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Scopriamo insieme a Pietro Cuccio la realtà produttiva della frutta tropicale Made in Italy

La frutta tropicale è ormai una realtà anche in Italia. A partire dal recente articolo di Terra Nuova dedicato alla Sicilia esotica, approfondiamo con Pietro Cuccio, titolare di un’azienda siciliana dedita alla produzione di frutta tropicale, la realtà produttiva della frutta tropicale Made in Italy.

Sig. Pietro, quello che mi ha colpito di Lei è che Lei nasce come architetto, nasce in un modo completamente diverso e lontano dalla produzione di frutta tropicale in Italia. Cosa è successo per arrivare qui?

Siccome fare l’architetto in Sicilia allora era molto difficile per tanti motivi, decisi di andare negli Stati Uniti dove ho fatto l’architetto per alcuni anni, tenendo sempre nel mio cuore ovviamente la mia Sicilia. In un viaggio di piacere nelle isole Hawaii arrivai a Kona. È stata una specie di grande impatto perché la natura era simile alla Sicilia. Il vulcano, la lava – mi sono sentito a casa.

E ho visto tutte queste piantagioni, questa frutta – mango, litchi e altre varietà – che mi colpirono. Decisi di rimanere a vivere nelle Hawaii dove ho imparato tutto quello che ho portato qui in Sicilia. Certamente sono stato aiutato perché io sono un grande appassionato, non sono un agronomo. Amo questo, lo so fare per esperienza, però mi sono accomunato sempre con l’università e con la parte scientifica di ricerca dell’Università di Palermo.

Quindi c’è stato un bel connubio su questo e con grandi risultati. Abbiamo trovato le zone in Sicilia che sono adatte alla produzione di prodotti subtropicali che oggi esportiamo in Europa è fuori Europa.

Frutta tropicale Made in Italy

Che cosa? Quali frutti oggi sono diventati Made in Sicilia?

Dopo un’esperienza di tante cultivar diverse, abbiamo trovato delle cultivar che si sono prestate molto bene al nostro meteo siciliano di oggi (perché è un po’ cambiato rispetto a prima). Abbiamo fatto delle sperimentazioni su 40/50 cultivar di manghi diversi, per esempio, ne abbiamo trovati 6-7 che rispondono perfettamente al nostro clima e al nostro palato. Queste cultivar, che noi abbiamo ora implementato e di cui facciamo la produzione, vanno in Inghilterra, in Svizzera, in Italia con risultati da parte dei clienti soddisfacenti.

Cosa possiamo degustare allora prodotto in Sicilia?

Prima di tutto il mango: il Kensington Pride, il Glenn, l’Irwin, il Nam Dok Mai, il Palmer, il Malika.

Poi di litchi, per esempio, ci sono tante cultivar diverse e producono in tempi diversi. Bisogna vedere anche il tempo di produzione che si allunga il massimo possibile per essere presenti nel mercato e il massimo possibile.

È tutta una ricerca costante.

Assolutamente. Per essere chiari, ci sono dei maghi che sono primaticci, manghi che vengono un po’ dopo e manghi tardivi. Quindi per essere presenti nel mercato e colpire i mercati del Nord, noi non possiamo essere solamente produttori di un tipo di mango che in 15 giorni la produzione è finita. Noi dobbiamo essere presenti da luglio fino a ottobre/novembre. Come siamo riusciti a farlo? Piantumando, sperimentando su cultivar diversi.

C’è il primaticcio – il Glenn, poi viene il Kensington, poi viene l’Irwin, poi viene il Tommy, poi viene il Malika e poi viene il Keitt. Così abbiamo raccolto la produzione in un arco temporale positivo per la vendita dei nostri prodotti in Europa.

In questa stagione adesso cosa state aspettando?

Stiamo aspettando il litchi nella cultivar Tai So e poi abbiamo altre cultivar che entrano in produzione. Immediatamente quello che stiamo aspettando è il litchi Tal So e il mango Glenn che sono i primaticci di questi prodotti.

E i suoi frutti tropicali siciliani dove possiamo trovarli in Italia, dove arrivano?

Arrivano attraverso alcuni clienti miei che poi li vendono in tutta la zona del nord, Milano, Bologna è così via. Perché veramente sono più richiesti all’estero.

A livello culturale, quanto si riesce a far passare l’idea che il frutto tropicale è buono, gustoso anche per noi? Ed è italiano e quindi potrà diventare alla stregua di un’arancia siciliana. Dovremmo forse imparare ad accogliere la frutta tropicale Made in Italy nello stesso modo…

Ora, vista la qualità e la produzione che abbiamo, sono molto richiesti. Certo, non subito ma ora dopo 10 anni, c’è un mercato italiano che si va espandendo. È il nostro prodotto è siciliano. Noi facciamo grande pubblicità di questo. La qualità, a paragone con altri prodotti che vengono per via nave, con tutta la chimica che Lei puoi immaginare, è genuina ed è siciliana. Quindi ormai sono nuovi prodotti che Lei vedrà sempre di più crescere nei nostri mercati.

mango siciliano
Frutta tropicale Made in Italy, litchi

Frutta tropicale siciliana, stagionale e locale

Lei suggerisce una riflessione importante. Se tante volte nel momento dell’ acquisto diamo per scontato che frutto tropicale sia per forza estero, impariamo oggi a chiederci la provenienza, se magari è italiano e che, volendo, lo possiamo trovare italiano…

Esattamente. la cosa più interessante è che noi sappiamo che la finestra di produzione è da fine giugno a settembre/ottobre. Se noi vediamo del mango a dicembre o gennaio/febbraio dove c’è scritto “siciliano” – ovviamente non è siciliano. Dobbiamo stare attenti anche alla provenienza che venga dalla nostra isola, che sia un prodotto italiano.

Altro suggerimento che un frutto tropicale che sia veramente Made in Italy, che sia siciliano, lo possiamo trovare nella stagione estiva!

Volevo chiedere anche questo: siamo in una fase di caldo che aumenta, di clima un pochino dispettoso. Vorrei capire quanto queste coltivazioni tropicali possono rappresentare un’opportunità, un futuro per il nostro paese?

Noi abbiamo un primo periodo, la primavera, che è stupendo per loro. Infatti c’è la crescita meravigliosa. Però arrivando ad agosto nel pieno estate, dove arriviamo a 40 gradi, abbiamo due problemi. La pianta non è che si fermi ma rallenta per il caldo e abbiamo il problema della frequenza luminosa. Molti frutti colpiti dal sole, a volte (per una piccola percentuale) si bruciano dal nostro sole perché la frequenza luminosa in Sicilia è molto più forte che quella dei Tropici da dove provengono. Però con 3-5% 3 che se ne va poi per succhi e per alto, è accettabile.

Poi il resto è fantastico. Se venite qui a settembre o a luglio, vi sembrerà di essere in un altro mondo.

Quindi tutte condizioni ideali, anche questo caldo in realtà è un’opportunità.

È un’opportunità perché fissa anche il grado zuccherino. I nostri maghi avranno un grado zuccherino interessante, Quelli manghi che vengono dall’estero, li raccolgono a 6-7-8 gradi brix. Mentre i nostri li raccogliamo a 21, 22, 24, 18 bx. Significa che appena Lei prende un mango siciliano italiano e lo assaggia, è un mondo completamente diverso.

Non vedo l’ora di cercare un mango siciliano.

Veramente, sono fantastici, è un nuovo prodotto che andrà molto forte da noi in Italia soprattutto. Vediamo di fare buon gioco a queste nuove cultivar. questi nuovi prodotti nostrani. Ormai posso dirlo – nostrani – perché dopo vent’anni di produzione sono diventati nativi.

Terra Nuova Luglio-Agosto 2023

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Edito da

Psicologa food coach, esperta di alimentazione ed igiene naturale, di tecniche di rilassamento e mindfulness, vegan food blogger, segue attraverso consulenze online le persone nel cambio di alimentazione e di stile di vita. Conduttrice radio/tv, attrice ed autrice di libri per bambini e ragazzi. Suo il blog www.isabellavendrame.com in cui trovare articoli e ricette. Segue da diversi anni un'alimentazione vegetale e senza glutine, genuina e naturale, uno stile di vita che le ha regalato salute, sorriso e benessere.

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