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Un “flusso” per vivere meglio

Ti capita di perderti in ciò che fai e dimenticare l’orologio? Allora sei fortunato…

Nella vita di ognuno esistono momenti speciali, che gli fanno vedere la realtà sotto una luce diversa e accrescono il suo grado di consapevolezza. Per quanto mi riguarda, uno di questi è stato la scoperta dell’esperienza del flusso, inizialmente dal vivo, poi nelle sue linee teoriche. Ma partiamo dall’inizio: cosa si intende con il termine “flusso” in psicologia?

Correva il lontano 1975 quando Mihály Csíkszentmihályi, psicologo ungherese emigrato negli Stati Uniti all’età di 22 anni, elaborò la sua teoria del flusso (in inglese flow), che destò grande attenzione nel mondo scientifico.

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Csíkszentmihályi, che aveva vissuto un periodo di prigionia durante la Seconda Guerra Mondiale, era stato testimone delle gravi sofferenze psicologiche prodotte nelle persone dalla perdita del lavoro, della casa e della sicurezza economica. Questo aveva fatto nascere in lui una viva curiosità verso i processi psicologici che determinano la felicità e la soddisfazione personale.

Nei suoi test, Csíkszentmihályi puntò la sua attenzione sulle modalità con cui l’individuo gestisce l’enorme quantità di informazioni che gli pervengono dal mondo circostante. La mente non è in grado di elaborarne un numero infinito simultaneamente.

Esiste quindi un limite, che lo psicologo individuò in 126 bit di dati al secondo.

Una conversazione non superficiale, per fare un esempio, “pesa” circa 40 bit al secondo e impegna quindi un terzo della nostra capacità di elaborazione. Questo spiega perché ci sia difficile prestare attenzione ad altre attività mentre parliamo.

Fu analizzando i risultati dei suoi test che Csíkszentmihályi si imbatté in un fenomeno interessante per le sue implicazioni sul benessere e la felicità, che definì “flusso”. Il flusso è lo stato di coscienza in cui la persona si trova completamente assorbita in un’attività e perde la consapevolezza di tutto il resto: tempo, persone che lo circondano, persino esigenze fisiologiche.

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L’effetto è una sensazione di positività e di gratificazione, che molti dei partecipanti ai test segnalarono come un “fluire” senza sforzo del lavoro, da cui la teoria di Csíkszentmihályi prese il nome.

Questo stato, che viene raggiunto dagli artisti mentre creano e dagli sportivi quando compiono un’impresa nel pieno delle loro capacità, è lo stesso sperimentato dai bambini mentre giocano e da tutte le persone che si dedicano con passione alla loro attività preferita.

Ma quali sono le sue principali caratteristiche?

Obiettivi chiari e raggiungibili – È necessario avere un traguardo e conoscere le tappe precise per raggiungerlo.

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Equilibrio sfida-capacità – Le difficoltà da affrontare e le competenze individuali devono essere compatibili. Quando la sfida è troppo superiore alle capacità, subentrano ansia e stress; quando le capacità sono superiori alla sfida, subentrano distrazione e noia.

Concentrazione totale sul compito – Tutta l’attenzione viene convogliata sul perseguimento dell’obiettivo nel momento presente. Passato e futuro sono assenti dall’esperienza del flusso.

Perdita della consapevolezza di sé – L’individuo è talmente assorto in ciò che sta facendo da non avvertire la voce dell’ego. È come se si fondesse con l’attività, fino a sparire.

Percezione alterata del tempo – Chi vive l’esperienza del flusso ha l’impressione che il tempo scorra più lento o più veloce di quanto indicato dall’orologio, oppure smetta di esistere.

Senso di controllo – Il soggetto sente di possedere le capacità per gestire ogni aspetto del processo.

Feedback chiaro e immediato – Il soggetto sa verificare i risultati di ogni fase del processo, momento per momento.

Piacere intrinseco (esperienza autotelica) – Il piacere che il soggetto prova nell’attività è fine a se stesso, indipendente da aspettative di risultati, vantaggi successivi o riconoscimenti.

Integrazione azione-consapevolezza – L’intensità della concentrazione e dell’impegno fanno apparire naturale ogni azione.

L’esperienza del flusso, che viene definito anche “esperienza ottimale”, o “trance agonistica”, nel caso degli sportivi, può includere tutte queste caratteristiche in misura diversa, o soltanto una parte di esse.

Particolarmente interessante è il fatto che sia possibile non solo godere dello stato di flusso quando si verifica spontaneamente, ma anche modificare l’approccio alle nostre attività per raggiungerlo. Se infatti il piacere intrinseco o la percezione distorta del tempo non dipendono dalla nostra volontà, possiamo però individuare obiettivi chiari per ogni fase del lavoro, favorire la concentrazione con un ambiente gradevole e privo di distrazioni, oppure acquisire le competenze che ci faranno sentire più sicuri delle nostre capacità.

La teoria del flusso di Csikszentmihalyi trova oggi applicazione in ambiti diversi quali l’istruzione, lo sport, il mondo degli affari e la progettazione di spazi per il gioco. Come lo psicologo stesso ha sottolineato, il concetto di flusso non nasce con lui. Per millenni religioni e filosofie orientali, quali l’Induismo, il Buddhismo e il Taoismo, hanno indicato come elemento centrale nello sviluppo spirituale il superamento della dualità mente-corpo, che si realizza anche nell’esperienza del flusso.

matematico nel flusso
bambina che disegna

Tornando a me, non saprei dire quando ho scoperto il flusso.

Forse giocando con i Lego da piccola? Danzando, dipingendo, praticando taiji quan e yoga? Non ha poi grande importanza. Mi rendo conto, però, di avere sempre cercato a istinto le attività che creavano in me lo stato di flusso. Perché? Perché mi fanno sentire felice, centrata, creativa, lontana dai piccoli e grandi elementi di disturbo che la vita quotidiana impone. Libera, in una parola.

È stato quando ho iniziato a scrivere in maniera continuativa, circa quattordici anni fa, che l’esperienza del flusso è diventata una costante nelle mie sessioni di scrittura. Nello stesso periodo – forse non per caso – ho anche sentito parlare per la prima volta di Mihály Csíkszentmihályi e della sua teoria del flusso, che offriva una base teorica per ciò che sperimentavo e sperimento ogni giorno: il tempo dilatato o assente, la non-percezione di me stessa come individuo separato dalla storia che sto scrivendo, la grande serenità e il senso di benessere che mi spingono, a volte, a non staccare prima di avere esagerato.

Il flusso è un vero stato di grazia, per certi aspetti simile alla meditazione; ma è anche un momento di grande produttività e di qualità nel fare. Non si tratta quindi di uno sterile astrarsi dalla realtà, bensì della possibilità di accedere a una dimensione diversa e necessaria all’equilibrio personale. Per questo mi auguro che decidiate di fare entrare l’esperienza del flusso nella vostra vita (è sempre possibile!). Sono sicura che non ve ne pentirete.

Grazia Gironella

Scrivere Vivere

Veronica c’è

Si può rischiare la vita per inseguire un sogno?

Veronica ha da sempre una vita travagliata a causa dei problemi della madre Mabel. Proprio quando inizia a sperare in una sana dose di normalità – scuola, amici, forse un ragazzo – si vede servire dalla sorte un colpo basso, insieme a una scoperta preziosa: suo padre non è morto, come le era stato fatto credere.

Senza nemmeno conoscere il suo nome, in tasca una vecchia foto, Veronica afferra al volo questa possibilità e si mette sulle sue tracce. Dopo la fuga, però, a cercarla non è soltanto la polizia. Chi sono i due uomini che la braccano? Cosa vogliono da lei? Non basterà trovare suo padre, né innamorarsi di Alex, per rispondere a questi interrogativi e alla domanda fondamentale: chi è realmente Veronica?

Veronica c'è di Grazia Gironella
Edito da

Grazia Gironella, nata a Bologna, vive ai piedi delle montagne friulane ed è appassionata di natura e discipline orientali. Ha pubblicato, oltre a un manuale di scrittura creativa e numerosi racconti, i romanzi Cercando Goran, Veronica c'è e Tutti gli amori imperfetti. Sul suo blog Scrivere Vivere parla della sua passione per la scrittura.

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