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Impressioni vegane dalla Francia: il mistero dell'assenza di latte vegetale nei bar

Nei bar francesi non è facile bere un cappuccino con un latte di origine vegetale



Penso che, per quanto riguarda il nostro Bel Paese, si possa affermare che nei bar più frequentati sia abbastanza facile bere un cappuccino con un latte di origine vegetale. La stessa affermazione non è invece del tutto corretta se riferita a uno dei paesi a noi più vicini: la Francia.
 
Dopo una serie di viaggi in varie parti del paese mi sento infatti di poter dire che, salvo in locali vegan-friendly o rivolti ad un pubblico vegano, sul territorio francese i proprietari di locali, dove è usanza comune consumare bevande a base di caffeina, riforniscano raramente i propri frigoriferi con almeno un litro di latte vegetale. La situazione, per certi versi paradossale, è dunque la seguente: in un comune bar collocato nel centro storico di una località turistica o all’interno di una stazione ferroviaria (dove presumibilmente la quantità di caffè serviti ogni giorno è piuttosto alta), è quasi impossibile bere un cappuccino o un latte macchiato vegano.
 
Ma proviamo ad analizzare i possibili motivi di questa tendenza riscontrabile nel paese del popolo grande consumatore di baguette.
 
Una possibile spiegazione potrebbe essere il fatto che in Francia la cifra degli intolleranti al lattosio sia talmente bassa da non giustificare la spesa di poco più di un euro per acquistare un litro di latte di soia, riso, mandorla, avena e simili. Tale spiegazione non è valida, in quanto, secondo l’associazione francese che si occupa di sanità pubblica "France Assos Santé", circa il 20% dei francesi sarebbe infatti intollerante al lattosio.
 
Un’altra possibile spiegazione, appena smentita, sarebbe quella del costo eccessivo di un litro di latte vegetale nei comuni supermercati francesi che, come già detto, è in linea con i prezzi italiani.
 
Un’altra possibile spiegazione potrebbe essere che i francesi bevono pochi caffè e dunque le richieste di latte vegetale da parte dei clienti sono talmente poche da non giustificarne l’acquisto per poco più di un euro. Durante i miei recenti viaggi non ho di certo contato il numero esatto di persone che bevevano caffè, ma posso assicurare che nei bar in cui sono stato, diversi avventori seduti accanto a me bevevano una bevanda che emanava odore di caffeina. Tale possibile spiegazione è ulteriormente smentita dal fatto che in Francia si bevono in media due tazzine e mezzo di caffè al giorno per persona (statistiche riportate in un articolo del quotidiano francese "Les Echos").
 
Escludendo l’ipotesi della presenza diffusa di un grado di ostilità talmente elevato contro il veganismo tale da condurre il proprietario di un locale a rifiutarsi a priori di rifornirsi di latte vegetale, rimane solo una possibile spiegazione: molti gestori di locali francesi non hanno ancora individuato l’esistenza di una domanda sempre più crescente di latte vegetale, e non solo da parte dei vegani.
 
Visto comunque il prezzo medio di un cappuccino, sempre superiore ai tre euro, qualche vegano potrebbe anche prenderla in modo positivo pensando ai soldi risparmiati. È comunque un peccato che in un paese moderno come la Francia le probabilità di sedersi in un bar frequentato e di poter bere un buon cappuccino con latte di soia (e pazienza se la schiuma non è il massimo) siano così basse.
 
Fonti: France Assos Santé, Les Echos
 
A cura di Luca Iaquinta
 

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