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Come affrontare le paure scatenate dal coronavirus

Semplici consigli per affrontare le paure scatenate dal coronavirus

Affrontare le paure scatenate dal coronavirus non è facile per nessuno. Alcuni semplici consigli però possono sicuramente essere d’aiuto. Marco Massignan, specialista nella risoluzione dei traumi, offre dei validi strumenti di protezione, particolarmente utili in questo periodo.

“Vorrei parlare di alcuni aspetti della nostra interiorità, di come viviamo la situazione che si è creata e che va sviluppandosi da quando il covid-19 e la pandemia sono entrati nelle nostre vite. Sono un formatore nel campo della risoluzione dei traumi da oltre 15 anni. Ho lavorato a livello internazionale con decine di migliaia di persone di ogni tipo e di ogni estrazione sociale nella risoluzione dei traumi a livello corporeo e globale.

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Vorrei quindi esplorare brevemente gli aspetti principali di ciò che osservo rispetto alla paura che molti di noi e forse tutti viviamo e alla confusione che regna sovrana.

Quali sono le paure principali che osserviamo nella società e nelle persone attualmente?

La prima di tutto è sicuramente la paura di morire perché la morte è rimorso principale della nostra società moderna occidentale, a differenza di altre società del passato e di società di altri continenti. Per cui viviamo o abbiamo vissuto fino a oggi come se dovessimo vivere in eterno, sempre giovani sempre belli, come ci propone la pubblicità. In realtà la morte è una cosa certa, altrimenti non esisterebbe la vita in un corpo umano.

Per cui la prima cosa che dobbiamo considerare è che la situazione attuale ci pone di fronte al rischio di morire, alle paure rispetto alla morte, al nostro rapporto con la morte.

In secondo luogo la morte non soltanto nostra, ma anche dei nostri cari e la paura della malattia, la paura del dolore, di soffrire. La paura della perdita del denaro, dei propri risparmi di una vita, la perdita del posto di lavoro. E sono paure oggettive perché effettivamente rischiamo queste cose, soprattutto queste ultime.

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E non da ultimo vi sono le paure che vengono agitate spesso e che hanno anche una qualche base di fondamento. Sono la paura delle manipolazioni, delle trame oscure. Che nella confusione e nella crisi attuale forze che non sono amiche dell’evoluzione del genere umano possono approfittarsi e quindi imporre dittature o altre misure draconiane che non siano prettamente necessarie alla gestione della pandemia in sé.

Le paure collettive non fanno altro che innescare i traumi individuali delle singole persone

Questo perché vi sono state fin dall’inizio della pandemia delle ondate di paure collettive che sono state trasmesse e amplificate dai media. Sia perché la paura fa audience e quindi porta pubblicità e quindi denaro, sia per la confusione, sia per la impreparazione di molti operatori del settore che sono essi stessi traumatizzati. E quindi non fanno altro che amplificare questo tipo di vibrazione nelle loro articoli e post sui social.

Dobbiamo tenere presente che si tratta di argomenti che ci parlano nel profondo, parlano alla nostra parte istintuale bypassando la razionalità. Proprio perché attivano delle reazioni di sopravvivenza, di fuga o di lotta di fronte a una minaccia che in questo caso non è identificabile nello spazio intorno a noi. Si tratta di una minaccia invisibile come è stato ripetuto giustamente molte volte.

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Per cui chi si trova a gestire la situazione, che ha delle posizioni di responsabilità: politici, direttori di giornali, ecc. essi stessi, essendo degli esseri umani, sono soggetti ai traumi. Dato che siamo tutti traumatizzati nella società perché questo tipo di trauma così forte, così prolungato nel tempo, non fa altro che innescare i traumi individuali delle singole persone.

È necessario l’aiuto di un professionista per affrontare le paure e risolvere i traumi

Se io ho vissuto un incidente stradale 10 o 20 anni fa e non ho mai lavorato su di me, facendomi aiutare da un professionista per risolvere quel trauma, continuo ad avere nel tempo delle problematiche. Possono essere, come in questo esempio, la difficoltà a guidare, la difficoltà a relazionarmi con gli altri, stare in un luogo con molte persone o a stare in isolamento come stiamo vivendo.

Quindi sia i politici, che i giornalisti, che altre persone che sono in posizioni di responsabilità e si trovano questo fardello sulle spalle, spesso non sanno cosa fare, tremano dentro ma devono comunque dare un’apparenza di sicurezza nella maggior parte dei casi. Però non può far altro che alla fine veicolare quello stesso trauma, le paure, la stessa agitazione che hanno dentro, seppure questo avvenga a livello inconscio.

E non sto parlando delle volte in cui questo avviene a livello conscio, quando vengono sfruttati le paure e il terrore per veicolare ulteriori paura e terrore così da soddisfare audience e per alimentare lotte politiche. Il fatto è che il trauma è responsabile della frammentazione non soltanto interiore che viviamo (l’impatto del trauma della nostra società è enormemente sottostimato).

Ma essi sono responsabili anche di molti aspetti del fanatismo religioso, del fanatismo politico, della compartimentazione della politica e del tessuto sociale in tifoserie che, invece di utilizzare cervello, utilizzare la parte razionale, si abbandonano agli istinti, le une contro le altre. Questo non fa che generare ulteriore confusione e ulteriore panico.

Qual è la situazione che abbiamo di fronte?

Abbiamo un aumento dei suicidi significativo riportato dalla stampa e da molte altre fonti non ufficiali. Un aumento della disoccupazione, della perdita di posti di lavoro, perdita di denaro che molto probabilmente non farà che aumentare nei prossimi mesi. Speriamo di essere smentiti in questo senso.

Un aumento del 63% dei casi di depressione, ansia, insonnia nella popolazione italiana. Un aumento della violenza domestica all’interno delle mura domestiche si svolgono dei drammi. La maggior parte delle violenze, di abusi sessuali avvengono tra le mura domestiche con parenti o persone care. Soprattutto le donne che sono le più coinvolte enormemente da questo tipo di trauma si trovano spesso a dover convivere forzatamente durante l’isolamento con uomini violenti.

Dobbiamo tenere presente anche che i traumi che stiamo vivendo sono suddivisibili in due grosse categorie

Il trauma primario di chi si trova ad affrontare la pandemia del covid-19 in maniera diretta. Gli operatori sanitari, i medici, gli infermieri, le forze dell’ordine, i malati e i parenti dei malati e delle vittime del covid-19 e delle altre patologie presenti.

Questo è ovviamente un trauma primario che dovrà poi essere lavorato da queste persone chiedendo aiuto a professionisti competenti. Dobbiamo tenere presente che il trauma non si può risolvere da soli. Ma si ha bisogno dell’aiuto di qualcuno che sia in grado con la propria esperienza e le proprie capacità di aiutarci a venirne fuori dalle conseguenze che possono durare anche anni decenni, anche per tutta la vita emotiva.

E poi vi è un trauma secondario, che è il trauma che subiamo tutti noi, la maggior parte di noi che non è coinvolta direttamente con il covid-19, con gli ospedali. Il fatto di sentire tutti i giorni dai media parlare del coronavirus, e nient’altro che di quello. Ascoltare tutti i giorni bollettino dei morti, delle persone contagiate, delle misure che vengono adottate, di nuove misure draconiane che pare siano necessarie per gestire la situazione, determina uno stato di tensione, di allerta costante che quasi tutti noi viviamo.

Questo si traduce proprio in un trauma secondario di cui effetti possono essere, ad esempio, la ricerca continua di notizie, il non riuscire a staccarsi dai social, non riuscire a pensare ad altro. Quindi di nuovo la depressione, la frustrazione, l’ansia, l’insonnia. Anche magari disturbi alimentari, disturbi della sessualità, disturbi dell’umore e tantissimi altri disturbi e conseguenze su tutti gli aspetti della nostra vita.

Dobbiamo anche tenere conto del fatto che stiamo vivendo una situazione protratta nel tempo, che non si sa quando finirà

Quindi una paura collettiva che alimenta le paure individuali e fa da innesco ai traumi individuali che abbiamo subito, anche se non sappiamo di averli subiti. I pensieri forti, le emozioni forti con cui non riusciamo a convivere, che non riusciamo a vivere in maniera conscia, tendiamo a proiettarli fuori di noi.

Per cui si assiste al fenomeno della ricerca di un capro espiatorio sul quale sfogare tutte le nostre istinti di sopravvivenza, lotta e fuga, gli istinti di risposta alla minaccia per poter conservare un senso delle cose. Teniamo conto infatti che il trauma da pandemia, i traumi collettivi, globali, planetari, come quello che stiamo vivendo, vanno a impattare anche sul significato che noi diamo alle cose, sul senso della vita, sull’immagine che abbiamo di noi e degli altri.

In tutto questo panorama devastante che cosa possiamo fare?

Quali sono gli strumenti che possiamo utilizzare per navigare al meglio queste acque burrascose in cui ci troviamo e che è certo che finiranno?

Innanzitutto renderci conto di questi meccanismi, quindi farci aiutare da qualcuno di competente per poter elaborare quello che abbiamo dentro, per poter vivere meglio. Tenendo conto che non possiamo fare da soli, quando si tratta di trauma. Per cui rendersi conto, per esempio, che vi sono varie fasi in quello che abbiamo vissuto, che stiamo vivendo.

C’è una prima fase di shock, in cui ci congeliamo, in cui ci paralizziamo, in cui siamo sbalorditi e siamo sgomenti. La seconda fase: tendiamo a reagire e non agire di fronte a queste forze, per cui reazioni istintuali, non razionali. La terza fase è di realizzazione della realtà, in cui cominciamo col tempo respirare e cominciamo a guardarci intorno. Ci rendiamo conto di quello che è successo, ci sta succedendo, prendiamo le misure. Ci distacchiamo un attimo.

Una quarta fase di accettazione della situazione. Ci rendiamo conto di quanto la situazione sia importante. Per esempio, all’inizio del covid-19, non ci siamo immediatamente resi conto della sua gravità e non ci siamo resi conto di quanto sarebbe durato. Quindi abbiamo abbiamo pensato, fosse è una cosa di una settimana o due. E poi diventata di mesi. Si sta ormai parlando di un anno, di cambiamento radicale delle nostre vite. Speriamo che questo si risolva presto.

Non è mai possibile affrontare il trauma da soli

E una quinta fase di ritrovare un senso della mutata situazione in cui vivi a livello individuale e a livello sociale. Lo puoi ritrovare una volta che cominci a renderti utile a te stesso e agli altri. Questi sono dei passaggi fondamentali.

Ripeto, c’è bisogno spesso dell’aiuto di qualcuno per attraversare queste fasi. Non è mai possibile affrontare il trauma da soli. Proprio perché il trauma impatta tantissimo su ogni aspetto di noi. L’aspetto fisico, l’aspetto psicologico, l’aspetto energetico, l’aspetto spirituale, l’aspetto del significato che diamo a noi stessi, alle cose, al mondo, l’aspetto del Divino, non da ultimo.

Migliora te stesso attraverso la fruizione di libri e di corsi

Una seconda cosa che puoi fare è sviluppare il diritto-dovere di educarti, di istruirti, di migliorare te stesso attraverso la fruizione di libri, di corsi che trovi anche on-line. Selezionando le fonti di queste cose che ti fanno d’istruzione, d’educazione, che ti fanno stare meglio, che ti fanno sentire più forte. Scartando quello in cui senti che c’è un sottofondo o un’intenzione nascosta di alimentare la tua attenzione e le paure.

Come ho detto, è importante, è fondamentale lavorare con professionisti capaci e competenti nel mondo della risoluzione dei traumi: psicologi, psicoterapeuti, operatori olistici.

Limita la fruizione di tv, giornali e social

Terzo: è estremamente importante limitare la fruizione di tv, giornali, social network, proprio per non restare incollati costantemente a quel tipo di energia, di vibrazione. E quindi trovare dei momenti nella giornata o giornate intere in cui ti distacchi e ti occupi di te, ti occupi di chi sta intorno a te, della tua casa. Puoi mettere a posto gli abiti, occuparti di riparazioni che non avevi il tempo di fare prima. Leggere dei libri, vedere dei film che tendono a rilassarti a calmarti.

Questo non significa ignorare la realtà che abbiamo intorno. Ma vuol dire ritrovare una base di sicurezza in te prima di tutto e poi fuori di te che ti permetta di guardare al mondo là fuori e a quello che avviene in maniera più obiettiva. Quindi di agire e non reagire. Tenendo conto che il mondo è come noi lo vediamo. E noi lo vediamo come siamo dentro.

Se io sono in uno stato di agitazione, sono in uno stato di reazione, è attivato in me un innesco di reazione di sopravvivenza, lotta o fuga di fronte alla minaccia, è ovvio che tenderò solo ad attirare a me quello, vedrò solo quello del mondo.

Invece se io nutro la calma, la centratura, la presenza del mio corpo, allora i traumi che girano sui social, sui media e nel mondo tendono ad influenzarmi di meno. Riesco a essere più centrato e distaccato. Quindi ad agire meglio per preservare la mia incolumità e quella delle persone che mi stanno care.

bambina in quarantena
collegamento in quarantena, covid-19

Come posso ottenere questa calma, questa centratura?

Stabilendo una routine quotidiana, usufruendo della natura, quando è possibile, in ogni momento stanno stando nella natura. Coltivando delle piante, coltivando un orto. Facendo, dove possibile, delle passeggiate in sicurezza. Mantenendo o ricreando una sicurezza nella mia casa, se questo è possibile. Vivendo la mia casa come un nido in cui posso rifugiarmi.

Ci sono delle pratiche nell’ambito della risoluzione dei traumi, nell’ambito dello sciamanismo di cui mi occupo, che hanno proprio lo scopo di ripristinare la sicurezza in casa.

Proteggendoti da ciò che è fuori, dalla follia che molti stanno vivendo. Trova il contatto umano con i tuoi cari, i tuoi familiari, anche attraverso i social.

Facendo meditazione e, se questo rientra nelle tue corde, pregando. Rivolgiti a qualcosa di più grande di noi, al Divino o l’universo o, se sei religioso, alla divinità di riferimento. Così da ritrovare o cercare di ritrovare un senso di ciò che stai vivendo.

Vorrei anche attirare la tua attenzione su alcuni aspetti positivi della pandemia

Prima di tutto è il fatto che ci ha costretti a fermarci, a riflettere su chi siamo, sulla vita che stavamo facendo che era sempre più frenetica. Eravamo costretti a far fruttare ogni ora della nostra esistenza. Questo c’ha costretti a fermarci a guardarci dentro e a farci determinate domande. Il covid-19 ci ha costretti a risvegliarci alla realtà, al fatto che non esiste soltanto il denaro, non esiste soltanto l’economia.

Oramai la nostra vita era diventata solo denaro, solo economia, solo lavoro. Sempre correre senza mai fermarsi, un divorare le cose. E secondo gran parte delle interpretazioni spirituali che si danno a ciò che sta accadendo, al covid-19, alla pandemia, tutto questo ha lo scopo di fermarci e di costringerci a riflettere. Costringersi a cambiare gli atteggiamenti di distruzione della natura, di depredazione del pianeta che hanno caratterizzato la nostra società ormai negli ultimi due-tre secoli.

Indipendentemente da come sia nato il virus, sicuramente è nato dal fatto che noi esseri umani abbiamo perso la sacralità, il senso di sacralità della terra, della natura. Abbiamo ridotto la natura, gli animali, le piante e noi stessi a merci valutabili in denaro. Questa situazione non poteva più durare e il covid-19 ci ha risvegliati bruscamente alla realtà.

La pandemia e il covid-19 sono un incubo che però ci darà l’opportunità di sognare un mondo nuovo. E soprattutto a ciascuno di noi dà l’opportunità di interrogarsi su come vogliamo vivere e su chi vogliamo essere da qui in avanti”.

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