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Latte formulato e latte materno: quali differenze?

Pochissime sono le donne che non riescono ad allattare e ad avere latte proprio. In questo caso si ricorre ad un latte formulato. Quali sono le differenze tra latte formulato e latte materno?

Per quanto tempo occorre allattare al seno? Cos’è e come va utilizzato il latte formulato? Esiste un latte formulato vegetale? A queste e ad altre domande risponde la Dott.ssa Luciana Baroni.

L’allattamento non prevede un termine, nel senso che non c’è un termine predefinito per interrompere l’allattamento. Va continuato a volontà, finché la mamma e il bambino desiderino mantenere questo tipo di alimento nella dieta.

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Si parla di allattamento e di latte materno o in sua assenza di latte formulato.

Sono pochissime le donne che non riescono ad allattare, ad avere latte proprio. In questi casi quello che si fa è di ricorrere a un latte formulato, cioè a un latte che è costruito appositamente per rispettare le esigenze nutrizionali del bambino.

Il latte formulato è un latte diverso da quello della mamma per due motivi:

  • il latte della mamma cambia durante la poppata e cambia durante le varie fasi dell’allattamento;
  • il latte artificiale, il latte di formula è stabile durante tutta la poppata.

Noi abbiamo solo 2 tipi di latte formulato: il latte d’inizio, che è quello che si utilizza nei primi 6 mesi, e il latte di proseguimento che si usa a partire dal settimo mese di vita.

Quindi le caratteristiche dinamiche del latte materno, che sono quelle che fanno sì che i bambini allattati al seno crescano bene, non le ha il latte artificiale. Quindi è sempre preferibile fare qualche sacrificio ma mantenere il latte materno nella dieta del bambino.

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Ci sono casi particolari in cui non è possibile allattare il bimbo con il proprio latte al seno ma la maggior parte delle donne fortunatamente non avrebbe problemi in questo senso.

Latte di formula: a base vegetale o a base di latte vaccino

Il latte formulato può essere a base vegetale o realizzato utilizzando il latte vaccino.

Va detto subito che non va mai usato il latte vaccino puro nel bambino. Nel primo anno di vita assolutamente non va mai dato, pena il rischio di sviluppare diabete, allergie, emorragie intestinali che poi favoriscono la carenza di ferro.

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Quindi anche se si sceglie il latte vaccino, deve essere un latte formulato su base vaccina.

Oppure può essere usato un latte formulato vegetale. La base per il latte formulato vegetale è la soia o il riso. Ovviamente anche qui deve essere formulato. Non esiste che si possa sostituire il latte formulato con i comuni latti vegetali in commercio.

Precisiamo che quest’ultimi vengono impropriamente chiamati “latti”, sarebbe più corretto chiamarle bevande vegetali, queste si trovano comunemente negli scaffali dei supermercati ma non hanno nulla a che vedere con quella che è la composizione nutrizionale di cui ha bisogno il bambino, quando il bambino ha bisogno di latte.

Questo tipo di bevande vegetali in alcune occasioni possono essere utilizzati al posto dell’acqua, come base delle pappe, ma assolutamente non devono mai andare a sostituire il latte materno o il latte di formula.

Come viene realizzato il latte formulato?

Il latte formulato, che sia a base vaccina, a base di soia o di riso, è un latte che, per il latte vaccino viene demineralizzato,  viene addizionato di alcune sostanze indispensabili affinché questo alimento sia perfettamente bilanciato per il bambino.

Il latte di mucca non contiene tutti i nutrienti che servono al bambino e la stessa cosa vale per la soia e per il riso.

I latti formulati sono quindi dei prodotti che vengono costruiti mettendo assieme dei nutrienti in quantità superiore a quella contenuta nel latte materno per garantire che la quantità che viene assimilata dal bambino sia la stessa. Questo perché l’assorbimento dei nutrienti a partire dal latte artificiale è molto inferiore rispetto a quello che si ha dal latte di mamma.

Ad esempio, la quantità di calcio e il ferro contenuti nel latte della mamma è molto bassa ma la quantità che viene assimilata dal bambino è molto buona. Quindi se io voglio, da un latte formulato, garantire che il bambino assorba la stessa quantità, devo addizionarne molto di più.

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Latte formulato

Il latte animale è specie specifico

Per quanto riguarda gli altri latti animali non vaccini, il problema non si sposta di molto.

Il principio è che il latte è specie specifico, cioè il latte di una data specie è adatto al piccolo di quella particolare specie. Quindi i latti di altre specie animale non sono adatti alla nostra specie. Questo perché solitamente contengono molte più proteine di quelle che sono contenute nel latte materno.

Per esempio, il latte di capra che va molto di moda, perché si dice che è molto adatto al bambino in sostituzione, contiene quasi 4 volte la quantità di proteine rispetto al latte materno.

Dare più proteine ad un bambino significa farlo crescere più velocemente e non sappiamo cosa gli succederà da adulto. Perché se il ritmo dell’accrescimento non viene rispettato, il bambino non si svilupperà in modo fisiologico e non sappiamo quanto questo poi lo predisporrà alle malattie dell’adulto, alla pubertà precoce, a tutta una serie di problemi che non ci sono quando si utilizza il latte materno o comunque un latte formulato, che è molto più simile al latte materno di qualunque altro latte animale.

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Edito da

Luciana Baroni è medico, specialista in Neurologia, Geriatria e Gerontologia, Fisiatra, con peculiare interesse nella diagnosi e cura delle malattie neurodegenerative. Ha inoltre un diploma di Master universitario internazionale in Nutrizione e Dietetica, ed è Presidente di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana-SSNV, Associazione di Promozione Sociale non-profit, che ha fondato nel 2000. Autrice e curatrice di numerosi articoli e pubblicazioni divulgativi e scientifici su riviste nazionali e internazionali, concernenti salute, alimentazione e stile di vita. Ha tenuto conferenze e corsi in molte città d’Italia sui temi dell’alimentazione vegetariana, intervenendo anche a programmi radiotelevisivi. Nel 2005 ha ideato il metodo VegPyramid, evoluto nel 2015 nel metodo PiattoVeg, una guida alimentare aggiornata per l’alimentazione vegetariana. Autrice-coautrice di 14 opere, la più recente è Il Piatto Sostenibile (Enea ed).

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