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Consigli per uno svezzamento felice

Come rendere lo svezzamento piacevole e sereno con meno stress per il bambino e i genitori

Il passaggio dall’alimentazione esclusivamente lattea all’introduzione dei cibi complementari rappresenta una tappa naturale della crescita di ogni bambino nella quale inizia a manifestare l’interesse per il cibo scoprendo sapori, consistenze e profumi che lo avvicineranno all’alimentazione della famiglia. È importante vivere questa fase in un clima di rispetto e disponibilità, senza fretta né schemi rigidi da seguire, assecondando i tempi e i segnali di sazietà e fame del bimbo, coltivando e stimolando la sua curiosità per i cibi nuovi. Ecco qualche consiglio per rendere questo percorso piacevole e sereno facilitando, da subito, l’acquisizione di buone abitudini alimentari!

Non avere fretta!

Fino ai 6 mesi i più importanti organismi internazionali (OMS, UNICEF, EFSA, ESPGHAN) e le Società scientifiche di pediatra sono concordi nell’indicare il latte, materno o formulato, come l’alimento esclusivo e nutrizionalmente adeguato per il bambino. Successivamente, le maggiori richieste di nutrienti, in particolare di ferro, possono essere soddisfatte affiancando all’allattamento il consumo di cibi solidi che complementano le poppate senza sostituirsi ad esse.

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Inoltre, intorno ai 6 mesi (settimana più – settimana meno) il bimbo inizierà a manifestare delle nuove competenze psicomotorie necessarie per affrontare l’alimentazione complementare, come, ad esempio, stare seduto con la testa allineata al tronco, coordinare occhi-mano-bocca, aver perso il riflesso di estrusione.

Per questi motivi il 6° mese si considera l’età più appropriata per l’inizio dello svezzamento. Solo in pochi casi particolari, valutati dal pediatra, può essere giustificato uno svezzamento anticipato (ma comunque mai non prima della 17 settimana), altrimenti non c’è motivo per proporre i cibi solidi precocemente! In generale, proporre il cibo al momento giusto, quando il bimbo si dimostra interessato e in grado di afferrarlo, portarselo alla bocca e gestirlo con movimenti di masticazione e deglutizione, ne renderà più facile l’accettazione e il successo, con meno stress per il bambino e i genitori!

Ascoltare il bambino!

Negli ultimi anni si è creata un’eccessiva ansia e attenzione attorno al periodo dell’introduzione dei cibi solidi, quasi fosse una condizione patologica da trattare con ricette prescritte, rigidi orari di assunzione del cibo, precise porzioni grammate simili ai dosaggi terapeutici di un farmaco! Invece questa fase fisiologica della crescita dovrebbe essere vissuta con gioia e serenità, assecondando l’istinto e le competenze di ogni bimbo che gli consentiranno di nutrirsi sempre più in autonomia.

Tabelle dettagliate con porzioni e/o alimenti particolari da inserire, aspettative sulle quantità di cibo da consumare ad ogni pasto, controllo ossessivo della crescita, sono fattori che non aiutano a rendere piacevole e sereno il periodo dell’alimentazione complementare. È necessario rimettere al centro il bambino, fidarsi di lui, delle sue nuove capacità, osservare la sua autoregolazione dell’appetito, rispettare i suoi tempi e riconoscere che la sua unicità può sfuggire alle tabelle predefinite!

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È da qui che si crea un pasto piacevolmente condiviso con la famiglia e si gettano le basi di un buon rapporto con il cibo che verranno poi mantenute per tutta la vita.

Aggiungi un posto a tavola!

Durante lo svezzamento può essere più comodo, dal punto di vista organizzativo, far mangiare il bimbo prima della famiglia ma questa non deve essere la norma né una strategia per evitare che il bimbo sia “tentato” di assaggiare il cibo dei genitori, considerato non adatto a lui! Scegliere di stare a tavola tutti insieme fin da quando il bimbo inizia con i primi assaggi, permette di:

  • Riconoscere i bisogni di scoperta, condivisione e affettività del bambino che si soddisfano anche attraverso le emozioni positive vissute nell’esperienza di accettazione e convivialità della tavola. Percepirà il pasto come un momento stimolante e questo favorirà la sua crescita emotiva.
  • Imparare dai genitori a mangiare per imitazione. Il bimbo osserva attentamente i suoi genitori, i loro movimenti, le espressioni di gradimento o disgusto sul loro viso, e sarà portato ad imitarli, cercando di “rubare” il cibo dal piatto o dalla bocca della mamma.
  • Può maneggiare, assaggiare, osservare, lanciare il cibo, queste esperienze contribuiscono alla scoperta, alla conoscenza e all’interesse per il cibo della famiglia che dovrebbe diventare, in poco tempo, anche il suo. Date fiducia al bimbo e alle sue capacità che gli permettono, già dai 6 mesi circa, di gestire bene il cibo solido se offerto in preparazioni, forme, dimensioni, consistenze adeguate e sicure.

Non serve iniziare con la frutta

Uno dei motivi per i quali, a un certo punto, al latte si affiancano i cibi solidi è quello di soddisfare le nuove esigenze nutrizionali del bimbo. La frutta non è certamente uno degli alimenti più utili a questo scopo. Per esempio, 100 g di mela fresca contengono solo 0.3 mg di ferro, uno dei nutrienti più critici dai 6 mesi, e un bimbo a inizio svezzamento ne mangerà meno della metà!

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Prima dei 6 mesi la frutta non aggiunge alcun nutriente essenziale in quanto l’allattamento esclusivo, con latte materno o formulato, è ancora in grado di soddisfare da solo tutti i fabbisogni nutritivi del bambino.

Inoltre, iniziare lo svezzamento con la frutta potrebbe favorire da subito una maggior preferenza per il sapore dolce e una maggior difficoltà ad apprezzare, in seguito, i primo assaggi delle preparazioni “salate”.

Zuccheri: no, grazie!

È bene abituare i bimbi, fin dallo svezzamento, ad apprezzare alimenti semplici, naturali e non processati, assumendo solo gli zuccheri naturalmente contenuti in latte e frutta. Al contrario, dolcificare gli alimenti per renderli più gradevoli e far mangiare di più il bimbo può influenzare il suo gusto per il resto della vita e spingerlo a mangiare per golosità che non per reale fame, con l’acquisizione di cattive abitudini con ricadute sulla salute nel lungo termine.

mamma e figlio
bambino e pesca

Per questo le linee guida dell’American Heart Association (2016) raccomandano di escludere dall’alimentazione dei bambini lo zucchero aggiunto, almeno fino ai due anni. Eccessive assunzioni di cibi calorici si associano, fin dall’infanzia, allo sviluppo di obesità e patologie connesse. Per non esporre i bambini agli zuccheri aggiunti durante il periodo dell’alimentazione complementare, è necessario:

  • Evitare di dolcificare con zucchero o altri dolcificanti (miele, sciroppi, ecc) le preparazioni che il bimbo rifiuta.
  • Non offrire tisane solubili per bambini! Sono composte esclusivamente da zucchero aromatizzato.
  • Non offrire succhi di frutta al posto della frutta.
  • Leggere le etichette! Molti babyfood contengono zuccheri aggiunti che li rendono più appetibili e apprezzati dai bimbi, incoraggiando l’acquisto da parte dei genitori.

A cura della Dott.ssa Maria Alessandra Tosatti, Biologo nutrizionista, Specialista in biochimica clinica, Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana.

Riferimenti

Linee guida dell’American Heart Association (2016)

  • https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/cir.0000000000000439

WHO

  • https://apps.who.int/iris/handle/10665/66389
  • https://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0004/98302/ws_115_2000fe.pdf

Espghan

  • https://journals.lww.com/jpgn/fulltext/2017/01000/complementary_feeding___a_position_paper_by_the.21.aspx

MINISTERO

  • http://www.salute.gov.it/imgs/c_17_pubblicazioni_2520_allegato.pdf

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Edito da

Maria Alessandra Tosatti, biologa nutrizionista con Master Alimentazione e Dietetica Vegetariana, si occupa prevalentemente di educazione alimentare e corretta pianificazione delle diete a base vegetale per tutte le fasi della vita e le diverse esigenze individuali. All’attività di libero professionista affianca quella di divulgazione della dieta a base vegetale, come relatrice ad incontri e workshop per il pubblico generale e corsi di formazione accreditati per medici, dietisti, nutrizionisti, organizzati da privati ed associazioni scientifiche. Periodicamente propone corsi in presenza e online sullo svezzamento tradizionale e autosvezzamento. Dall’esperienza professionale sono nati due libri di cui è coautrice: “Vegan senza glutine” (ottobre 2016) e “Svezzamento veg” (luglio 2017) pubblicati dalle Edizioni il Punto d’Incontro.

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