Approfondiamo insieme alla Dott.ssa Marinella Trovato, biologa, quale sarà il futuro di prodotti ed integratori vegetali a seguito delle nuove regole europee
A partire dall’inchiesta pubblicata sul nuovo numero di Terra Nuova, approfondiamo insieme alla Dott.ssa Marinella Trovato, biologa, presidente SISTE (Società Italiana di scienze applicate alle piante officinali ed ai prodotti per la salute) e segretario generale AssoErbe, i rischi e il futuro di prodotti ed integratori vegetali a seguito delle nuove regole europee che prevedono di limitare o vietare l’uso di alcune piante.
Negli ultimi anni, il settore degli integratori e dei prodotti vegetali è stato oggetto di attenzione da parte dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e della Commissione Europea, che stanno valutando nuove normative per limitare o vietare l’uso di alcune piante considerate potenzialmente rischiose per la salute. Questa revisione normativa ha generato preoccupazione tra i produttori e i consumatori, portando alla luce problematiche legate all’applicazione delle regole europee sui botanicals e sugli integratori alimentari.
Le nuove regole europee: un contesto complesso
Dal 2018, l’EFSA ha iniziato a valutare la sicurezza di alcuni componenti presenti nei preparati vegetali, come gli idrossiantraceni, sostanze contenute in piante come l’aloe e il rabarbaro, impiegate tradizionalmente in preparazioni erboristiche per le loro proprietà lassative. Nel suo primo parere, l’EFSA ha indicato la possibilità di genotossicità di queste sostanze, avviando così un processo normativo che ha portato al divieto di impiego di alcune specie di aloe negli alimenti a partire dal 2021.
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Marinella Trovato, esperta del settore e presidente SISTE, ci spiega: “Queste decisioni nascono da un’interpretazione parziale dei dati scientifici, in cui non si considera la complessità delle piante, ma solo il singolo componente isolato. La Commissione Europea ha basato il divieto sull’opinione preliminare dell’EFSA, nonostante studi indipendenti abbiano dimostrato che il rischio derivante dall’uso di questi componenti nelle piante è trascurabile”.
Le piante sotto la lente d’ingrandimento
Oltre all’aloe, altre piante sono attualmente sotto esame e potrebbero subire le stesse restrizioni: il rabarbaro (Rheum palmatum), la frangola (Rhamnus frangula), la senna (Cassia senna) e la cascara (Rhamnus purshiana). Queste piante contengono idrossiantraceni, un gruppo di sostanze fitochimiche, il cui effetto sulla salute è ancora dibattuto.
“Abbiamo presentato moltissimi studi condotti con il massimo del rigore scientifico,” continua la Dott.ssa Marinella Trovato, “che dimostrano come queste piante non siano pericolose se utilizzate in maniera appropriata. Tuttavia, la Commissione continua a ignorare questi dati e a mantenere un atteggiamento rigido”.
Quali rischi per il futuro?
Se la tendenza normativa europea continuerà in questa direzione, il futuro di molti integratori vegetali sarà incerto. Il divieto all’uso di queste piante potrebbe estendersi anche ad altre specie comunemente impiegate, come i semi di finocchio o il basilico, che contengono anch’essi componenti che potrebbero essere considerati a rischio.
“Potrebbero arrivare a vietare anche il basilico o i semi di finocchio, che sono parte della nostra alimentazione quotidiana. Stanno cercando di applicare alle piante le stesse regole usate per le sostanze chimiche di sintesi, senza considerare la complessità delle miscele vegetali” spiega Marinella.


Cosa possono fare i consumatori e i produttori?
Di fronte a questo scenario, è fondamentale unire le forze per difendere il futuro dei prodotti vegetali. L’industria degli integratori e i consumatori dovrebbero attivarsi per promuovere una revisione scientifica e trasparente delle normative europee, coinvolgendo esperti botanici e scienziati indipendenti. Solo così sarà possibile garantire che il settore dei prodotti vegetali possa continuare a prosperare senza pregiudizi infondati.
“La scienza deve essere la guida per la regolamentazione e la protezione delle piante e degli integratori. Se vogliamo difendere questi prodotti, dobbiamo farlo tutti insieme. Le singole associazioni non hanno abbastanza forza, ma unite possiamo fare la differenza.”
SISTE (Società Italiana di scienze applicate alle piante officinali ed ai prodotti per la salute)
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