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Consigli dietetici per i pazienti oncologici

“Non dovremmo dire a nessuno cosa mangiare ma dovremmo informare qual è il cibo buono per la salute e quale no”, spiega il Dott. David Stenholtz

Quali consigli dietetici si danno ai pazienti oncologici? Abbiamo intervistato Il Dott. David Stenholtz, consulente senior in oncologia e presidente dell’organizzazione svedese “I medici per il futuro” (Läkare för framtiden). Lo scopo di quest’organizzazione è divulgare più informazione possibile a proposito dei benefici sulla salute dovuti ai cambiamenti di dieta con particolare attenzione nei confronti delle diete a base vegetale.

Qual è il ruolo delle diete in oncologia: quando viene diagnosticato un tumore, quando si è in terapia, dopo la terapia e nella fase palliativa? I consigli dietetici, quando vengono dati ai pazienti oncologici, sono complicati in molte aree, ma io sono focalizzato in due.

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Da una parte avete un consiglio dietetico salutistico, lo scopo del quale è ridurre il rischio del cancro per le persone alle quali non è stato diagnosticato ed ha il ruolo della prevenzione della ricorrenza della malattia. Questo è secondo tutti i gruppi di esperti in oncologia. La nutrizione è fondamentalmente basata sul mangiare più prodotti vegetali, più frutta, più verdure, più cereali integrali, più legumi, pesce è spesso incluso come eccezione tra i prodotti animali. Questo è uno dei tipi dei consigli dietetici che i pazienti oncologici possono ricevere.

Dall’altra parte si focalizza sull’alleviare i sintomi e sulla adeguatezza delle calorie. Questo spesso è un tipo di consiglio completamente diverso per i pazienti: viene consigliato di focalizzarsi sui cibi ad alto tenore calorico, latticini grassi. A volte viene consigliato mangiare più zucchero, non soltanto per non perdere peso. Se il paziente ha la nausea o la diarrea, potrebbe essere consigliato cibo a basso contenuto di fibre che comporta il mangiare più farina bianca, pasta bianca, pretzel, wafel, cose del genere. Penso che sia importante distinguere tra questi due consigli e anche informare i pazienti di questa distinzione.

Le evidenze scientifiche

Come presidente di quest’organizzazione che è focalizzata sul cibo, spesso riceviamo delle mail dai pazienti oncologici o dalle loro famiglie che sono confusi di questo. Noi cerchiamo di spiegare che è una questione di equilibrio.

Penso sia anche qualcosa che necessita di essere sottolineato di più in molte cliniche. Normalmente si focalizza solo sull’alleviare i sintomi, sull’adeguatezza nutrizionale. I pazienti non ricevono l’informazione su quale cibo ha il potenziale di far effettivamente progredire la malattia e causare rischio di recidiva. E la ragione di questo è che c’è una forte base scientifica, se il vostro scopo è alleviare sintomi e garantire adeguatezza calorica. Ci sono buone prove scientifiche secondo cui è meglio mangiare più cibo ad alto tenore calorico che i pazienti non includono.

Le evidenze che si hanno sulla parte salutistica della dieta non sono così forti oggi. Sono abbastanza forti quando si tratta di prevenzione, sappiamo oggi, a volte ci sono dati affidabili su quanta differenza può fare il cibo. Per quanto riguarda il dopo diagnosi, le evidenze sono leggermente più deboli. Di solito dico ai pazienti che oggi sappiamo che la dieta salutare può avere benefici: può ridurre il rischio di ricorrenza ma non posso dire quanto lo ridurrà.

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Gli studi sono non precisi abbastanza. Quando si tratta di terapie per il cancro, se io do il tamoxifene alle pazienti che sono state operate dal tumore al seno, posso a volte dire che questa pasticca ridurrà il rischio di ricorrenza di 53%. È un esempio, a volte potete essere abbastanza specifici a causa della natura di questi studi esatti e ne sono stati fatti molti.

L’altra cosa sono tutte le emozioni.

Il tumore è tutte le paure che esistono, un’emozione naturale. Recentemente ci sono stati dei dibattiti in Svezia nei giornali per una campagna di una fondazione svedese di ricerca sul cancro. Hanno fatto una campagna per incoraggiare le persone a vivere in maniera più salutare e il nome della campagna era “Di’ no al tumore”. Hanno ricevuto molte critiche che incolpavano la fondazione di ricerca su cancro di accusare i pazienti, perché con questo messaggio dicevano ai pazienti oncologici che il tumore era per colpa loro. Nessuno dice Sì al tumore.

Penso che si debba focalizzare sull’informazione: l’obiettivo della fondazione di ricerca sul cancro non era dare colpa a nessuno, ma era informare. Dovremmo focalizzarci sul fatto che il paziente ha diritto di sapere e che si dà l’informazione per l’interesse del paziente e non per gli interessi della società, non per salvare i soldi, non per l’interesse dell’ospedale che avrà pazienti in futuro, è per l’interesse dei pazienti.

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A volte le persone che sono riluttanti a dare dei consigli dietetici in questa situazione, o in qualsiasi situazione, dicono: “Dobbiamo veramente dire ai pazienti cosa loro devono mangiare?” Di solito rispondo: “No, non dovremmo dire a nessuno cosa mangiare ma dovremmo informare qual è il cibo buono per la salute e quale no”. Quando il paziente ha quest’informazione, può fare quello che vuole con quest’informazione. È simile con il fumo: non diciamo alla gente di smettere di fumare ma diciamo loro che se smettono di fumare, ridurranno il rischio di ricorrenza e anche si sentiranno meglio.

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