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Cancro alla prostata e latte

Studi mostrano un legame tra il latte, i suoi derivati e il cancro alla prostata

Metti un baffo a novembre”. Questo è il mese della prevenzione del cancro alla prostata, della quale si parla poco rispetto a quanto si faccia da anni per la controparte femminile, il cancro al seno, quest’ultimo in vetta alle classifiche mondiali come diagnosi di nuovi casi nel 2020.

Si stima che ogni giorno, in Italia, si diagnostichino oltre 1.000 nuovi casi di cancro, per un totale di circa 377.000 l’anno. Calcoli alla mano, nel corso della vita, un uomo su due ed una donna su tre si ammalerà di cancro.

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Una tale diagnosi preannuncia un cambiamento drastico nella qualità della vita e, tralasciandone l’impatto economico e sociale, non si investe mai abbastanza nella prevenzione primaria, oltre che secondaria.

Il cancro alla prostata – i cui sintomi di esordio possono essere subdoli – rappresenta circa un quinto delle diagnosi di cancro negli uomini, ossia il tipo più frequente seguito dal cancro al polmone (14%) e al colon (12%). Nelle donne il podio indiscusso resta il cancro al seno (30%). In Italia, ogni anno, sono quasi 40 mila le nuove diagnosi di cancro alla prostata.

La mortalità del cancro alla prostata è ancora elevata, quindi il pilastro fondamentale della lotta contro il cancro è la prevenzione, che può essere “primaria” (gestire i fattori di rischio ambientali) o “secondaria” (diagnosi precoce). Nel caso del cancro alla prostata, la prevenzione primaria poggia essenzialmente sugli stessi principi di base di tutte le malattie croniche e tumorali legate all’invecchiamento.

I pilastri della prevenzione sono noti, ma è sempre bene ripeterli: mantenimento del giusto peso corporeo, dieta sana, attività fisica, gestione dello stress.

Con il termine “dieta sana” ci si riferisce costantemente ad una dieta ricca di alimenti vegetali “integrali” e povera di alimenti trasformati e di origine animale, come la dieta mediterranea dei nostri nonni.

Nel caso del cancro alla prostata, tra gli alimenti di derivazione animale, il latte vaccino è stato ripetutamente associato ad un aumentato rischio di ammalarsene. Nonostante quest’associazione sia stata ribadita da diversi studi, rimane forte la percezione del latte come “alimento importante” o altrimenti “sano”, difatti sono pochi, seppure in crescita, i medici che ricordano di moderare o evitare i latticini, questo a causa dell’assenza di un nesso causale, quindi “certo”.

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Una nuova conferma arriva da un paese dove il consumo di latticini ha preso piede contestualmente alla diffusione della dieta occidentale, nelle ultime decadi: il Giappone.

In una recente ricerca svoltasi nel paese nipponico, che ha coinvolto circa 26.500 partecipanti tra i 40 ed i 79 anni, coloro che consumavano più latticini (“quasi tutti i giorni”) andavano incontro ad un rischio di ammalarsi di cancro alla prostata maggiore del 37%, rispetto a coloro che ne consumavano meno (raramente/una o due volte al mese). I latticini comprendevano sia il latte intero che scremato, formaggi, burro e yogurt, con un’associazione più significativa con il latte e lo yogurt.

Lo studio è stato fatto in modo da escludere fattori confondenti come il peso, il fumo, l’attività fisica, lo stato di salute generale, la presenza di altre patologie ed altri che potessero alterare il rischio in questione.

Questa nuova evidenza va a sommarsi ad altre meta analisi e rassegne sistematiche più o meno recenti. Prendendo due esempi: una meta-analisi del 2016 ha evidenziato un rischio maggiore del 43% di morire di cancro alla prostata nei consumatori di latte e derivati. Un aumentato rischio emerge anche da una rassegna sistematica di 32 studi del 2015.

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Quali siano le caratteristiche del latte in grado di aumentare questo tipo di rischio è ancora oggetto di discussione.

L’ipotesi che sia il contenuto di grassi saturi non ha molto seguito, poiché nei vari studi si evidenzia come gli acidi grassi abbiano effetti complessi ed eterogenei, in quanto i risultati delle ricerche non sono uniformi. Un’altra ipotesi è che l’elevato contenuto di calcio ostacoli l’attivazione della vitamina D.

Un’ipotesi tra le più supportate è legata all’effetto del latte di aumentare l’attività del fattore di crescita simile all’insulina, o “IGF-1” (Insulin-like Grow Factor), aumento che si registra in questo tipo di cancro ma anche in altri, come il cancro al seno e al colon.

“Metti un baffo a novembre”. Cancro alla prostata e latte
prostata infiammata

Altri studi hanno ipotizzato un possibile ruolo degli estrogeni, le cui uniche fonti dietetiche sono rappresentate dagli alimenti di origine animale, tra le quali il latte rappresenta la maggior fonte (fino all’80%). Il tumore alla prostata, difatti, può essere influenzato dal livello di estrogeni circolanti ed esistono evidenze di un assorbimento di questi ormoni nei consumatori, in grado di evocare un effetto biologico seppure presenti ed assorbiti in piccole quantità.

Il consumo di latte vaccino, nei paesi occidentali, è in calo ma tende a crescere nel continente asiatico, con importanti ricadute ambientali, trattandosi di un prodotto dai costi elevati in termini di acqua, terreno calpestabile, produzione di gas serra, eccetera.

Il latte ed i latticini possono essere serenamente eliminati dalla dieta, avendo cura di assumere fonti di calcio vegetali, facilissime da reperire.

Riferimenti

  • AIRC
  • doi.org/10.1177/2397847320936281
  • doi: 10.2188/jea.JE20200416
  • doi: 10.1002/cam4.4233. Epub 2021 Oct 4
  • doi: 10.1186/s12937-016-0210-9
  • 10.3945/ajcn.113.067157
  • doi.org/10.7556/jaoa.2019.123
  • doi.org/10.1097/JU.0000000000002036.06
  • DOI: 10.1002/pros.23441

Tutta verità sul latte

Consigli per la lettura

“Milk and Parkinson’s Disease: the galactose hypothesis”, Anna Sarni, Luciana Baroni

Edito da

Anna R. Sarni, autrice della serie “tutta la verità sul latte”, Medico Veterinario, Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana, studentessa in Scienze della Nutrizione Umana. Da anni ricercatrice indipendente sul rapporto tra la nutrizione e la salute, prima animale poi, negli ultimi 15 anni, umana. Autrice di articoli peer reviewed e coautrice del libro “Milk and Parkinsons’ Disease: the galactose hypothesis”, particolarmente appassionata di temi riguardanti il latte vaccino, nonché la nutrizione ed il neuroinvecchiamento. Segue da oltre 30 anni un’alimentazione a base vegetale, diventata esclusivamente vegetale negli ultimi 12 anni.

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