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Come costruire un orto autoirrigante?

Costruire un orto autoirrigante è possibile come proposto da Alessandro Ronca nel nuovo numero della rivista Terra Nuova. Scopriamo insieme come fare

Un orto facile, che non richieda troppe attenzioni, adatto anche a chi non è ancora esperto. La soluzione ce la fornisce Alessandro Ronca che ci fa scoprire oggi come costruire un orto autoirrigante come proposto nel numero di aprile della rivista Terra Nuova e nel suo nuovo libro “L’orto autoirrigante”.

Alessandro, che cosa è questo orto autoirrigante?

Vivo in questo luogo che si chiama il Parco dell’energia rinnovabile. È un luogo abbastanza rurale, svantaggiato sulle colline umbre dove al di là della natura prorompente che abbiamo, abbiamo un piccolo problema, ovvero non c’è acqua. Questo aspetto è sempre stato un limite soprattutto per l’attività agricola, anche se qui anticamente vivevano quattro famiglie. In realtà è un problema per quella agricoltura industriale che oggi tende ad aver soppiantato quella che erano gli antichi saperi, le antiche modalità con cui si coltivava il suolo.

Dopo sperimenti di ogni genere – cercare di ridurre la quantità dell’acqua, sistemi tecnologici di altissima levatura dove si misurava l’umidità del suolo, si faceva tutta una serie di cose per cercare di ridurre al minimo la quantità di acqua – un giorno mi è venuta un’idea. Fare quello che fanno le piante.

Qui siamo circondati da 6 mila ettari di bosco ed è un bosco che nessun annaffia, eppure cresce così rigoglioso. Il suo segreto è nel prendere l’acqua principalmente dal suolo sfruttando un principio molto semplice (che si studia a scuola): è il principio della capillarità. Quindi la pianta è lei che con un sistema molto semplice, che sono le radici in questo caso e sono immerse nel terreno, prende e risucchia l’acqua fino a spingerla, in ogni angolo della la pianta stessa.

In un certo senso è un po’ rispettare la vita di una pianta.

Assolutamente. Non solo rispettare la vita, ma la pianta sa benissimo quanta acqua necessita. Noi, annaffiando le piante, annaffiando l’orto, ci arroghiamo il diritto di conoscere quale sia l’esigenza idrica della pianta.

Quindi questa cosa è chiaramente una consuetudine, ma quello che ci regala un pochettino questa tecnica dell’orto autoirrigante è ribaltare il sistema. Cioè mettere a disposizione sotto le piante un quantitativo di acqua proporzionato al tempo che noi non vogliamo dedicarci a riempirlo, e poi la pianta stessa deciderà quando prenderla e quanto prenderla in funzione del suo massimo rendimento.

Quindi dare la possibilità alla pianta naturalmente di autoregolarsi…

Esatto.

Come costruire un orto autoirrigante?

Per chi ha poco pollice verde, per chi, come me, non ha mai avuto, mai fatto un’orto, ma è una cosa che è tra i miei obiettivi, che suggerimenti ci dai per realizzarlo in modo facile?

Non è semplicissimo raccontarlo in poche battute, ma vi esorto chiaramente a comprarvi il libro perché nel libro è spiegato passo passo tutta la procedura necessaria e tutti i materiali che occorrono. Questo è un’indicazione.

L’idea è quella che, una volta familiarizzato con questo principio, poi noi potremmo anche sbizzarrirci nel trovare noi delle soluzioni o dei materiali che possano fungere a questo scopo. La cosa fondamentale che bisogna cercare di fare nella realizzazione dell’orto è immaginare come se fosse un bancale o un vaso in questo senso dove ci sono due zone distinte. Una zona è almeno di 20-25 cm, dove noi avremo il suolo (e quindi dove andremo a piantare o a seminare le nostre piante) e una zona sottostante che diventa la “falda acquifera”.

Questi due elementi non devono entrare in contatto diretto, quindi il segreto qual è? È quello di utilizzare dei materiali che evitano che le radici possano andare o che soprattutto la terra si possa inibire completamente dell’acqua. Saranno semplicemente le radici che gradualmente passeranno in un particolare tessuto (che si chiama tessuto agugliato), e intrufoleranno nell’acqua e diventeranno la pompa che farà attingere alle piante direttamente l’acqua.

E siccome le piante hanno questo meraviglioso principio dove si aiutano reciprocamente l’una con l’altra, l’effetto di “risucchiamento”, quindi di capillarità che l’acqua avrà nell’andare verso l’alto, non si fermerà alla sola pianta che l’ha generato, ma il terreno proprio per la sua conformazione tenderà a rilasciarlo in tutte le piante che sono vicine. Ognuna troverà la sua filosofia e la sua quantità d’acqua che sceglierà di prendere in funzione della sua reale esigenza.

Questo ci permetterà di mettere diverse piante anche di varietà diverse insieme, e ciascuna saprà esattamente la quantità giusta che le occorre.

Un orto autoirrigante in terrazza?

Un sistema di questo tipo lo posso fare in terrazza, tanto quanto ovviamente in un giardino…

L’idea è stata quella. Spesso e volentieri, come accadeva a me, siccome vivo su questa collina che è una collina rocciosa, molto insidiosa per poter essere coltivata, mi costringeva ad avere l’orto a 500 metri di distanza dalla mia casa. Ogni qualvolta avevo bisogno di andare a prendere delle verdure o di andare alla all’orto, mi dovevo incamminare e questa cosa era molto scomoda.

Quindi che cosa consente questo sistema? Consente di realizzare o cassoni rialzati, o usare dei contenitori anche riciclati da materiali che possono essere vecchie cisterne, tiri per fare il vino, e chi più ne ha più ne metta, e creare questo sistema automaticamente. Chiaramente quello che è importante è fare in modo che il suolo non sia un suolo isterila ma venga a essere migliorato con il tempo, magari dal compost che decidiamo di fare anche sul balcone.

Un’altra cosa utilissima, eccezionale per questo scopo, è l’humus di lombrico. Un piccolo investimento che va fatto per mescolarlo insieme con il suolo, anche in quantità molto cospicua, perché di fatto l’humus non è aggressivo, non c’è il rischio di bruciare le piante o danneggiarle. Ma questo arricchirà notevolmente il suolo così da fornire quegli elementi nutritivi che la sola acqua non è in grado di offrire.

Mi sembra di capire: una volta costruito e il contenitore e la base giusta. una volta scelto il terreno più fertile e più vivo possibile – il gioco è fatto.

È a prova di pollice nero!

Come vivere in autonomia? Da dove partire?

Tu sei un maestro di autonomia, di tecnologia alternativa, di autoproduzione. Come riuscire oggi in cui percepiamo forse in tanti sempre di più l’esigenza di recuperare una nostra sovranità, una nostra autonomia di vita, da dove partire? Non è semplice per tutti.

L’aspetto forse più banale, ma meno perseguito è quello di ritrovare la manualità delle cose. La digitalizzazione ci ha portato a perdere questo contatto con la fisicità delle cose. Tutto è virtuale, tutto è sulla nuvola…

Secondo me occorre porsi dei piccoli micro-obiettivi che sono quelli magari di cominciare a conoscere intorno a sé, intorno alla propria casa, quali sono i principi di base che sono necessari affinché la nostra casa funzioni. Quindi principi molto semplici di come funziona l’elettricità, cioè sapere qual è il principio fisico che regola il funzionamento, il collegamento, il flusso, la quantità di energia che passa, è un processo mentale molto utile per andare poi a capire come utilizzarla al meglio.

Sei l’autore di “Vivere senza bollette”. Dai delle strategie molto interessanti.

L’obiettivo di quel testo è proprio quello, cioè cercare di avvicinare al mondo dell’energia chi ha utilizzato come unica interfaccia sempre e solo il denaro. Ho bisogno di luce, pago e ottengo questo. Ho bisogno di acqua e di calore, pago e ottengo questo.

Nel momento in cui si comincia immaginare come potrei utilizzare al meglio quella quantità di energia che normalmente mi è fornita con l’intento di usarne più possibile (non dobbiamo mai dimenticarci che il fornitore di energia ha purtroppo uno scopo un po’ subdolo che è quello che noi in realtà ne consumiamo il più possibile). Quindi ci ha sempre posto delle piccole strategie che noi non riusciamo più a percepire perché diventano la normalità che ci impediscono di sapere, ad esempio, quanta energia consumiamo.

Se tu fai caso a dov’è posto il contatore dell’energia: una volta a casa della nonna il contatore era vicino alla porta d’ingresso con un vetro trasparente e una rotella che girava visibilmente che ci indicava il consumo energetico. Oggi il contatore invece è stato spostato lontano, magari in fondo alle scale o fuori dalla proprietà, e noi non abbiamo più percezione dell’energia che consumiamo. È un po’ come andare in giro in macchina senza avere un indicatore del carburante.

orto autoirrigante
Libro "L'orto autoirrigante", Alessandro Ronca e Paolo Ermani

Un suggerimento pratico?

Da questo punto di vista sull’energia, un investimento minimale dai 20 ai 50 euro per comprarsi un misuratore dei consumi. È uno strumento che porta davanti ai nostri occhi il consumo energetico.

Una volta che noi leggiamo questo consumo energetico, cosa facciamo? Ci rendiamo conto di quanta energia stiamo consumando. Perché normalmente nella nostra casa noi non abbiamo una percezione di quanta energia stiamo utilizzando. Già semplicemente il fatto di visualizzare il consumo energetico, porta a una riduzione dal 15 al 20% senza sostituire nulla. Questi sono dati scientifici accertati anche da eminenti studi, oltre che dalla mia esperienza pratica.

Questa sola visualizzazione è il primo passo da fare. Se uno vuole ridurre la propria bolletta del 15% è sufficiente visualizzare i propri consumi. Questo porterà una sorta di condizionamento naturale, per il quale, quando noi stiamo uscendo di casa, ad esempio, la prima cosa che faremo è guardare se il nostro misuratore di consumi è nel range di funzionamento della casa vuota.

Se sto uscendo per andarmi a fare una bella passeggiata in campagna, mi accetterò che tutti i dispositivi siano spenti e questo con la pratica porterà a grandi vantaggi. Oltre ad avere un effetto di condizionamento su tutti i familiari e quindi anche di coinvolgimento, magari anche ai nostri figli che spesso e volentieri si sentono dire “Spegni la luce”.

Mi sembra una cosa molto banale, ma dà questa percezione. Anche nell’orto autoirrigante c’è una strategia di questo genere. Cioè c’è uno piccolo tubicino che consente di misurare la quantità di acqua residua. In questa maniera ci si rende veramente conto quand’è il momento di riempirlo o quando no. E quale sarà il consumo in base al vigore della pianta, perché più la pianta crescerà, più aumenterà la sua esigenza idrica. Più la pianta invece è in una fase iniziale, l’esigenza idrica sarà minore. E questo lo potremo visualizzare, percepire guardando semplicemente l’acqua attraverso il tubicino.

Consapevolezza è la chiave di tutto. Verrà dinanzi a noi più limpida possibile ci permette di modificare vero il nostro comportamento in meglio.

Libro “L’orto autoirrigante. Coltivare con poco lavoro e poca acqua, in campagna e in città”, Alessandro Ronca e Paolo Ermani

Libro “Vivere senza bollette. Una scelta alla portata di tutti per salvare il pianeta e risparmiare”, Alessandro Ronca

Terra Nuova Aprile 2023

PeR – Parco dell’Energia Rinnovabile

Terra Nuova sito web

Terra Nuova libri

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Edito da

Psicologa food coach, esperta di alimentazione ed igiene naturale, di tecniche di rilassamento e mindfulness, vegan food blogger, segue attraverso consulenze online le persone nel cambio di alimentazione e di stile di vita. Conduttrice radio/tv, attrice ed autrice di libri per bambini e ragazzi. Suo il blog www.isabellavendrame.com in cui trovare articoli e ricette. Segue da diversi anni un'alimentazione vegetale e senza glutine, genuina e naturale, uno stile di vita che le ha regalato salute, sorriso e benessere.

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