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Dieta plant based in nefrologia

Vantaggi in nefrologia della dieta a base vegetale

Quali sono le principali funzioni svolte dai reni? Cosa succede quando iniziano a funzionare meno? In nefrologia la dieta vegetale (plant based) può avere un ruolo nella prevenzione e nel rallentamento della progressione del danno renale? Che differenza c’è tra proteine di origine animale e vegetale e quali risultano meglio tollerate a livello renale?

Risponde la Dott.ssa Diana Zarantonello, specialista in nefrologia con Master di II livello in Nutrizione e Dietetica.

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“I reni sono organi indispensabili al nostro organismo, implicati, tra l’altro, nella regolazione del bilancio idrico e nello smaltimento delle scorie prodotte dal metabolismo degli alimenti.

L’insufficienza renale cronica (IRC) è una patologia subdola, che spesso manifesta sintomi solo in fase avanzata, quando il danno è ormai irreversibile.

Una dieta totalmente vegetale (plant based) correttamente pianificata (ricca di frutta, verdura, cereali, legumi, semi oleaginosi e povera di prodotti processati e zuccheri semplici) può offrire vantaggi.

Sia in senso preventivo sia, quando l’IRC è già presente, nel rallentare la progressione del danno renale, che nelle fasi più avanzate necessita dell’inizio della terapia renale sostitutiva (emodialisi, dialisi peritoneale o, quando possibile, trapianto renale).

Perché la dieta a base vegetale in nefrologia risulta ottimale

La dieta plant based risulta favorevole per diverse ragioni. Innanzitutto non contiene proteine animali (carne, pesce latticini e uova) che a livello renale favoriscono l’iperfiltrazione e che apportano acidi fissi che favoriscono lo sviluppo di acidosi metabolica, condizione quest’ultima che ha effetti negativi sia sullo stato nutrizionale del paziente, favorendo la perdita della massa muscolare e l’infiammazione, sia sulla progressione del danno renale.

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La dieta plant based inoltre ha un profilo lipidico favorevole, povera di grassi saturi e ricca di grassi mono e polinsaturi, e risulta a basso contenuto di alcuni composti che, a livello intestinale, sono convertiti dal microbiota in tossine uremiche (TMAO, p-cresolo, indolo solfato) che si accumulano nel sangue favorendo la progressione del danno renale e la mortalità cardiovascolare (che risulta già notevolmente aumentata nel paziente nefropatico).

La dieta a base vegetale al contrario risulta ricca di composti nefro e cardio-protettivi,

come le fibre alimentari, i composti antiossidanti e sostanze alcalinizzanti che contrastano l’acidosi metabolica.

Infine il fosforo presente negli alimenti vegetali, a differenza di quello contenuto negli alimenti animali, risulta per la maggior parte complessato a sostanze chiamate “fitati” che lo rendono scarsamente assorbibile a livello intestinale.

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Questo risulta vantaggioso, in quanto il fosforo nel paziente nefropatico tende ad accumularsi favorendo lo sviluppo di iperparatiroidismo secondario, malattia renale ossea, calcificazioni vascolari, tutte condizioni che aumentano la mortalità del paziente affetto da IRC.

Inoltre, per ridurre il rischio di sviluppare nefropatie andrebbe sconsigliato l’utilizzo di diete iperproteiche, e andrebbe favorito l’apporto di proteine di origine vegetale che risultano meglio tollerate a livello renale”.

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La dieta nell’insufficienza renale cronica
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