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Santa Pasqua, resurrezione da che cosa?

La Santa Pasqua non dovrebbe rappresentare la resurrezione?

Sono giorni di Santa Pasqua, giornate in cui si celebra la resurrezione. E verrebbe da pensare che questo virus avrebbe potuto significare davvero una resurrezione. Resurrezione dell’essere umano, per esempio, da certe abitudini che l’hanno degradato a barbaro, a rozza creatura.

Il clima, la cultura, la scuola, la sanità, sono solo alcune delle sfide che lo aspetterebbero per migliorare il mondo dopo il covid.

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Una di queste è senz’altro il non mangiare più animali. Al netto delle ragioni scientifiche che porteranno a capire tutti e comunque che è sbagliato mangiare animali, perché quest’attività è diventata nel frattempo il maggior agente inquinante del pianeta, tale usanza è sbagliata.

Mangiare animali, un’usanza retrograda

Questo è anche perché ci si disinteressa inoltre di una morte orribile che s’infligge a quelle creature innocenti, ignare, senzienti, terrorizzate, tra atroci dolori, per una delizia del palato, per un menù…

A chi ancora oggi è “distratto”, rispetto al tema dei diritti alla vita di tutti gli esseri viventi e senzienti, consiglierei un saltino ad un mattatoio. Già i suoni che si possono cogliere da fuori, le grida, le richieste di aiuto vane, bastano per restare paralizzati dall’orrore e dall’ingiustizia.

Come successe a me che mentre stavo lavorando su un set in campagna mi allontanai per una passeggiata e mi ritrovai in un mattatoio improvvisato. Mi ci avevano condotto grida particolari, non umane, e vidi degli agnellini che erano appesi a ganci in attesa della loro morte, e quelle grida erano le loro, mischiate a quelle delle madri, le pecore che stavano davanti a loro.

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Sì perché uno crede che una pecora non sia capace di sentimenti e sensi materni, ma solo perché non conviene crederlo, sennò come si può accettare di mangiare quei cuccioli ammazzati in quel modo?

Un’immagine che riportava a un’altra situazione, più sacra, che tutti conosciamo, onoriamo, una situazione importante, come fosse un altro Golgota.

Mi sono come acceso, attivato, verso quella realtà inaccettabile

Ricordo che anch’io, che ero molto giovane, tolsi lo sguardo, “distratto” da mercati, mamme, consuetudini. Poi, grazie ai miei due figli nasoni, nei cui occhi ho letto la sacralità della vita, quella che secondo me conservano intatta gli animali nei loro sguardo, mi sono come acceso, attivato, verso quella realtà inaccettabile.

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Anzi, come ho mai potuto accettarlo per tanto tempo? E questo “clic” mentale ti fa capire che mangiare animali significa ingerire pezzi di cadavere di una creatura ammazzata ferocemente. Ti fa vedere nel piatto una vittima e non una pietanza.

Sono ormai temi risaputi, questi, per chi s’impegna per i diritti degli animali, per chi li ama come si dovrebbe, ma c’è ancora tanta gente che riduce, se ne frega, ironizza, offende, sulle spalle già martoriate di quelle creature immolate a un menù.

L’equivoco lugubre, tragico, forse è nato quando si è detto che Gesù è l’agnello di Dio. Ma era simbolica l’immagine, ovviamente.

Non poteva mai portare, una tale simbologia sacra e religiosa, portatrice di bene, a un’usanza, invece, rozza e incivile, che prevede di ammazzare cuccioli per La Santa Pasqua.

Del resto anche Gesù all’ultima cena disse che non avrebbe mai mangiato l’agnello, e Dio per bocca di Isaia disse che non avrebbe mai mangiato il sangue di creature innocenti.

È che purtroppo, con buona pace di chi crede, siamo di fronte comunque a racconti tramandati, probabilmente ingigantiti proprio dalla necessità di tramandarli, come scrisse nel suo saggio “Gesù di Nazareth” Ida Magli.

La resurrezione è rispettare la Natura e gli Animali

Non credo di fare cosa sgradita se accosto un agnellino alla sacralità della vita di chiunque. Tanto più perché se fossi prete direi che con la loro innocenza, pulizia, trasparenza, gli animali sono senz’altro più vicini a Dio di noi.

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Massimo Wertmuller

So per certo che un mondo che non dovrà più ammazzare nessuno per nutrirsi sarà sempre più civile di quello che continuerà a farlo. Si può e si deve cambiare abitudini se lo si fa per migliorare.

Oggi sappiamo che il vaccino anti covid è figlio di un’ingegneria biologica e per realizzarlo, contrariamente a quello che succedeva in passato, viene testato sugli animali in maniera molto più ridotta. E si prospetta in un futuro vicino di rimpiazzare questo con delle tecnologie che non implichino più la sofferenza degli animali.

Oggi, tra i gelati confezionati, si trova anche quello vegano, impensabile fino a ieri. Se almeno ci fossero timidi segnali di un investimento in un mondo che sappia trattare con un nuovo rispetto Natura e Animali, che poi vorrebbe dire rispettare noi stessi, già saremmo molto avanti…

Testo e vignetta di Massimo Wertmuller

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Edito da

Massimo Wertmuller è uno dei migliori attori italiani di questo momento. La sua anima gentile e generosa lo porta a sostenere l'associazione Medici senza Frontiere e ad essere attivo in campo animalista e ambientalista. Con Veggie Channel condivide alcuni suoi pensieri, a volte filosofici a volte umoristici ma sempre taglienti, illustrandoli con vignette satiriche da lui stesso disegnate. L'impegno di Massimo è volto al sensibilizzare le persone e le istituzioni nei confronti della sofferenza animale perpetrata negli allevamenti intensivi, nei laboratori di sperimentazione, nei terreni di caccia e via dicendo.

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