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“Miniromanzo della Vita sulla Terra” di Biagio Bagini

Nascita e evoluzione della vita sul nostro pianeta compresi gli esordi del movimento animalista. Tutto in chiave umoristica ma non troppo

Il nostro carissimo Biagio Bagini già presente su Veggie Channel con le serie di video “V come Vegetariano” e “Prendere una lepre”, ha scritto un’opera dolcissima sulla vita. Un racconto vero con una narrazione semplice e adatta anche per i più piccini. In questa evoluzione, guarda caso, ha narrato anche quello che fu lo sviluppo della coscienza animalista sul pianeta. La vita, quella cosa misteriosa che scaturì sulla Terra un numero indicibile di anni fa e che ha portato anche alla creazione dell’essere umano. Come avvenne tutto ciò? Leggete Biagio e qualcosa si schiarirà in questo marasma dal big bang a oggi.

Biagio, qual è il tuo ruolo migliore in questa vita?

Stare al mondo può risultare complicato. Uno si sente un po’ uccello e un po’ pesce, un po’ mammifero o rettile. Ci sono comportamenti o apparenti affinità tra il comportamento umano e quello degli animali (tanto spesso rappresentati nella letteratura per l’infanzia, di cui mi occupo da tanti anni) che inducono a credere che qualcosa, dei diversi momenti evolutivi, ti sia rimasto dentro. Di sicuro non mi sento una ‘cosa sola’ e precisa, neppure del tutto uomo, vorrei dire. Rivendico l’animalità come identità principale, anche se, volendo considerare altri regni, come quello dei funghi e delle piante, ce ne sarebbero di cose da dire, e che spartiamo.

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Se poi vogliamo parlare di identità culturale e restare nell’ambito delle mansioni umane, la situazione non migliora quel granché. Sono uno scrittore non famoso, un musicista di verdure (con GL Carlone nel Conciorto), un inventore di storielle e un ascoltatore creativo, di animali e studenti.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Il “Miniromanzo della Vita sulla Terra” è partito da una forma più ristretta. Doveva essere il racconto dell’evoluzione umana con particolare attenzione alle scelte etiche e vegetariane compiute nelle diverse epoche ed ere. Doveva iniziare con i primi ominidi che stavano ancora sugli alberi, un po’ i padri pellegrini (da quando scesero e acquistarono la posizione eretta) del vegetarismo, in un certo senso. Avevo in mente una rilettura veggie della storia, simpatica e fortemente ironica.

Ma la cosa mi ha preso la mano. Come avviene nelle ricerche archeologiche, più si procede e più si va a fondo, e si scopre. In un certo senso non c’è limite al tuo scavo. Quindi dall’homo sapiens sono tornato all’homo habilis, all’australopiteco, e poi più indietro ancora (perché fermarsi sul più bello?) agli ominidi che avevano i progenitori primati.

Ma perché non parlare allora delle scimmie? E perché non raccontare di quando le scimmie misero il pelo e invece di fare le uova partorirono figli alla moda dei mammiferi? Capisci che l’avventura è sconfinata. Calcola che solo così stiamo parlando degli ultimi 30 milioni di anni. Ma a voler guardare (e soprattuto, a voler scrivere) c’era da proseguire a ritroso almeno per altri quattro miliardi di anni. È l’età ipotizzata, grosso modo, per l’inizio della vita sul pianeta. Ne avevo da documentarmi e da raccontare. Così c’ho messo sei mesi, e col beneplacito dell’editore Sonda, ho scritto tutta la storia dall’inizio.

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Cosa volevi comunicare di diverso e a chi ti sei rivolto?

Uno scrittore sembra che racconti solo a modo suo, usando parole amiche e strumenti propri per descrivere un suo mondo. In questo caso però l’argomento era quanto di più comune e condivisibile ci sia, la storia della nostra presenza di esseri viventi sul pianeta. Tutti potevano contestarmi, smentirmi, criticarmi: i miei avi sono gli stessi di quelli dei lettori. Il materiale che consulto e verifico è scritto di già dentro di noi, nel dna che condividiamo. Lì ci sono le nostre storie di rettili, pesci e mammiferi. Basta sedersi, cercare di decodificarle e molto spesso arricchirle con idee proprie, buone per raccontare.

Non vorrei che questo libro si rivolgesse a una fascia precisa di lettori. Anche se credo che i bambini e i ragazzi siano avvantaggiati, perché ci possono trovare informazioni, oltre che storie, che li possono interessare e che possono permettere di fare quello che faccio io: costruire mondi da manipolare. È una forma di gioco, per me uno dei punti cardini della vita sul pianeta, insieme al mistero e al cibo. Anche gli adulti sono bene accetti, dovranno stare però al gioco della fiction, dell’invenzione, perché io non sono né un divulgatore scientifico né uno scienziato.

È una buona idea leggere il “Miniromanzo della Vita sulla Terra” insieme ai bambini?

Mi sembra una buona idea. Si possono verificare insieme le informazioni a disposizione, accettando anche le compensazioni fantastiche, di cui i bambini sono eminenze verdi. Il giusto mix può aiutare a capire lo spirito e gli incontri narrati, che sono poi il filo conduttore del romanzo. Ad esempio: come accogliere sulla scena l’incontro tra un topo e un uccello? Come leggere la loro possibile amicizia? Un bambino sa meglio di un adulto di cosa si parla.

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A che età un bambino potrebbe leggerlo da solo?

Io direi che la prima parte è molto fruibile a partire dai sette-otto anni. Poi quando la protagonista, che è la vita stessa, si trasforma in esseri più complicati (soprattuto più problematici, come l’uomo) suggerirei l’accostamento di un adulto. Ovvero da metà libro. Più che altro per giustificare le scelte degli uomini, spesso davvero difficili da comprendere (non solo per un bambino, anche per me).

Chi è il protagonista del “Miniromanzo della Vita sulla Terra”?

La protagonista è la Vita stessa, nata da un progenitore alieno (Zero) in crisi esistenziale (essendo precipitato rovinosamente a Terra in seguito a un incidente col suo asteroide). Da Zero nasce Prima, che mantiene lo stesso nome in tutte le sue trasformazioni evolutive: quando è pesce e poi anfibio, quando diventa rettile e poi mammifero, ed uccello. Che sia pinna, piuma, penna, zampa, ala, rimane sempre Prima, la Vita che ci parla in prima persona, come se stesse leggendo il diario delle sue giornate.

È un personaggio che oltre a trasformarsi morfologicamente si trasforma anche dal punto di vista della struttura sentimentale, affronta difficoltà, abbandoni e lutti. Ma vive gioie, ha incontri eccezionali, entusiasmanti, facendosi quella dotazione completa che un lettore riconosce anche nelle proprie esperienze. Spero che tutti i lettori vogliano bene a Prima, perché un po’ è loro stessi. Con questo svelo anche una delle difficoltà del romanzo: quello di raccontare un protagonista che è neutro, e poi femmina o dopo maschio, o indifferentemente è anche uno o di più, un essere singolo o collettivo. Difficile da spiegare, più facile da seguire sulle pagine. La vita è più semplice delle sue spiegazioni.

Come viene spiegata l’origine della vita nel tuo miniromanzo?

Esistono varie ipotesi, ed essendo tali, nessuna può essere accreditata con certezza. Quindi io ho scelto l’idea della provenienza dallo spazio, un’occasione accidentale. Anche per non prenderla troppo sul serio, dato che tutta la vicenda in fondo parla solo degli accadimenti di un piccolo pianeta, collocato in una galassia periferica di un gruppo di molte altre, le quali girano lentamente e un po’ fuori mano rispetto a milioni di altre galassie. Non ci vedo tutta questa importanza, meglio volare bassi.

A cosa e a quando viene fatta risalire l’origine dell’uomo?

Nel mio romanzo la Vita viene decisamente sorpresa dallo sguardo che spunta a una certa scimmia senza coda. Tutto nasce lì, dalla capacità di affascinare e convincere, di trasformare parte della propria energia vitale in progetto, piccolo o grande che sia. Da lì l’uomo incomincia la sua strada, depilatoria, e piena di strumenti e accessori, un viaggio in cui raramente si è voltato indietro. Questa è la sua storia, all’inizio anche la Vita stessa ne rimane folgorata. Almeno fino a quando il progetto svela le sue difficoltà, e il rapporto tra Vita e uomo diventa un dialogo critico non senza elementi di forte polemica.

A quale animale assomiglia di più oggi l’essere umano?

Tante razze animali hanno ormai tratti così spiccati di domesticità che è sempre più difficile distinguerci da cani, gatti, capre, galline. La colonizzazione del regno animale è così avanti che mi aspetto a breve dei cloni parlanti. Allora forse sapremo gli animali a chi vorranno assomigliare.

Ma cosa vuol dire “essere umano”? Se è vero che certi animali sono molto intelligenti, sensibili e che provano addirittura sentimenti, potremmo un giorno farli rientrare nella categoria “esseri umani”?

La capacità di sentire di gran parte degli individui appartenenti a regni diversi (per lo meno a quello animale e vegetale), credo sia ormai dato per certo. Le sofferenze imposte poi sugli esseri senzienti spesso sono definite disumane, se intendiamo come non degne di essere inflitte a esseri umani, ma neppure a opera di uomini. Ho sempre il sospetto che ciò sottenda l’idea che quanto di umano si possa fare sia ritenuto accettabile, mentre una categoria indicata da aggettivi come ‘bestiale’ o ‘animalesco’ esprima un grado di valore inferiore, come si parlasse di sottocategorie. Sarà anche una questione linguistica, ma mi sembra da ripensare.

Le forme di vita vegetale hanno una loro intelligenza?

Certamente sì, lo dimostrano non solo scienziati come Stefano Mancuso, che si occupa di neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze, ma lo sosteneva in fondo già Darwin. Non sono un esperto (di alcun settore, ma tantomeno di questo), ma mi sembra di capire che l’intelligenza sia la capacità di rispondere a situazioni nuove, o impreviste, spesso di natura ambientale. In questo ce la giochiamo con topi e scarafaggi, per restare nel nostro campetto di gioco.

Le piante comunicano?

Nel mio romanzo devo ammettere non hanno avuto il ruolo che meriterebbero. Costituendo l’85% della biomassa (cioè dell’insieme degli organismi viventi sul pianeta) dovrebbero interpretare personaggi di primo piano. Invece, devo essere sincero, sono state anche dal sottoscritto ingaggiate come comparse, per ambientazioni collettive, spesso come fondale. Ammetto la mia colpa, prometto di rimediare presto. Sono convinto che le piante avranno molto da dire, in futuro.

L’umano è in simbiosi con gli altri esseri viventi, animali e vegetali, o è scollegato? In che modo siamo o dovremmo essere connessi con il tutto?

Io faccio dei tentativi (blandi) di riconnessione, ma rilevo la netta diffidenza di lucertole, erbe e conigli selvatici. Probabilmente sbaglio io. I modi degli uomini sono sempre piuttosto grossolani, pretenziosi, e dettati da esigenze di tempo e spazio molto personali. Inoltre non ho alcuna vita spirituale che mi sostenga in questo, dunque spero che i soggetti in questione nel frattempo riescano a registrare per lo meno la mia buona volontà verso di loro. Se non riesco proprio a riconnettermi, per lo meno non vorrei essere percepito come elemento aggressivo o minaccioso. Questa è la mia idea attuale di convivenza.

Se le piante sono esseri viventi molto più antichi dell’uomo, possiamo noi considerarci più evoluti di loro?

Se per evoluti significa che veniamo dopo e abbiamo modificato dei caratteri ereditati, in parte sì, lo siamo. Ma anche la rana è evoluta, rispetto ai primi anfibi, o il topo rispetto al megazostrodon (protagonista delle prime avventure mammifere sul pianeta). Anche le piante si sono certamente evolute, basti pensare a come si siano adeguate alle trasformazioni ambientali.

Nel “Miniromanzo della Vita sulla Terra” parli in qualche modo del destino dell’uomo? E del significato della vita?

Nel finale il miniromanzo si mette a correre per stare dietro alla fretta dell’uomo, accelerando nel novecento e arrivando fino ai giorni nostri col fiatone. In realtà a quel punto la Vita ha preso le sembianze del cane, ecco perché ansima. Non posso rivelare le avventure degli ultimi capitoli, ma posso dire che la Vita trova molto senso nel rincorrere una pallina.

Per la Vita (e per me) inseguire la pallina rappresenta uno dei significati più profondi dell’esistenza, oltre che la risposta a mille domande. Del tipo: perché siamo nati? Per inseguire la pallina (o il pallone, che è una sua variante calcistica). Dove stiamo andando? A riprendere la pallina. Non riuscirei ad andare più in profondità di così (a meno che la pallina finisse in cantina).

Come avvenne nei pesci l’idea di uscire dall’acqua? Scappavano da qualche cosa?

Io credo che scappassero dalla mancanza di ossigeno, quando le acque si fecero troppo affollate. E dalla logica intollerabile di “pesce grande mangia pesce piccolo” da cui ancora noi tutti cerchiamo di fuggire.

È stata più la curiosità o la necessità a spingere la Vita a complicarsi la vita?

Non è colpa sua. Direi che l’uomo è stata la variante impazzita. Beh, siamo anche un bel divertimento, a volte. Non è neanche giusto addossarci solo le responsabilità. Siamo dei simpatici… cagnoni, direi.

Chi sono i reali padroni della Terra? Qual è l’essere vivente più forte sulla Terra?

Io credo che alla fine siano le piante. Non credo nei funghi, li vedo… un po’ molli. Sì, le piante sanno essere toste e delicate, velenose il giusto, con una fibra da far invidia a ogni altro vivente. Resistono senza fuggire, mai. E poi hanno questa incredibile capacità di riprodursi, ne stacchi un pezzo e rinasce, basta che trovi i nutrienti, l’acqua e un po’ di luce. Sì, punterei sulle piante. Anche in caso di Co2 alle stelle e riscaldamento su di tre gradi. Vincerebbero comunque.

Ci vuole sangue freddo per evolvere?

Ahah, sì se sei un sauro.

E il volo a che è servito?

Il volo è un mistero che gli alieni prima o poi ci dovranno spiegare. Sempre che gli alieni sappiano volare. Non so in quale regno di viventi verranno inseriti, e se avranno penne e ali. Ma certo potrebbero dirci che cos’è davvero il volo. O chissà se invidieranno i nostri piccioni?

Sappiamo da dove nasce il sistema di comunicazione degli animali e in seguito quello degli uomini?

Degli animali si fanno ipotesi, degli uomini si studiano reperti. Sappiamo che la scrittura è nata per l’esigenza di segnare, cuneo su pietra o su argilla, un possesso. Cioè di stabilire a chi appartenevano certe terre, e quanto producevano in termini di cereali ecc. Anche la letteratura italiana è nata così, una cinquantina di secoli dopo. Che inizio prosaico. Soltanto dopo è venuta la poesia. La Vita se la ride ancora adesso: noi ci consideriamo dei filosofi, ma forse siamo dei contabili.

Si comunicava meglio una volta o adesso?

Oggi si comunica di più, decisamente. Che poi tutto quel che si comunica attraverso i numerosi mezzi a disposizione sia interessante, utile, importante è da vedere. Però si comunica, mi sembra che non si faccia altro. Quando ero ragazzo una categoria tirata in ballo per definire dischi di cantautori criptici o prose di scrittori complessi era “l’incomunicabilità”. Ricordo l’avversione che avevo per il genere. Dunque non mi dispiace un po’ di futile, vacua e capillare comunicazione. Tanto alla fine siamo ancora incapaci di parlare tra padri e figli, o tra vicini di casa. Ma per lo meno siamo un po’ sollevati nello spirito.

Il canto degli uccelli o delle balene potrebbe essere più sofisticato del linguaggio umano?

Sicuramente ci incanta, fa parte di quella categoria del mistero. Non vorrei neanche sapere se il merlo stia semplicemente dicendo “questo è il mio territorio”, oppure “guarda quanto sono bello”. Mi piace ascoltarlo, nella mia ignoranza incantata. Potessi ascoltare le balene non farei altro dal mattino alla sera.

Che ruolo ebbe il latte nell’evoluzione?

Nel “Miniromanzo della Vita sulla Terra” è uno spartiacque fondamentale. Separa il pianeta degli ovipari dal nuovo mondo dei mammiferi. E scatena un certo disprezzo non privo di rancore per quegli esseri che non mollano i figli neanche quando sono nati, che se li tengono vicini finché sono grandi, e anche di più. Mammiferi bambocci, vorrebbero, dire, ma non conoscono il significato del termine.

Che cos’è una scimmia antropomorfa?

Gorilla, orango, scimpanzé: i nostri cugini, insomma. Senza coda, con spiccata predisposizione alla vita di gruppo, capaci di spulciarsi. Sono dette antropomorfe da noi che siamo uomini. Non conosco il termine con cui l’uomo è definito dagli oranghi, forse pongimorfo.

Il ramo divenne bastone, ovvero un’estensione del corpo umano, quando l’uomo comprese come agitarlo utilizzando il pollice opponibile. Cosa sta succedendo oggigiorno con il telefonino?

Il pollice opponibile ha permesso l’invenzione del cellulare, è questo il suo più grande pregio. Senza il pollice opponibile dovremmo utilizzare due mani per scrivere sullo smart phone. Se non avessimo i pollici inoltre non potremmo dare i like sui social. Non possiamo più farne a meno, credevo che rinunciarci sarebbe stata la mossa vincente per disarmare il pianeta, ma ora è troppo tardi…

"Miniromanzo della Vita sulla Terra"
"Miniromanzo della Vita sulla Terra"

L’invenzione del fuoco diede fiducia all’uomo. C’è qualche altra invenzione che ha dato un simile grande impulso all’uomo nella sua evoluzione?

La ruota. Sono ancora stupito di come l’uomo ce l’abbia fatta a inventare la ruota. Pazzesco, un colpo di genio. È vero che tutto ruota nell’universo, ma bisognava avere un certo spirito di osservazione. Non scontato. Per dirla con Vonnegut: “Nel sistema solare c’è un pianeta i cui abitanti sono talmente scemi da non accorgersi, per un milione di anni, dell’esistenza dell’altra metà del pianeta. Se ne sono accorti solo cinquecento anni fa! E dire che si danno reciprocamente dell’Homo Sapiens!”

C’è qualche invenzione, invece, che ha incominciato a far involvere l’essere umano? Pensiamo all’invenzione del denaro, per esempio.

Forse la ruota. Che scoperta stupida, ha accelerato tutto, ha dato il là alle corse e poi alle autostrade. Alla mancanza di tempo e a non guardarsi più intorno.

Ma cosa cercavano gli uomini quando cominciarono a migrare? Lo stesso di oggi? Cioè, non sapevano allora cosa volevano, come non lo sanno adesso?

Io credo che nell’universo ci sia una sovrapproduzione di energia di cui esseri poco cinetici come l’uomo scontano le conseguenze. Come le formiche e altri abitanti di pianeti diversi dal nostro, probabilmente, non riusciamo più a stare fermi, giustificando il tutto con la voglia di scoprire, di ampliare gli orizzonti. Siamo diventati degli Ulisse tormentati da divinità noiose, facciamo sforzi epici per condurre alla fine una vita normalmente impegnatissima. Visto che siamo fatti così, consiglierei per lo meno di divertirsi, ma nel contempo di fare meno danni possibili. “Vai pure dal tuo amichetto ma non rompere niente”.

Le nostre origini raccontate dall’archeologia, sono tutte da riscrivere per caso?

Mi sembra di capire che il tempo sia una specie di tenia bicefala che si flette, si allunga e si ritrae, si attacca qua e là cambiando forme e aspetto a seconda delle diverse scoperte archeologiche. Così scopriamo parti nuove di noi mentre si allunga e si contrae dentro il nostro stesso intestino, che poi chiamiamo storia.

A che è servita la scrittura se poi rifacciamo sempre gli stessi errori? Fatti e rifatti, la storia si ripete?

L’inutilità è forse la parte che mi stuzzica maggiormente. Più l’uomo si dimostra inutile, più celebra la sua ominità (che ha dichiaratamente meno pretese dell’umanità, ma è più onesta). Comunque uno dei punti forti della scrittura è poter raccontare gli errori che abbiamo fatto, giusto per riderci su un po’ (o per piangere).

Che significò per i Greci prendere coscienza della vita?

Ti dico cosa significa per la Vita: per la protagonista del mio romanzo è come svegliarsi da un sogno, vedersi allo specchio, capire di esistere. Nel momento in cui è nominata la Vita si stacca dall’uomo, ma si mette in dialogo. È un dialogo comico e succinto, ma capirai che dovevo far stare in duecento paginette la storia di un pianeta lunga quattro miliardi di anni. Ho dovuto stringere un bel po’.

Al Medioevo spesso si associa l’idea di un’umanità fragile e spaurita, senza una direzione chiara verso cui andare. Perché, ai giorni nostri gli uomini sanno esattamente dove andare?

Il Medioevo è un periodo che mi ha sempre affascinato. L’umanità confusa e un po’ stracciona che lo popola, non si accorge che per le altre forme di vita le cose vanno assai meglio. Nel capitolo dedicato al medioevo mi sono divertito a rovesciare i punti di vista: era medioevo anche per i pesci, gli uccelli, le piante? No, loro stavano benone, anzi, mai state meglio prima. Questo esercizio di cambiare punto di vista potrebbe risultare interessante, anche in circostanze molto più serie del miniromanzo, per capire meglio i coinquilini del pianeta.

Il bello fece rinascere l’uomo dal medioevo. Ma cos’è il bello?

Stanca di tanti insuccessi, e confidando nell’artisticità umana, la Vita cerca di farsi Uomo per capirne le ragioni, e quindi sceglie di essere Leonardo. Ma le sue regole di proporzione, misura e simmetria non soddisfano la nostra idea di genio. Come sempre ha il sopravvento la sregolatezza, l’improvvisazione, il brancaleonismo. Neppure Leonardo riesce a tenere botta.

Cosa salverà invece l’uomo dal “medioevo” degli anni 2000?

Forse la paura. Che è uno dei sentimenti più umani e allo stesso tempo più bistrattati degli ultimi decenni.

“Sul fronte della difesa della natura nacquero le società per la protezione degli animali (in Italia un cofondatore fu Giuseppe Garibaldi) e numerosi scrittori-pensatori (come Tolstoj, Shaw e in seguito Kafka) presero posizione per difendere forme di vita che non fossero solo quella umana…”

La consapevolezza in campo animalista e antispecista è qualcosa che sta crescendo e salverà il mondo? O è solo un leggero venticello di saggezza, presto spazzato via dal caos dell’umanità impazzita?

Difficile fare previsioni: se facciamo il gioco della politica possiamo però fare proiezioni. E se la politica la consegnamo alle generazioni che stanno crescendo oggi, dobbiamo credere che facciano tesoro di tutto quanto sta succedendo, dal punto di vista climatico, ambientale, dei diritti e delle libertà. Io sono sempre ottimista. Ci sarà del buono anche per il mondo animale, credo.

“Nell’Ottocento l’industria produsse occupazione e sostentamento per un grandissimo numero di persone. Ma portò con sé anche sofferenza e un sacco di problemi. Non ultime quelle inflitte agli animali, negli allevamenti intensivi e nei grandi macelli, inventati proprio a metà del secolo. Qui la vita non fu (ieri come oggi) né dignitosa né accettabile, e divenne un modello sbagliato di convivenza senza diritti. Vista dal nostro punto di vista di oggi, la produzione di carne animale lascia perplessi e pone ancora più di una domanda”.

Quali sono quindi le domande da porsi?

È giusto, sostenibile, intelligente proseguire così? Si prega di rispondere con onestà almeno a due domande su tre.

Cosa ci andiamo a fare su Marte?

Beh, a giocare e a spartirsi degli interessi commerciali. Quali, non si sa ancora con precisione.

Molto carine le illustrazioni del tuo libro. A quando una linea di magliette?

Grazie, sono praticamente un esordiente nel campo dell’illustrazione. Ma sentivo che potevo dare un contributo al racconto, perché vedevo le cose che stavo scrivendo e certe volte la strada più corta, il fai da te, è anche quella più giusta. Ciò non toglie che l’illustrazione, quella dei signori illustratori che ci sono sul mercato, sia un’arte importante almeno quanto la scrittura. E spesso anche di più, soprattutto nel settore del libro per l’infanzia e per ragazzi. Comunque su un’ipotetica maglietta ci metterei il T-Rex o il Dunkleosteus, due predatori dei bei tempi che furono. Gente di un’altra epoca!

“Miniromanzo della Vita sulla Terra”, Biagio Bagini

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