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Il Prana e la Pranoterapia

Come riportare una persona alla sua naturale condizione di salute e benessere tramite il corretto utilizzo del Prana

La pranoterapia è un’arte attraverso cui si può riportare una persona alla sua naturale condizione di salute e benessere, proprio grazie all’utilizzo del Prana (Prâna). La pranoterapia presenta delle caratteristiche che la rendono unica, rispetto alle forme occidentali o cinesi (WAI QI GONG). La Pranoterapia non si occupa solo di togliere il malanno, ma va prima alla ricerca della salute, che è il Prana, e poi della condizione ottimale di benessere che è la massima espressione di Prana.

Questi intenti elevano la Pranoterapia molto sopra le altre forme terapeutiche che limitano il loro campo d’azione alla “guarigione”, poiché quest’ultima è la vittoria sulla malattia e non la conquista della salute, che è meno della condizione di benessere. Guarire, spesso, non vuol dire tornare a godere la vita, ma semplicemente sfuggire a un male maggiore o alla morte. La vita che segue alla “guarigione” spesso è piena di handicap, sofferenze e limitazioni, non la vita piena, cui ognuno ha diritto. La Pranoterapia, viceversa, ricerca proprio la condizione ottimale, perché utilizza appunto il Prana che è il benessere per eccellenza.

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Secondo il pensiero induista, tutti gli esseri viventi, poiché tali, sono dotati di Prana, la cui conservazione deriva dal corretto svolgimento di tutte le funzioni psicologiche, emotive e fisiologiche necessarie al mantenimento armonico dell’equilibrio vitale.

Il termine “Prana (Prâna)”

Decine o centinaia di migliaia di anni fa, prima che esistesse la medicina, l’uomo si curava con:

  • la Preghiera, rivolta alle Forze Cosmiche o Dei;
  • la Meditazione, rivolta alle Forze Interne o Poteri Interni;
  • le Pratiche Sciamaniche, che combattevano gli Spiriti della Malattia, scacciandoli dal corpo (gli aghi dell’Agopuntura primitiva, punzecchiavano questi spiriti per farli fuggire…);
  • le pratiche di Magnetismo, con cui riandavano a equilibrare la Forza Vitale nel soggetto disarmonico;
  • l’uso di Erbe Medicinali.

L’uso della pranoterapia o magnetismo (spesso in congiunzione con le Erbe) è sempre stato semplice e facilmente utilizzabile. In ogni Clan o tribù, c’era un Pranoterapeuta che ripristinava gli stati di malattia. Se la sua pratica non era efficace, allora si passava alle altre pratiche.

Ogni tradizione ha sviluppato una propria forma di pranoterapia, supportandosi sulle basi culturali della zona di appartenenza. L’India ha portato un notevole contributo al suo sviluppo.

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La filosofia dell’india si comincia a studiare in Germania all’inizio dell’Ottocento, e in seguito durante le ultime due guerre mondiali, anche in Italia. Il Termine “Prâna” in Occidente, com’è riportato nei libri dell’Ottocento, è definito come “Forza Fluidica”, perché il sinonimo in India si chiama “Apana” = Acqua che scorre nei ruscelli, in Cina “QI” = Acqua che scorre nei canali.

Il termine “Prana (Prâna)” indica:

  • La Forza Vitale; cioè un’espressione del Metabolismo del corpo;
  • La Vitalità; cioè un’espressione dell’animo;
  • La Gioia;
  • Le Emozioni;
  • I Sentimenti;
  • Le Passioni;
  • Le Facoltà Sensoriali: che sono i cinque strumenti di percezione e cognizione della Realtà esterna e del proprio Mondo interno. Sentire con i sensi. Si dice: dove regnano i sensi, la ragione è morta;
  • La Sensualità; che sono le relazioni, i piaceri del senso, cioè la capacità di godere di quanto percepito dalle Facoltà Sensoriali;
  • La Sessualità; l’Eros: che è la capacità di materializzare il godimento sensuale;
  • Il mondo interno psichico; la mente – che sperimenta, fruisce e unifica quanto percepito dalle facoltà Sensoriali;
  • Il mondo esterno; che è tutto ciò che regola i rapporti sociali;
  • In altre parole tutto questo indica che “Prana” è la Vita, in tutta la sua pienezza e in ogni sua espressione, per questo non può essere solo guarigione.

Il termine in sanscrito è tradotto esattamente in “Vita”. PRÂNA, quindi, vuol dire “Vita”; e Prâni sono gli “esseri viventi”.

Il Prana oggi, invece, è tradotto con il termine: Energia. Prana, contrariamente a ciò che si dice in quasi tutti i libri, NON È ENERGIA.

Cercherò di spiegare come energia non si adatta al significato di PRANA.

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Il termine “ENERGIA” dal greco Energheia, parola usata da Aristotele (filosofo greco del 384 a.C.) nel senso di azione efficace, vuol dire forza interna. Fu durante il Rinascimento XIV secolo che, ispirandosi alla poesia aristotelica, il termine fu associato all’idea di forza espressiva.

Nel 1619 fu Keplero, matematico, astronomo e musicista, che scoprì empiricamente le leggi che regolano il movimento dei pianeti, usò il termine nell’accezione moderna di “Energia”. Questo termine, fu ripreso e utilizzato quando arrivò l’elettricità (1800) e a quel tempo non avendo le conoscenze attuali, si pensò che fosse diversa dalla Materia.

Dopo con la celebre equazione di Einstein E = mc2, diretta derivazione della teoria della relatività ristretta, mostra come in realtà massa ed energia siano due facce della stessa medaglia di un sistema fisico.

Esattamente nell’essere umano: il Prana gestisce la Forza Nervosa e quest’ultima l’Energia.

Nel pensiero indiano si dice che: “Prâna shaktimat Antar Bala – Antar Bala shaktimat Bahir Bala”. Vuole dire che il “Prana guida e conduce la Forza Interna e la Forza Interna guida e conduce la Forza Esterna”. Ora, Bahir Bala che corrisponde alla forza esterna, è quel che noi chiamiamo, Energia.

Facciamo un esempio pranico:

Una mia emozione positiva (Prâna), eleva il mio metabolismo, aumentando notevolmente la mia vitalità che, a sua volta, interviene sulla mia attività nervosa, sanguigna, respiratoria, muscolare e funzionale per mezzo dell’energia, e che riesco a misurare con opportune apparecchiature (elettroencefalogramma, elettrocardiogramma, sfigmomanometro, ecc.).

Il significato moderno di Energia non si adatta minimamente al significato di “Prana”, mentre quello antico si avvicina di più, pur non essendo anch’esso adeguato, poiché traduce esattamente Forza Interna e non Vita (la quale, ricordiamolo, controlla la Forza Interna).

Solitamente il termine Energia è usato come un’incognita, come la “X” in matematica. Con questo termine, si vanno a tradurre innumerevoli altri termini indiani come: Prâna, Apana, Samana, Udana, Viyana, Shakti, Kundalini, Atman, Sattva, Rajas,Tamas, Vata, Pitta, Kapha, Prakriti, Ojas, Retas, Virya, ecc. Perciò, usare il termine “Energia” in quest’ambito della pranoterapia è come non dir nulla.

In quale mondo lavora la Pranoterapia

Esistono tre mondi, che dobbiamo conoscere, per renderci conto in che mondo il pranoterapeuta sarà catapultato:

1. Il Mondo Ponderale è quello che noi chiamiamo materia, è assoggettato a numero, peso e misura, cioè lo possiamo contare, è composto di uno, due o tre pezzi ed è quantificabile. Il peso ha un peso, perché ha una massa, quindi è = mc2; peso vuol dire massa. Misura significa: ho un apparecchio per misurare. All’interno di questo “mondo ponderale” si lavora su un:

LIVELLO FISICO O Materiale, GROSSOLANO, in indiano STHULA SHARIRA, il mondo dentro cui noi viviamo, il nostro corpo, l’UOMO, lo stato denso, la materia, la particella che emette flusso magnetico, l’atomo, la molecola, la luce fisica, il calore fisico, il Magnete con l’attrazione e la repulsione, la forza di Gravità e la Forza Cinetica, l’elettricità, il lampo e il tuono.

2. Il Mondo Imponderale è quel mondo connesso con l’emotivo. Il mondo Imponderale non può essere misurato attraverso la misura fisica. Non è quantificabile. Non ha dimensioni. Le espressioni: quanto mi vuoi bene? Quanto mi attrae una cosa o una persona, quanto ti amo!, sono quantità non misurabili con nessun misuratore o apparecchiatura elettronica.

Questo si chiama Mondo Imponderale, cioè che non ha né numero, né peso, né misura. All’interno di questo mondo Imponderale si lavora su un:

LIVELLO SOTTILE O Immateriale, in indiano SUKSHMAN SHARIRA, dentro cui troviamo in questo stato fluido: le Emozioni, i Sentimenti, le Passioni, le Sensazioni, i Pensieri, le Ispirazioni, l’Illuminazione, le acque inferiori, la vis magnetica emanata dagli occhi, il magnetismo simbolico intese come forza fluidica ciò che fa parte del principio di attrazione e repulsione, l’elettricità simbolica intesa come pensiero creativo, gli influssi vitali della TERRA.

Il mondo sottile è ordinato e invisibile, e tutto ciò che non è visibile e non è possibile provare scientificamente si chiama “mondo Imponderale”. Immaginate il tuorlo d’uovo dentro il suo guscio, esiste ma di solito non si vede. Dunque, basta conoscere ed essere in grado di interpretarne i segnali: se siamo consapevoli, vediamo tutte le dimensioni insieme sovrapposte.

3. Il Mondo Spirituale, Causale O Mentale: il livello CAUSALE o MENTALE riguarda il MAGNETISMO CARISMATICO, lo SPIRITO, le ACQUE ONDEGGIANTI o ACQUE SUPERIORI, le INFLUENZE DEL COSMO.

ATTENZIONE: OGNI LIVELLO HA I SUOI CODICI. Il livello superiore influenza quello inferiore e viceversa. Il passaggio da un livello a un altro FA SCENDERE DI MOLTO L’INTENSITÀ PRANICA.

Tra questi mondi esistono delle influenze reciproche:

  • Il Mondo Ponderale è controllato dal Mondo Imponderale
  • Il Mondo Imponderale è controllato e dominato dal Mondo Spirituale o Causale.
  • Lo Spirito costruisce Il Mondo Imponderale (invisibile), che gestisce quello Ponderale (materiale).
  • Il Mondo è stato creato da un PENSIERO O UN SOGNO DI DIO, ACQUA, che è stato diviso in “ACQUE SUPERIORE E INFERIORE” creano così i MONDI CAUSALI E MATERIALI E DA QUI LA VITA.

«Manas shaktimat Prâna», «la Mente guida e conduce Prâna».

Prana è come un cane, sempre pronto a ubbidire al suo padrone, ed è alla Mente che Prana si rivolge costantemente, perché Prâna non ha personalità, ma è guidato dall’impulso momentaneo, come una banderuola guidata dal vento. Prana gradisce essere indirizzato, anzi è programmato a esserlo.

Quando la Mente lo indirizza, Prana è soddisfatto ed esegue il suo compito correttamente e nella sua interezza. Viceversa, quando la Mente latita, Prâna si destabilizza poiché non sa cosa fare e, dovendo agire, crea caos, cioè distonia prima e malattia poi. Perciò, tutti i nostri disturbi derivano da un Prana non indirizzato, cioè da una Mente latitante. Invece, quando la Mente si astrae dal Corpo, quest’ultimo somatizza, cioè si contrae, poiché la contrazione è l’effetto naturale dell’assenza di propriocezione.

Con lo Yoga si riallungano i muscoli semplicemente portandovi l’attenzione, proprio perché la contrazione è assenza di attenzione mentale. Nello stesso tempo, la latitanza mentale si riflette sul metabolismo e sulla vitalità, diminuendo la loro funzione, questi sono la controparte fisica del Prâna.

In pratica, il Corpo si contrae perché perde Vita (Prâna), e più Vita perde, più s’irrigidisce (come un cadavere) e il Corpo perde Vita perché la Mente non invia più il Prana a esso, ma si è ritirata in problemi astratti, cioè non-corporei.

Ora, il Prana segue la Mente, ma non necessariamente la propria Mente: se questa latita, il Prâna seguirà tranquillamente e docilmente la Mente del Pranoterapeuta, anche se questo si troverà a distanza (anche notevole) da quel corpo. Perciò, il Terapeuta dovrà semplicemente condurre il Prana del paziente negli organi debilitati e il Prâna dell’altro andrà tranquillamente dove indirizzato.

Questo avviene perché il Prâna si trova in una dimensione diversa da quella verso cui indirizziamo la nostra coscienza ordinaria.

In questo diverso Stato (Sukshman Sharira = Stato Sottile) non esistono le dimensioni spaziali alle quali siamo abituati, ma tutto si compenetra, per cui io sono dentro di te e viceversa. In questo stato, il mio “io” è nel corpo di qualsiasi altra persona, a condizione di SENTIRVISI.

Questa è la base della sensitività, comune alla totalità degli esseri umani che però non la percepiscono, poiché non la provano, ritenendo che essa sia impossibile per loro. Una volta dentro nell’altra persona, la NOSTRA mente viene in contatto con il SUO Prâna e può facilmente COMANDARLO, anche perché la mente dell’altro latita, lasciando questo spazio di azione alla nostra mente.

Come si sviluppa la malattia dal punto di vista Pranico?

La Pranoterapia opera a tutti i livelli: dall’atomico al cosmico, dall’umano al divino, dentro ogni entità, ma anche e soprattutto tra le varie entità e tra i diversi sistemi. Così il sistema più grande nutre, controlla e contiene tutti i micro-sistemi, ma, a sua volta, è controllato da questi.

Facciamo un esempio. Il mio corpo pranico controlla e coordina i corpi pranici di ogni mia cellula e, nello stesso tempo, il corpo pranico delle mie varie cellule influenza il comportamento pranico del mio corpo. E se questo vale per il mio corpo, la stessa cosa vale anche per l’Universo, il Macro-cosmo che entra costantemente in relazione con il mio micro-cosmo.

Quest’ultimo, cioè il mio corpo – costituito dalle mie membra, dal mio Prana e dalla mia mente – risente del Prana Cosmico, dal quale è ininterrottamente traversato, imbevuto e permeato, e con il quale compie un continuo scambio bidirezionale. Quando questo scambio subisce una qualche alterazione, allora il mio organismo ne risente. È sufficiente riattivare tale scambio, per ripristinare rapidamente il sistema.

Il Prâna Esogeno (esterno) solitamente è notevolmente più veloce del Prâna Endogeno, (interno) ma pochi lo conoscono.

Un piccolo inciso: esiste un’influenza reciproca tra il Microcosmo e il Macrocosmo.

Le Forze Cosmiche ci trapassano costantemente e noi vi siamo immersi fin dalla nascita, anzi, siamo stati creati proprio su di esse e per esse, noi ne siamo gli Agenti Trasformatori. Il nostro ruolo, dal punto di vista del Tutto, consiste, appunto, nell’elaborare queste Forze Cosmiche, metabolizzandole con la nostra vitalità (Prâna).

Quando, per qualche motivo, questo non avviene, i nostri organi sono disturbati, giacché ne è un processo del quale non possono fare a meno. Questo fenomeno di stasi crea un blocco nella circolazione del Prana che inibisce l’efficienza funzionale di un particolare organo o dell’intero organismo.

Un altro fattore destabilizzante è dato dall’abbassamento della carica vitale del soggetto che si ripercuote negativamente sulla sua attività metabolica e sulle sue difese immunitarie. Molte volte è sufficiente rifornire il soggetto del quantum vitale di cui abbisogna, per riportarlo in condizioni di normalità.

Aurelia Petrea, pranoterapeuta
pranoterapia

Il corpo vive grazie a Prana-Vita.

Il termine “VITA” indica un’attività complessa che comprende:

  • Le Funzioni fisiologiche che corrispondono alla nostra parte Minerale;
  • Anaboliche (di costruzione del corpo);
  • Cataboliche (di smaltimento delle sostanze deteriorate o non utilizzabili dall’organismo);
  • L’attività Vegetativa, caratterizzata da quel che noi definiamo l’intelligenza del corpo, che si attua soprattutto a livello del Sistema Nervoso Vegetativo (o SNV), che corrisponde alla nostra parte Vegetale; che si occupa di coordinare e di mantenere il Prana nelle varie zone del corpo. In caso di deficit si preoccupa di inviarne ulteriore quantità. La diminuzione di monitoraggio da parte del S.N.V. o dell’Intelligenza del corpo, comporta una corrispondente diminuzione del flusso di Prana vitale verso quegli stessi organi che s’indeboliscono, predisponendoli alla malattia;
  • L’attività Viscerale, ricca di sensazioni, pulsioni e brame, che corrisponde alla nostra parte Animale;
  • L’attività Psichica, pregna di emozioni, sentimenti e passioni, che corrisponde alla nostra parte Umana.

Il processo pranoterapico lavora su tutti questi presupposti e, di conseguenza:

  • invia Prâna nelle zone del corpo ove è carente. In questo modo dà a esso la forza vitale per contrastare e vincere la malattia;
  • aiuta l’organismo a depurarsi;
  • induce il S.N.V. o l’I.d.C. del soggetto a tornare in contatto con le zone malate o abbandonate, in modo tale da ripristinarvi il flusso materiale necessario di Prana.

Tutto questo è effettuato seguendo i principi della fisiologia sottile, agendo sui processi Prânici e non sugli organi fisici. Quando queste componenti vengono a mancare, quel che rimane è un cadavere, come recita un detto indiano: “senza Shakt, Shiva è Shava” che tradotto in italiano, si potrebbe rendere così: “senza il Prana, il corpo è un cadavere”. In questo senso, il Prâna diviene un equivalente di quel che noi chiamiamo “Anima”, (in sanscrito “Vâyu” che comanda i “fili” del corpo, equiparato a una marionetta; “Senza Anima il corpo è un cadavere”. I fili attraverso cui il Prana gestisce il corpo si chiamano “Nadî”.

Châyâ, l’Aura di Prana

Come anche nelle altre filosofie antiche, anche quell’indiana ha un suo concetto specifico dell’Aura. Anche nel pensiero indiano, l’Aura di Prâna che avvolge e racchiude il corpo prende una forma OVOIDALE come un UOVO.

QUEST’AURA è amplissima tanta da raggiungere i confini dell’Universo perché in questa dimensione non esistono distanze. Ci troviamo, quindi, in una condizione in cui ogni l’Aureola entra in contatto con ogni altra aureola esistente. Tuttavia, stante la condizione spaziale “priva di dimensioni”, questi contatti avvengono solo se siamo connessi a una forma di percettività, cioè se l’individuo, indirizza uno o più sensi verso un’altra Aura.

Questo fatto determina una notevole possibilità Prânoterapica: l’AZIONE a DISTANZA.

Infatti, se a livello Prânico non esiste alcuna distanza ma, ogni cosa è vicina a ogni altra, il Prana può essere somministrato a chiunque e in qualunque luogo risieda, da un Terapeuta che si trovi in qualsiasi altra parte. Ciò che importa è che la relazione avvenga nella stessa dimensione Prânica.

In altre parole, se il Terapeuta riesce a “condurre” effettivamente del Prana, e non – come accade spesso – dell’Energia Magnetica, allora può operare “a qualsiasi distanza”, perché la distanza stessa non rappresenta più un problema.

Tuttavia, questa possibilità è complessa da realizzare, perché molte persone non sanno attivarsi nella modalità di spazio “Prânica”, in quanto non riescono ad abbandonare la percezione dimensionale “energetica” della realtà ordinaria.

Ma, torniamo all’Aura. La concezione indiana ne descrive due tipi:

1. CHÂYÂ, l’Aura che si percepisce da vicino, in cinque diverse colorazioni;

2. PRABHÂ dell’OJAS la Radianza “luminosa spirituale” che brilla da lontano, emessa da ogni essere potente che si vede in sei diverse colorazioni.

CHÂYÂ detta anche ”Prânomayakosha” detta anche “KSHUDRA BRAHMÂNDA” l’Uovo micro-Cosmico o Corpo Vitale, che sovra-intende al corpo materiale.

Ma CHÂYÂ è anche la sede delle Nadî, quei “fili” attraverso i quali Prana comanda il corpo, ovvero “canali”, “fiumi”, “ruscelli” che fluiscono per tutto il corpo e anche oltre, creando un’“AURA”.

L’AURA – CHÂYÂ è costituita da una SOSTANZA, equamente ripartita con la quantità di vuoto e che la riempie solo a metà, anche se apparentemente sembra omogenea e diffusa.

In altre parole, ci troviamo di fronte ad una fitta trama di canali “vuoti a metà”, attraversati dal Prâna che li riempie, appunto “a metà”. Infatti, solo a questa condizione il Prana, cioè la Vita, può circolare, così come: sistole e diastole, l’inspiro e l’espiro, l’alimentazione e l’evacuazione, e tutti i RITMI VITALI in generale, possono realizzarsi solo tramite l’alternanza di VUOTO e PIENO.

In pratica, la Vita è un’ininterrotta rincorsa a “riempire ciò che è vuoto” e a “svuotare ciò che è pieno”.

Il PRANOTERAPEUTA è fuori dall’ambito stregoneresco, non ha bisogno né di Iniziazioni, né di contatti con gli elementali/spiriti. Il principio fondamentale è sapere quello che facciamo. La conoscenza permette di guidare con sapienza.

Il PRANOTERAPEUTA deve sempre cercare di evitare di entrare in contatto diretto, spontaneo o passivo, con la forza vitale della persona trattata. Deve, invece, caricarsi di vitalità e tutelarla durante il trattamento, riparando gli eventuali piccoli errori e scaricando gli accumuli pranici destabilizzanti eventualmente presi dalla persona trattata.

Per agire con sicurezza e capacità, l’operatore dovrà conoscere e usare i canali di PRÂNA e non ovviamente dei punti del corpo fisico. D’altronde anche l’agopuntore non mette di certo gli aghi sul fegato per curare il fegato, bensì nei punti in cui passa il canale dell’organo pranico.

L’Indiano la PRANOTERAPIA la fa sui 108 Marman, mai sui Chakra; il Cinese non fa la Prano sui punti dell’agopuntura, ma sui Meridiani Meravigliosi.

L’organo pranico che non è collegato nello stesso posto dell’organo fisico, ha delle patologie e regole diverse. Il mondo del PRÂNA ha le sue regole, conoscendole, si utilizzano al massimo!

© A cura di Aurelia Petrea, PRANOTERAPEUTA: Pranoterapia Indiana, Cinese, Ermetica ed Egizia.
Terapie Energetiche Integrate, Pranoterapia, Trattamenti a Distanza
email: medicinaenergetica20@gmail.com
Tel: 3209276599

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