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Rifugi veg in Italia: la montagna che non ti aspetti ad alta quota

Viaggio tra i rifugi alpini che scelgono la cucina vegetale per vocazione, rispetto e spontaneità

Amo la montagna da sempre. Chi la frequenta con regolarità conosce bene quel legame che si crea passo dopo passo, il silenzio interrotto solo dal vento, il profumo dei pini e la roccia che si fa severa man mano che si sale. Ma per chi, come me, ha scelto di vivere nel pieno rispetto degli animali e della natura abbracciando la filosofia vegana, la montagna ha spesso rappresentato anche una sfida logistica. Quante volte siamo partiti con lo zaino strategicamente pesante, carico di barrette, frutta e panini con hummus e verdure preparati a casa? Una vera e propria “ancora di salvezza” per evitare di dover scendere a compromessi o di dover ripiegare, una volta arrivati in cima, sulla solita polenta e funghi o una pasta al pomodoro sbrigativa.

Il rifugio di montagna, dopotutto, nasce da un’etica nobilissima e antica: è, per definizione, il luogo che accoglie, che offre ristoro e calore a chi ha sfidato la fatica e il sentiero. È la meta sorridente per gli escursionisti della domenica e il porto sicuro per gli alpinisti quando il tempo cambia all’improvviso, le nuvole si abbassano e il freddo ti punge la pelle. Trovare, proprio in questi contesti estremi e lontani dalla città, la possibilità di consumare un pasto interamente vegetale, caldo e curato, ha un valore immenso che va ben oltre il semplice cibo, soprattutto per chi come noi sa cosa significa, non trovare. Significa sentirsi davvero accolti.

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Fortunatamente, qualcosa sta cambiando. Lentamente ma con carattere, stanno nascendo e prendendo piede luoghi in quota in cui il rispetto per la vita si unisce a quello per la natura in modo assolutamente spontaneo. Sebbene l’accoglienza etica stia toccando anche hotel e b&b di fondovalle, è proprio nei rifugi storici — quelli dove ogni ingrediente costa fatica anche solo per essere portato lassù — che questa svolta assume un significato straordinario.

Ecco un viaggio tra i rifugi italiani che hanno scelto di parlare la lingua dell’inclusività e del rispetto.

Rifugio Orestes Hütte (Valle d’Aosta) – La consapevolezza come scelta di vita a 2.600 metri

Se c’è un luogo che incarna alla perfezione l’unione tra rispetto, etica e alta quota, questo è l’Orestes Hütte. Situato a 2.600 metri di altitudine, ai piedi del Monte Rosa a Gressoney-La-Trinité, è una struttura spettacolare che ho avuto il piacere di scoprire circa quindici anni fa, quando la sua transizione non era ancora avvenuta. Tornarci oggi significa toccare con mano un sogno che si è fatto realtà, in un ambiente totalmente bio e orientato alla cucina vegetale.

Qui la filosofia dietro al menù “Perché vegan?” non è vissuta come un dogma rigido o una moda passeggera, ma come una questione di profonda responsabilità e consapevolezza. I gestori lo dicono chiaramente: che questa scelta venga fatta una volta al mese, una alla settimana o tutti i giorni, resta una scelta di tutto rispetto. Più che un’imposizione, la cucina vegetale all’Orestes Hütte è pensata per essere una componente inserita in modo armonioso nel proprio stile di vita. Offre un’alternativa preziosa a chi di solito deve scendere a compromessi per frequentare la montagna, ma anche a chi è semplicemente curioso di provare qualcosa di diverso dalla tipica cucina alpina, storicamente satura di carni e formaggi. La natura circostante, avvolgente e maestosa, diventa la cornice ideale per aprirsi a nuovi sapori.

Ogni piatto è preparato direttamente in cucina partendo da materie prime di altissima qualità, preferibilmente biologiche e locali. I gusti proposti sono delicati, studiati per valorizzare l’ingrediente al naturale: si limita l’uso del sale, si prediligono farine e cereali integrali e si eliminano totalmente i grassi animali e il glutammato monosodico. Persino la dolcezza è consapevole: lo zucchero raffinato cede il passo allo zucchero di fiori di cocco, allo sciroppo d’acero o d’agave, ai datteri, all’uvetta e allo zucchero di canna integrale. Yogurt vegetali e marmellate al mattino per chi soggiorna, pranzo con zuppe, burger autoprodotti e vegan bowl, infine cena a tre portate gustose e nutrienti.

Ci sono poi quei luoghi in cui la scelta vegana non viene sbandierata o eccessivamente pubblicizzata sui siti web, ma si rivela come una sorpresa accogliente e silenziosa proprio quando ne hai più bisogno. Sono i rifugi “che non ti aspetti”, calati in ambienti severi e importanti, dove già solo poter consumare un pasto al caldo ha un valore immenso. Scoprire in questi posti una cura e un’attenzione così naturali e spontanee scalda il cuore ancor più del cibo stesso.

Rifugio Vajolet (Trentino-Alto Adige) – Tradizione ladina in chiave plant-based

Arrampicato a 2.243 metri nel cuore del Gruppo del Catinaccio, sotto le celeberrime guglie delle Torri del Vajolet, questo storico rifugio è un punto di riferimento per gli alpinisti. Ho scoperto la sua anima vegan-friendly per caso, ormai diversi anni fa, rimanendone piacevolmente sorpresa.

Il Vajolet non si limita a togliere gli ingredienti di origine animale dai piatti esistenti, ma propone un’ampia sezione del menù interamente dedicata alla cucina vegetale, presentandola come una cosa assolutamente naturale e non ostentata. Leggere la carta a quella quota è un’emozione: si possono assaggiare i tradizionali canederli rivisitati in chiave vegana, zuppe profumate, ravioli con panna vegetale e persino dolci tipici come lo strudel o la torta sacher.

Rifugio Cesare Branca (Lombardia) – Una sorpresa di fronte al ghiacciaio

La stessa meravigliosa sensazione di stupore l’ho vissuta un paio di anni fa in Alta Valtellina, precisamente nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio. A 2.493 metri di quota, adagiato di fronte allo spettacolare anfiteatro del Ghiacciaio dei Forni, sorge il Rifugio Cesare Branca, gestito con passione dalla famiglia Alberti/Confortola.

Dominato da vette leggendarie come il San Matteo e il Cevedale, il Branca è una meta classica per l’escursionismo. Pensando di dover ripiegare sulla solita polenta e funghi, mi sono trovata davanti a una proposta vegana curatissima e squisita, che include persino dolci vegani e opzioni senza glutine per garantire un’inclusività davvero completa a tutti gli escursionisti. Anche in questo caso, questa straordinaria attenzione è poco pubblicizzata online, il che rende l’incontro con la loro cucina ancora più carico di valore e autentica spontaneità.

Rifugio Cesare Branca (Lombardia)
Rifugio Gino e Massimo "Il Rifugino" (Lombardia)

Rifugio Gino e Massimo “Il Rifugino” (Lombardia) – Il calore delle Orobie Valtellinesi

Sempre in Valtellina, ma sulle Orobie, c’è una piccola gemma che merita di essere menzionata, per la sua filosofia interamente cruelty-free, che non conosco, ma che ho segnato in agenda. Il Rifugio Gino e Massimo (1.860 m), affettuosamente chiamato da tutti “il Rifugino”, si trova in località Grioni ed è gestito con immensa passione.

Per conquistare questa meta e la sua eccezionale cucina vegetariana e vegana occorre camminare sul serio: si raggiunge principalmente con un’escursione di circa 2 ore e mezza partendo da Briotti, una frazione di Ponte in Valtellina, superando un dislivello di circa 854 metri. La fatica della salita viene ampiamente ricompensata dall’atmosfera intima del rifugio e da piatti preparati col cuore, dove la filosofia del rispetto per gli animali si respira in ogni dettaglio dell’accoglienza.

La montagna che cura l’anima

Camminare in montagna ci costringe a rallentare, a ridurre all’essenziale ciò che portiamo con noi e a riflettere sul nostro impatto sul pianeta. Sapere che oggi possiamo salire in quota e trovare rifugisti pronti a nutrirci con empatia, creatività e ingredienti vegetali senza che noi si debba chiedere “per favore”, rende l’esperienza della vetta ancora più profonda.

La prossima volta che preparerete lo zaino per un’escursione, lasciate a casa l’ancora di salvezza. Lassù, tra le nuvole e le rocce, c’è un tavolo caldo che vi aspetta, nel pieno rispetto di ogni forma di vita e godete questa straordinaria libertà.

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Edito da

Naturopata, food coach e dottoressa in psicologia, esperta di alimentazione ed igiene naturale, di tecniche di rilassamento e mindfulness, vegan food blogger, segue attraverso consulenze online le persone nel cambio di alimentazione e di stile di vita. Conduttrice radio/tv, attrice ed autrice di libri per bambini e ragazzi. Suo il blog www.isabellavendrame.com in cui trovare articoli e ricette. Segue da diversi anni un'alimentazione vegetale e senza glutine, genuina e naturale, uno stile di vita che le ha regalato salute, sorriso e benessere.

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