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Protesta agricoltori, cosa succede in Germania e in Emilia Romagna?

La recente protesta degli agricoltori in Germania e la proposta di abbandono dei terreni agricoli in Emilia Romagna del presidente Bonaccini, ci impongono una presa di consapevolezza. Cosa sta succedendo veramente?

L’8 gennaio scorso in Germania si è accesa la protesta di agricoltori e trasportatori, scesi nelle strade con i loro trattori e camion. Cosa sta succedendo e soprattutto cosa significa che in Emilia Romagna il presidente Bonaccini ha proposto tramite un bando l’abbandono dei terreni agricoli?

Stiamo vivendo una delicata fase storica di transizione. Nuove tecnologie e potere concentrato nelle mani di pochi, stanno cercando di imporre nuovi cambiamenti. Poche volte alla luce del sole, troppe volte mascherati dietro a obiettivi volti alla tutela della nostra salute o del pianeta. Il clima sta cambiando, ci dicono, e dietro questa affermazione sono state costruite agende green che imporrebbero provvedimenti che con il green spesso hanno poco a che fare, che prevedono solo un generale allontanamento dalla natura, il consumo di carne sintetica e di insetti, ad esempio, e che rischiano di far scomparire chi si occupa di produrre cibo sano e di tutelare la biodiversità alimentare.

È urgente prendere consapevolezza e sviluppare senso critico, è necessario informarsi e sviluppare una propria idea in merito. Questo ancor più per il fatto che i media in Italia non stanno dando risalto alle proteste degli agricoltori in Germania, protesta che non si limita al solo territorio tedesco e che sta vedendo mobilitazioni anche in altri paesi in Europa fuorché sul territorio italiano. Come anche poco risalto è stato dato al bando promosso dal presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini che, in linea con l’Europa, ha proposto dal 2024 l’abbandono a pagamento dei terreni agricoli.

Protesta agricoltori in Germania, cosa sta accadendo?

Gli agricoltori e i trasportatori tedeschi lo scorso 8 gennaio sono scesi nelle strade coi trattori e i camion, annunciando una settimana di manifestazioni. La mobilitazione è stata indetta dall’Unione degli agricoltori tedeschi (Deutscher Bauernverband, DBV) e dall’Associazione federale per la logistica e lo smaltimento del trasporto merci (Bundesverband Güterkraftverkehr Logistik und Entsorgung, BGL) dall’8 al 12 gennaio in tutta la Germania, con una grande manifestazione congiunta a Berlino il 15 gennaio 2024.

Contro cosa protestano gli agricoltori?

Protestano contro l’abolizione del sussidio al diesel agricolo e contro l’abolizione dell’esenzione dalla tassa sui veicoli agricoli e forestali, tutte cose previste in precedenza dal governo guidato da Scholz. Tutto questo in ottica Green, facendo scaturire la protesta. Ad oggi, trattori e mezzi agricoli elettrici non esistono e questi sono alimentati solo dal gasolio.

Così oltre 1.500 trattori si sono radunati davanti alla Porta di Brandeburgo, dichiarando, tramite il leader dell’associazione Joachim Rukwiedm, che i piani dell’esecutivo rappresentano una vera e propria “dichiarazione di guerra”.

Nell’ultimo anno, con l’inizio della guerra in Ucraina (o con la scusa della guerra in Ucraina), i costi di produzione sono aumentati notevolmente, in particolare i costi di energia e di fertilizzante, rendendo pressoché impossibile soprattutto ai piccoli agricoltori la possibilità di acquistare mezzi agricoli o di trasporto più moderni. L’inflazione sta divorando i redditi e nonostante questo gli agricoltori sono costretti a vendere la merce seguendo prezzi imposti, spesso di molto sottocosto. Nel frattempo sono aumentate le importazioni dall’Ucraina e dalla Polonia di alimenti a basso costo come zucchero, uova e cereali, di origine incerta e privi di controlli.

Le proteste in corso non si limitano alla sola Germania, ma già lo scorso anno hanno coinvolto in modo molto attivo anche Olanda e Belgio. Anche in Francia i contadini non sono rimasti con le mani in mano come sembrano fare gli agricoltori italiani, ed hanno versato davanti all’Eliseo quintali di sterco di vacca insieme a paglia, rifiuti e pneumatici usati. La loro protesta in particolare riguarda la troppa burocrazia e la lentezza con cui vengono erogati i fondi comunitari agli agricoltori.

Le reazioni a questa generale quanto imponente mobilitazione sembra esserci stata ed il governo ha annunciato la dilazione del taglio ai sussidi agricoli fino al 2026 e il ripristino dell’abrogazione del bollo, una parziale retromarcia che però non ha placato del tutto la protesta.

protesta agricoltori Germania
agricoltore, trattore

A rimetterci quindi non sono mai le grandi multinazionali, ma i piccoli agricoltori. Queste semmai si uniscono alla mobilitazione per protestare contro gli altri punti del famoso programma europeo Farm to Fork che prevede la conversione al biologico di un quarto della superficie coltivabile, l’abbattimento dei concimi e degli fitofarmaci, oltre che alla rotazione forzata dei cereali.

E per raggiungere l’obiettivo europeo della riduzione di Co2, si propone anche l’abbandono del 10 per cento dei terreni agricoli. È qui che parte la proposta in Emilia Romagna di Bonaccini.

Proposta di Bonaccini in Emilia Romagna, cosa sta succedendo?

Il presidente della regione Emilia Romagna Bonaccini, ha emesso un bando per il “ritiro seminativi dalla produzione”. Se non si coltiva, non si produce nemmeno Co2. Semplicissimo!

In pratica Stefano Bonaccini si propone tramite un bando dal 2024 di sovvenzionare con una cifra da 500 a 1.500 euro ad ettaro per vent’anni chi sceglie di smettere di coltivare. Nello specifico verrebbero erogati 500 euro a chi coltiva in montagna e in collina, 1500 euro a chi lo va in pianura. Si può fare richiesta entro il 15 marzo.

Gli obiettivi del bando proposto sono contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici, ridurre emissioni di gas ed effetto serra, promuovere un’energia sostenibile e uno sviluppo sostenibile, preservare habitat, paesaggi e biodiversità ambientale.

Una misura questa prevista dalla Farm to Fork europea e che metterebbe in ginocchio gli agricoltori, soprattutto quelli minori, costretti a privarsi del loro lavoro e privando noi di qualità, cibo a km zero e biodiversità alimentare, dando via libera alle poche e potenti multinazionali che in fatto di tracciamento dei cibi assicurano ben poco.

Secondo un dossier pubblicato da Divulga e che ha messo a confronto le stime dell’impatto che il Farm to Fork potrebbe avere sulla produzione continentale, si stima che la tendenza sarà di una generale riduzione di produzione agricola europea del 10-20 % a vantaggio di un incremento delle importazioni, ad esempio, del 39% di cereali, del 93% degli agrumi e più del 209% del mais con un generale aumento dei prezzi.

Questo è quanto, approfondiremo e seguiremo sicuramente da vicino la questione. Ora lascio a voi le dovute riflessioni.

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Edito da

Psicologa food coach, esperta di alimentazione ed igiene naturale, di tecniche di rilassamento e mindfulness, vegan food blogger, segue attraverso consulenze online le persone nel cambio di alimentazione e di stile di vita. Conduttrice radio/tv, attrice ed autrice di libri per bambini e ragazzi. Suo il blog www.isabellavendrame.com in cui trovare articoli e ricette. Segue da diversi anni un'alimentazione vegetale e senza glutine, genuina e naturale, uno stile di vita che le ha regalato salute, sorriso e benessere.

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  • È incredibile!!! Non so che cosa possiamo fare come cittadini, ma è davvero gravissimo!!!

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