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Il potere delle abitudini

Il potere delle abitudini, di Grazia Gironella

Il nostro rapporto con le abitudini non è dei più facili: non possiamo farne a meno, ma c’è un prezzo alto da pagare se lasciamo loro troppo spazio. Chi non si è mai trovato a lottare con un’abitudine dannosa che è riuscita a fissarsi suo malgrado, e ora sembra impossibile da sconfiggere? Eppure sarebbe un vero peccato non sfruttare il potere delle abitudini, pur raccogliendo il velato avvertimento che ci arriva da Marcel Proust.

Di solito viviamo con il nostro essere ridotto al minimo, e la maggior parte delle nostre facoltà restano addormentate, riposando sull’abitudine, che sa quel che c’è da fare e non ha bisogno di loro.

(Marcel Proust)

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I vantaggi dell’abitudine

  • Semplificazione. L’abitudine rende tutto più facile, che si tratti dell’esecuzione di una sequenza di danza o dei gesti di un artigiano. Senza il suo aiuto, le operazioni di una certa complessità richiederebbero una dose di gran lunga maggiore delle nostre energie.
  • Velocità. Senza l’abitudine, che ci permette di essere più veloci, molte azioni richiederebbero un tempo inaccettabile per la nostra pazienza e i nostri impegni. Quanto risultava laborioso l’uso del filo interdentale, le prime volte? L’abitudine lo rende un gesto di pochi attimi.
  • Relax. Il tempo non è l’unico tiranno delle nostre giornate; anche il lavorio incessante della nostra mente riesce a causarci sofferenza e nervosismo. L’abitudine ci libera dalla necessità di concentrarci sulle operazioni più banali, che non richiedono vere scelte.
  • Conforto. La realtà è per buona parte sottratta al nostro controllo. Ne siamo consapevoli, anche se ci piace pensare il contrario. Questo ci obbliga a convivere con una dose di insicurezza di fondo che ci crea stress. Le abitudini – il caffè della mattina, la lettura prima di dormire, la visita settimanale a un amico – regalano alla nostra vita qualche elemento di piacevole prevedibilità.

Purtroppo il potere delle abitudini include effetti collaterali meno piacevoli.

Gli svantaggi dell’abitudine

  • Danni alla salute. Il fumo e il consumo eccessivo di alcol, ma anche un’alimentazione sregolata e la mancanza di moto, peggiorano il nostro stato psicofisico.
  • Inconsapevolezza. Quando agiamo in base all’abitudine, non siamo veramente presenti nei nostri gesti; siamo altrove, forse in una dimensione migliore, forse peggiore, ma comunque irreale, perché l’unica realtà è nel “qui e ora”. Con il diminuire dell’attenzione, inoltre, ogni esperienza perde di intensità e diventa superficiale.
  • Difficoltà nei rapporti umani. L’abitudine ci fa percepire una realtà semplificata al punto da essere distorta. Finché si parla di oggetti, il danno può essere limitato; quando si parla di persone, però, le conseguenze sono più gravi. La scarsa attenzione rende ciechi, e questo non passa inosservato a chi è oggetto di questo spiacevole trattamento.
  • Qualità ridotta nelle prestazioni. Non si possono avere risultati eccellenti in nessun campo senza una buona capacità di focalizzazione. L’abitudine, liberandoci dalla fatica dell’attenzione, ci porta nella direzione contraria.
  • Imprudenza. Un pilota di Formula 1 non può certo basare il proprio lavoro sull’abitudine, ma anche la vita quotidiana è ricca di potenziali pericoli. L’abitudine riduce la percezione del rischio e può farci sentire al sicuro quando non lo siamo affatto, come dimostra l’alto numero di infortuni domestici.

Come abbiamo visto, il potere delle abitudini, nei suoi aspetti positivi e negativi, è enorme. Combattere a spada tratta qualcosa che fa parte di noi sarebbe non solo inutile, ma controproducente.

Perché allora non sfruttarlo in modo consapevole, senza diventarne schiavi?

Possiamo utilizzare l’abitudine per acquisire abitudini alimentari migliori: introdurre cibi più sani a colazione, per esempio, o sostituire i biscotti di metà pomeriggio con una tisana. Oppure possiamo impegnarci per creare una routine di esercizio fisico che ci rimetta in forma.

La parola chiave, nella creazione di una nuova abitudine, è “perseveranza”. Un mese viene considerato il tempo minimo perché possa formarsi un’abitudine semplice. Questo spiega perché le prime settimane sono le più faticose, ma spesso anche le più cruciali per l’esito finale. Permettersi con leggerezza delle eccezioni, in questo periodo, aumenta le probabilità di fallimento.

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Questo non significa che dobbiamo essere inflessibili fino all’irragionevolezza. Spesso la decisione di cambiare è stata presa in un momento di rabbia o di scoramento. “Basta, devo perdere qualche chilo!”, oppure: “Troverò mezz’ora al giorno per meditare, costi quel che costi!”. Questa spinta iniziale, preziosa per motivarci, non ci darà l’autonomia necessaria a portare avanti il cambiamento nel tempo, se intanto avremo l’impressione che la nostra vita sia peggiorata.

Personalizzare

Una possibile soluzione, da utilizzare se siamo in difficoltà, ma anche come approccio generale, risiede nel personalizzare la nuova abitudine.

I fiocchi d’avena la mattina ci fanno passare la voglia di fare colazione? Proviamo ad aggiungerci qualcosa di gradevole ma leggero (pezzetti di frutta fresca, qualche scaglia di cioccolato fondente).

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L’esercizio per la tonificazione degli addominali previsto dalla routine di fitness ci lascia distrutti? Cerchiamone uno alternativo.

Dobbiamo eliminare una cattiva abitudine? Cerchiamo di sostituirla con un’altra che ci gratifichi in modo diverso. Il compromesso è sempre meglio della rinuncia.

Guidare il cambiamento

L’idea di base è conservare la consapevolezza che non stiamo subendo il processo di cambiamento, ma piuttosto lo stiamo guidando e adattando alle nostre esigenze, sempre in modo ragionevole. Non è difficile distinguere i casi in cui a guidarci è una scelta sensata da quelli in cui stiamo semplicemente cedendo a vecchie tentazioni.

leggere un libro
annaffiare le piante

Possiamo anche infrangere volontariamente qualche abitudine per arricchire la nostra vita. Questo non solo in occasioni eccezionali, ma anche nei piccoli gesti di ogni giorno, che nel loro ripetersi diventano fantasmi di se stessi. Cambiare percorso per tornare a casa dal lavoro, per esempio, ci permetterà di cogliere immagini diverse dal solito. Visitare un museo da soli non ci offrirà le stesse impressioni di quando siamo in compagnia. Piccole cose, senza dubbio, che però possono attivare energie impreviste.

Un altro modo per utilizzare il meccanismo dell’abitudine è creare dei rituali. Il rituale in sé può essere un’arma a doppio taglio. Se si riduce a una vuota ripetizione di gesti e parole, il suo significato è nullo. Invece, se vissuto consapevolmente, e magari inventato, anziché adottato, può diventare un forte richiamo simbolico a ciò che siamo e ai nostri valori.

Se per esempio amiamo la natura, ma viviamo in città, possiamo iniziare la giornata “salutando” la piantina che coltiviamo sul davanzale, oppure in casa. Guardarla, spolverarne le foglie o innaffiarla ci ricollegherà in pochi secondi a qualcosa che in noi è radicato e importante, e ci aiuterà anche a rinsaldare l’alleanza con l’abitudine, nostra grande alleata-nemica.

Grazia Gironella

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Edito da

Grazia Gironella, nata a Bologna, vive ai piedi delle montagne friulane ed è appassionata di natura e discipline orientali. Ha pubblicato, oltre a un manuale di scrittura creativa e numerosi racconti, i romanzi Cercando Goran, Veronica c'è e Tutti gli amori imperfetti. Sul suo blog Scrivere Vivere parla della sua passione per la scrittura.

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