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Impermanenza nel buddhismo: il significato della parola che insegna a lasciar andare

Dal ritiro al Centro Avalokita agli insegnamenti di Thích Nhất Hạnh: Giorgia Rosato racconta come comprendere l’impermanenza nel buddhismo possa trasformare il nostro modo di guardare la vita

Ci sono parole che, quando le incontriamo davvero, cambiano il nostro modo di guardare la vita. Non sono semplici definizioni da dizionario, ma chiavi di lettura della realtà: parole che aprono una porta e che, una volta comprese, continuano ad accompagnarci nel tempo. Alcune parole hanno la capacità di illuminare qualcosa che era già presente dentro di noi, ma che non avevamo ancora saputo riconoscere. Per me una di queste parole è stata impermanenza.

Nel buddhismo l’impermanenza è uno dei principi fondamentali dell’insegnamento del Buddha e indica che tutto è in continuo cambiamento: i pensieri, le emozioni, le relazioni, il corpo e le situazioni della vita non restano mai identici a se stessi. Questa consapevolezza può sembrare semplice, ma quando la si comprende davvero diventa profondamente trasformativa.

Io l’ho incontrata in modo concreto durante il mio primo ritiro di meditazione al Centro Avalokita, ai piedi del Gran Sasso, in Abruzzo, un luogo dedicato alla pratica della consapevolezza ispirata agli insegnamenti del monaco zen vietnamita Thích Nhất Hạnh, fondatore della comunità internazionale di Plum Village.

Al termine dell’esperienza mi è stato chiesto cosa portassi a casa da quei giorni di pratica e silenzio. La risposta è emersa con sorprendente chiarezza: una nuova alleata nella mia vita, la comprensione dell’impermanenza.

Il significato delle parole e la scoperta dell’impermanenza

Ho sempre amato il significato delle parole. L’etimologia mi ha sempre affascinata perché scoprire l’origine di una parola significa spesso scoprire qualcosa di più profondo su noi stessi.

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Come accade a molte persone, è stata l’età adulta a farmi riscoprire il piacere dello studio, ma non lo studio imposto dall’esterno: quello scelto liberamente, quello che nasce da una curiosità autentica e da qualcosa che risuona interiormente.

Negli anni di lavoro su di me ho iniziato a rendermi conto di quanto il linguaggio familiare dei primi anni di vita possa forgiare simbolicamente la nostra visione del mondo. Le parole che ascoltiamo da bambini, i modi di dire e le interpretazioni della realtà che ci vengono trasmesse diventano spesso una struttura invisibile che orienta il modo in cui interpretiamo le esperienze. Influenzano il modo in cui raccontiamo la nostra storia e il modo in cui ci muoviamo nella vita.

L’interesse per l’etimologia è nato quindi anche da un bisogno molto personale: decodificare quel codice iniziale. Comprendere da dove vengono le parole che abitano la mia mente significava iniziare a costruire una via personale verso la libertà interiore.

In questo percorso di ricerca il linguaggio è diventato uno strumento prezioso per osservare più da vicino la mia esperienza e per riconoscere come alcune parole possano aprire prospettive completamente nuove. È stato proprio in questo contesto di attenzione alle parole che ho iniziato a incontrare anche alcuni concetti fondamentali del buddhismo, tra cui quello dell’impermanenza.

La parola impermanenza deriva dal latino in (non) e permanere (restare, durare) e significa letteralmente “ciò che non rimane”. Un’etimologia semplice che racchiude una verità profonda: nella vita tutto cambia, tutto si trasforma, nulla resta identico a se stesso.

Riscrivere il copione interiore

Con il tempo ho iniziato a comprendere qualcosa di essenziale: prendersi cura del proprio mondo interiore significa anche prendersi cura del linguaggio che lo abita. Ciò che pensiamo diventa parola e ciò che diciamo diventa azione. Il modo in cui interpretiamo la realtà prende forma attraverso il linguaggio con cui la raccontiamo.

In questa mia passione per il linguaggio ho iniziato a cercare un linguaggio nuovo, più vicino alla mia esperienza autentica, capace di raccontare ciò che vivevo senza restare imprigionato in vecchi schemi. È stato come autorizzarmi a essere altro, a muovermi in una direzione diversa rispetto a un passato che percepivo “fuori misura”.

Restare per un periodo in uno spazio di vuoto, dove l’assenza non fosse mancanza ma possibilità, mi ha portato a occuparmi con maggiore cura di questo viaggio interiore. In quello spazio ho iniziato a riconoscere con più chiarezza ciò che era davvero in linea con quello che desideravo vedere nella mia vita.

Cercando la mia strada ho capito che il lavoro su di sé è qualcosa di fondamentale: una sorta di riscrittura consapevole del copione ereditato. Non si tratta di cancellare ciò che è stato, ma di osservare con maggiore consapevolezza i meccanismi che guidano le nostre reazioni e i nostri pensieri.

 

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L’incontro con il buddhismo e gli insegnamenti di Thích Nhất Hạnh

Prima di incontrare il buddhismo ho attraversato diversi percorsi interiori e fatto molti viaggi, ma a un certo punto sono arrivati i libri di Thích Nhất Hạnh. Il suo insegnamento è stato per me una scoperta preziosa perché propone una pratica semplice e profonda allo stesso tempo: la meditazione come modo di vivere con consapevolezza ogni gesto della vita quotidiana. Respirare, camminare, mangiare, ascoltare: ogni azione può diventare meditazione.

Non si tratta di qualcosa di separato dalla vita di tutti i giorni, ma di un modo diverso di abitare ogni momento. Questo approccio rende il buddhismo accessibile a chiunque desideri sviluppare maggiore presenza nella propria vita.

Attraverso la meditazione impariamo a osservare ciò che accade dentro di noi con uno sguardo più aperto. Pensieri ed emozioni vengono osservati senza giudizio e senza la necessità di identificarci completamente con essi. In questo modo diventa possibile riconoscere che tutto ciò che attraversa la mente è impermanente.

Comprendere l’impermanenza nel buddhismo significa proprio fare esperienza diretta di questo continuo mutamento.

Il ritiro al Centro Avalokita e la scoperta dell’impermanenza

Questo cammino mi ha portato infine al mio primo ritiro ufficiale di meditazione al Centro Avalokita, in Abruzzo, ai piedi del Gran Sasso. È un luogo immerso nella natura dove la pratica della consapevolezza si intreccia con la vita quotidiana.

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Durante il ritiro si alternano momenti di meditazione seduta, camminata consapevole e silenzio condiviso. Il ritmo delle giornate invita naturalmente a rallentare e a portare attenzione anche nei gesti più semplici. Anche un pasto consumato lentamente e in silenzio può diventare un’esperienza di presenza profonda.

Ciò che è emerso con maggiore forza durante quei giorni è stata la comprensione concreta dell’impermanenza. Una parola che avevo già incontrato nei testi buddhisti, ma che solo in quel contesto ha iniziato davvero a prendere vita.

Su Veggie Channel troverai un racconto dettagliato di quel ritiro e del Centro Avalokita.

Impermanenza nel buddhismo: una nuova alleata

Nel buddhismo l’impermanenza è uno dei principi fondamentali dell’insegnamento del Buddha. Significa che nulla resta uguale e che tutto è attraversato da un continuo processo di cambiamento.

I pensieri cambiano, le emozioni cambiano, il corpo cambia e anche le situazioni della nostra vita sono in continuo movimento. Tutto nasce, si trasforma e svanisce.

Quando questa verità viene compresa non solo con la mente ma anche attraverso l’esperienza, diventa profondamente liberatoria. La sofferenza nasce spesso quando cerchiamo di trattenere ciò che per sua natura è destinato a cambiare.

Quando pretendiamo che qualcosa resti com’è, che sia un’emozione, una relazione o perfino un dolore, entriamo in conflitto con la realtà stessa della vita, che è trasformazione continua. Comprendere l’impermanenza nel buddhismo non è un pensiero pessimista, ma un invito a vivere con maggiore libertà.

Giorgia Rosato
impermanenza nel buddhismo

L’ego e la storia che raccontiamo a noi stessi

Nel mio percorso personale ho riconosciuto che uno degli ostacoli più grandi è il mio ego, un ego che potrei definire “fuori misura”. L’ego costruisce continuamente una narrazione, uno storytelling attraverso il quale cerchiamo di spiegare ciò che accade e di dare un senso agli eventi.

Creiamo storie alle quali ci aggrappiamo perché ci fanno sentire al sicuro. La meditazione invece apre uno spazio diverso, uno spazio di silenzio in cui diventa possibile osservare questi meccanismi con maggiore chiarezza.

Attraverso la pratica impariamo a calmare la mente e a riconoscere che anche i pensieri e le emozioni che sembrano così importanti sono impermanenti.

Impermanenza nel buddhismo e meditazione: imparare a lasciare andare

Con il tempo ho iniziato a vedere qualcosa di molto semplice ma allo stesso tempo rivoluzionario: tutto cambia. Persino il respiro non è mai identico al precedente. La meditazione aiuta proprio a osservare questo flusso continuo. Quando smettiamo di aggrapparci a ciò che cambia naturalmente nasce una nuova leggerezza. Non una leggerezza superficiale, ma una qualità più profonda dell’esistenza.

Allenarsi alla consapevolezza significa imparare a osservare pensieri, emozioni e situazioni senza restarne completamente intrappolati.

Guardare la vita con occhi nuovi

Quando iniziamo davvero a comprendere l’impermanenza cambia anche il nostro modo di guardare il mondo. Ogni istante diventa unico proprio perché non si ripeterà mai nello stesso modo. Questo sguardo porta con sé anche una possibilità straordinaria: la consapevolezza che tutto può cambiare. Possiamo ricominciare, possiamo trasformare ciò che non funziona più, possiamo lasciare andare ciò che non serve e aprirci a nuove possibilità.

In fondo forse è proprio questo il dono più grande dell’impermanenza nel buddhismo: ricordarci che la vita non è qualcosa di fisso e immutabile, ma un flusso continuo di trasformazione.

A CURA DI GIORGIA ROSATO

Edito da

Massimo Leopardi, co-fondatore e direttore di Veggie Channel. Da oltre un decennio, Massimo è un punto di riferimento nella comunità vegana italiana. Dal 2008, ha prodotto numerosi video, esplorando l'intersezione delle diete a base vegetale con salute, ambiente e diritti degli animali. Si distingue per un approccio basato su solide basi scientifiche e l'integrità professionale, con capacità che spaziano dalla scrittura, al filmmaking, all'editing video. Sempre pronto a ispirare con la sua competenza e sincerità.

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