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La dieta non dieta: il meccanismo che non funziona nelle diete

Riattivare il metabolismo e ripristinare il peso forma con l’alimentazione naturale, seguendo la dieta non dieta

Perché le diete dimagranti spesso non funzionano? La dieta non dieta della Dott.ssa Debora Rasio consiste in un nuovo approccio all’alimentazione naturale per un miglioramento graduale e costante nel tempo della nostra salute.

“Si tratta di un percorso di riscoperta del nostro rapporto con il cibo. Un po’ per evadere dai dogmi della dieta che ci hanno disimparato a relazionarci in modo sano con il cibo. Occorre riscoprire un modo più naturale di relazionarsi con il cibo. In realtà si tratta anche di una dieta perché io spiego come tante persone vengono da me alla ricerca della dieta perfetta per perdere peso, ma in realtà la dieta deve avere altri obiettivi che è quello di mantenerci in salute.

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Però l’obiettivo peso risulta sempre dominante. In realtà il peso corporeo lo sceglie il nostro cervello. Quello che dobbiamo sapere è che il 95% delle persone che fa una dieta, riprende nei 2 anni successivi il peso perso con un incremento ponderale ulteriore. Le diete a lungo andare rallentano il metabolismo, slatentizzano i disturbi del comportamento alimentare, sopratutto se queste diete vengono fatte fin da giovani.

Quindi il monito è: facciamo la dieta non dieta, cerchiamo di capire come mangiare bene, attenzione alle diete perché sono pericolose

Detto questo, molte persone comunque vogliono fare una dieta e qui c’è anche un percorso per dimagrire che sconsiglio a chi è un chronic dieter. Perché, come al solito, finché si fa la dieta, si dimagrisce, ma poi si ricomincia mangiare come prima, se non si comprende qual è un modo sano di mangiare. Che non è il modo triste della dieta pollo e spinaci lessi, non è così.

Bisogna riscoprire le ricette tradizionali. Il soffitto, le fritture, sono tutte cose che non fanno assolutamente ingrassare. Anzi ci aiutano a sgonfiare, ad attivare il fegato, ci regolarizzano la produzione di ormoni, ci regolarizzano la digestione. Quindi è bene insegnare a mangiare in questo senso. Però c’è chi comunque vuole fare una dieta.

Davvero mi scrivono in tanti su facebook, che anche a distanza, seguendo il percorso che io ho indicato nel libro, si possono perdere anche tanti chili. La domanda però è, si riesce a mantenere la perdita di peso? Questa è la vera questione sulla quale bisogna concentrarsi.

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Si riesce a vincere l’ossessione per le diete tramite qualche tecnica da lei utilizzata? Cosa è la dieta non dieta? Può dare qualche consiglio pratico in questo senso?

Per i giovani è abbastanza facile, loro sono molto consapevoli di loro stessi. Non hanno ancora accumulato tanti strati di credenze. Non ha senso di privarsi di una cosa per un periodo limitato di tempo, perché questo può innescare un desiderio rebound più intenso dell’alimento che noi percepiamo come proibito. Quindi se cominciamo a dividere il mondo in alimenti permessi e alimenti proibiti, ci disregoliamo nell’insieme. I giovani questo lo capiscono bene.

Chi fa fatica a capire questo ragionamento, sono proprio quelle persone che hanno fatto diete per tutta la vita e che hanno paura di uscire dal regime di dieta, di controllo sul cibo, li renderebbe vulnerabili all’abbuffata, al mangiare sempre troppo. Occorre quindi fare un percorso soprattutto di consapevolezza, del permettersi.

Permettere, nel tempo significa anche normalizzare

Io dico sempre, come spuntino prendiamo gli alimenti fra i più protettivi al mondo che è la frutta secca oleosa. Sappiamo che consumare regolarmente frutta secca oleosa riduce del 20% la mortalità per ogni causa. Quindi la dovremmo tenere tutti nella borsa come spuntino. Però è ipercalorica e le persone hanno paura.

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Spesso si dicono: “Se io prendo con me un sacchettino di mandorle, poi lo finisco, me ne mangio un etto”. Io dico: “Facciamolo!” Il primo giorno se ne mangerà un etto, il secondo giorno un etto. Dopo un mese che si mangia un etto al giorno, le mandorle non saranno poi così appetitose. Quindi permettere, nel tempo significa anche normalizzare, bisogna avere un po’ di pazienza e un po’ di coraggio.

Poi bisogna essere anche un po’ esausti di questa continua chimera “faccio la dieta per dimagrire per sempre”, quando poi dopo innumerevoli tentativi, si riprende peso. Bisogna rinunciare a questo progetto, porsi altri obiettivi e imparare ad accettarsi per ciò che siamo.

La parola disciplina a volte spaventa, ed essere disciplinati da soli a volte è difficile. Chi ci può aiutare ad acquisire la giusta disciplina in modo da alimentarci correttamente?

Disciplina alimentare che poi è il senso della dieta, ovvero quell’insieme di pratiche che ci permettono di rimanere in salute nel tempo, si può ottenere soltanto se noi riscopriamo il cibo vero. Questo perché il cibo processato, quello ultra modificato a livello industriale, ricco di zuccheri, grassi, sale, è disegnato per creare dipendenza.

È quasi impossibile sviluppare un comportamento normale verso gli alimenti ultraprocessati. Sono studiati per attivare quelle aree del cervello deputate alla ricompensa, per cui noi non solo non ci sentiremo mai sazi, ma ci sembrerà di non aver avuto mai abbastanza di quel tipo di gratificazione.

Se invece riscopriamo il cibo vero… Cosa facevano i nostri nonni? Si sedevano a tavola, mangiavano un pasto completo, un pasto appetitoso, un pasto ricco. Si alzavano da tavola sazi e non pensavano più al cibo fino a sera. Questo vuol dire recuperare un rapporto sano con il cibo, ovvero non essere ossessionati sempre dal pensiero del cibo. Siamo ossessionati se il cibo diventa la mela proibita. La proibizione è quello che innesca più di tutti interesse verso quella cosa.

Dobbiamo finalmente permetterci di mangiare bene, quindi di sedersi a tavola e mangiare una porzione di primo, di secondo, di contorno con la frutta

C’è questo mito che la frutta non si può mangiare a fine pasto, è assurdo. La frutta va mangiata al pasto perché spegne la reazione infiammatoria che qualunque pasto composto da cibo cotto induce nell’organismo. La frutta ci dà quella sensazione di zuccheri che è pacificante per il cervello. Quindi quando noi abbiamo chiuso con un frutto, siamo a posto.

Dobbiamo sempre tenere tutti e 5 i gusti all’interno di un pasto. Quindi è importante anche quello dello zucchero che ci dà sazietà. Molte persone però pensano che non possono mangiarla al pasto e non la mangiano, ma poi cercano comunque qualcosa di dolce. E magari si ritrovano a mangiare le fette biscottate con la marmellata a fine pasto che è un cibo ultraprocessato, assolutamente dannoso, che non offre nessuna delle protezioni che invece la frutta fornisce.

Perché le diete dimagranti spesso non funzionano?
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Impariamo a concederci tutto ma con moderazione

Poi come spiegavo nel libro “Dieta non dieta”, per chi soffre di gastrite, per cui la frutta a fine pasto, effettivamente risulta un pochettino più pesante da digerire, basta inserirla all’inizio del pasto. Ricordiamo che lo stomaco non è una centrifuga dove tutto si mescola. La prima cosa che entra è la prima cosa che esce. Se noi mangiamo la frutta come prima cosa, dopo un quarto d’ora sarà già digerita e quindi non interferirà con il resto della digestione.

Quando la mangiamo a fine pasto, deve aspettare il suo turno e per chi ha un rallentamento digestivo, la fermentazione che avviene all’interno dello stomaco, può causare disturbi. In ogni caso manteniamo questo importante ingrediente al pasto e piano piano impariamo a concederci tutto ma con moderazione.

Chi fa le diete in modo cronico è in un meccanismo on-off. Quando sono a dieta non mangio nulla delle cose che percepisco come ingrassanti, quando non faccio la dieta, mangio solo queste cose. Questo è il meccanismo che non funziona.

“La dieta non dieta. Riattivare il metabolismo e ripristinare il peso forma con l’alimentazione naturale” di Debora Rasio

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