ideologia di un particolare -ismo nelle nostre scelte dietetiche, forse creeremo una divisione nella società. Forse sarà un bene per la salute fisica della persona, delle popolazioni, ma dividerà la società.

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