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DDL Caccia in Senato: cosa cambia e quali sono i rischi per gli animali

L’egemonia dello specismo si vota nei palazzi del potere: la natura sotto assedio e l’indifferenza della politica

Le votazioni di ieri al Senato sul Disegno di Legge sulla caccia, il controverso DDL sostenuto dalla maggioranza, hanno segnato un passaggio politico pesante, che va ben oltre i tecnicismi giuridici. Tra le poltrone di Palazzo Madama non si è discusso soltanto di modifiche alla normativa venatoria: si è aperto un confronto sul rapporto stesso tra esseri umani, fauna selvatica e natura.

Nonostante mesi di resistenza, mobilitazioni e riscritture ottenute anche grazie al pressing delle associazioni animaliste, che hanno contribuito a limare alcune delle derive più contestate delle prime bozze, la spinta politica per ampliare gli spazi dell’attività venatoria e aumentare il ruolo delle Regioni nella gestione della caccia ha mostrato tutta la sua forza.

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Ecco la cronaca di una giornata buia per la tutela della fauna selvatica in Italia, tra la freddezza dei numeri parlamentari e il calore delle proteste civili.

DDL Caccia in Senato: cosa può cambiare per animali, cittadini e aree protette

Il dibattito in Aula ha visto la bocciatura delle pregiudiziali delle opposizioni, spianando la strada all’esame del testo. Ma cosa prevede, concretamente, questo provvedimento che smantella la storica legge quadro 157/92?

La novità più profonda e inquietante è di natura culturale e giuridica: il testo propone di presentare la caccia come una pratica che concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema. Il cacciatore smetterebbe così di essere soltanto un privato che esercita un’attività d’impatto sulla natura e verrebbe promosso, nella narrazione politica della riforma, a “bioregolatore”. Dietro questa parola si nasconde un’operazione ideologica pericolosa: delegare una parte della gestione della fauna a chi imbraccia un fucile, trasformando l’atto di uccidere in uno strumento di presunta tutela ambientale.

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Ecco i punti più critici del DDL, secondo le associazioni animaliste e ambientaliste:

  • Più animali cacciabili (il lupo perde tutele). Cambiando i criteri di protezione, aumenta il numero di specie finora protette che rischiano di finire nel mirino. Sparirebbe, ad esempio, il riferimento esplicito al lupo dall’elenco delle specie di fauna selvatica tutelate in modo prioritario, aprendo la strada a futuri piani di abbattimento legale.
  • Più aree potenzialmente aperte ai fucili. Il DDL allargherebbe i confini dell’attività venatoria, coinvolgendo territori oggi vietati o fortemente regolamentati, con possibili rischi per la fauna selvatica, per gli ecosistemi e per la libera fruizione degli spazi naturali da parte dei cittadini.
  • Caccia nei terreni privati: addio allo stop etico? Uno dei passaggi più contestati riguarda la possibilità per i proprietari dei terreni di opporsi alla caccia per motivi etici. Il DDL rischia di rendere molto più difficile sottrarre i propri terreni all’attività venatoria. Se possiedi un terreno e vuoi proteggere gli animali che lo attraversano o lo popolano, potresti non avere più la stessa libertà di farlo: la volontà di chi vuole custodire la fauna rischia di essere sacrificata al diritto di chi vuole entrare e sparare.
  • Autonomia totale alle Regioni. Viene concesso un potere enorme alle amministrazioni locali nella stesura dei calendari venatori. Un’autonomia politica che spacca l’uniformità della tutela nazionale e che esporrà l’Italia a inevitabili e pesanti sanzioni da parte dell’Unione Europea.
  • Caccia nelle fasi più delicate della vita selvatica. Il testo viene contestato perché potrebbe allungare la stagione venatoria anche in momenti particolarmente sensibili, come la migrazione preriproduttiva. Per gli uccelli selvatici e per molte specie già sotto pressione a causa della perdita di habitat e dei cambiamenti climatici, significherebbe aumentare il disturbo proprio nelle fasi più vulnerabili.
  • Tecnologia di guerra contro la fauna. Via libera all’utilizzo di visori notturni e silenziatori per la caccia di selezione. Agli animali verrebbe tolto anche l’unico diritto rimasto: la sicurezza del buio e del silenzio.
  • Il bavaglio al dissenso e alle proteste. Il DDL prevede sanzioni pesanti, da 150 fino a 900 euro, per chi impedisce, ostacola o rallenta le attività di controllo della fauna previste dai piani di gestione. Questa norma rischia di colpire anche forme di protesta pacifica e non violenta contro l’uccisione degli animali. Il messaggio è chiaro: chi spara viene legittimato, chi si oppone rischia di essere punito. I boschi rischiano così di diventare spazi sempre meno aperti al controllo civile e sempre più protetti dalle ragioni di chi imbraccia un fucile.

Le reazioni del mondo animalista e della politica

Mentre l’Aula votava, fuori i corpi e le voci degli animalisti si facevano sentire. La LAV (Lega Anti Vivisezione) ha dato vita a un presidio straordinario a Roma, davanti al Pantheon. Cittadini, attivisti e volti della politica ecologista si sono uniti in un grido unanime: “Non trasformiamo la natura in un grande luna park per poche persone potenti”. Un richiamo alla gentilezza e alla necessità di ricucire uno strappo profondo tra specie umana e biosfera.

Contemporaneamente, la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) ha scelto la via del dialogo etico e spirituale, rivolgendosi a Papa Leone XIV con una lettera dedicata alla riforma della caccia e ai rischi per la fauna selvatica. Un appello che si inserisce nel solco della sensibilità francescana verso il creato e richiama la responsabilità morale dell’essere umano nei confronti della natura.

La tutela della Terra, già posta al centro dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, torna così a essere una questione non solo ecologica, ma anche spirituale e culturale. Se, come ricordava Francesco, “ogni creatura ha una funzione e nessuna è superflua”, allora una legge che riduce gli animali selvatici a bersagli o problemi da eliminare non può essere considerata una semplice questione tecnica. Eppure, anche questo richiamo etico sembra essere rimasto ai margini dei palazzi del potere, rimbalzando contro il muro di gomma degli interessi politici ed elettorali.

Subito dopo i richiami etici del mondo associazionistico e spirituale, è arrivata la dura reazione politica dei partiti di opposizione, che si sono schierati in modo compatto contro il Disegno di Legge.

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La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha rilasciato una dichiarazione durissima, chiedendo il ritiro immediato del testo: “Non è una riforma, è un tentativo sguaiato e ideologico di frantumare il delicato equilibrio della legge 157. È una resa incondizionata alla frangia venatoria più estremista, in barba alla scienza, al diritto europeo e al dovere costituzionale di tutelare l’ecosistema e la biodiversità”.

Sulla stessa linea il leader del M5s, Giuseppe Conte, che ha promesso battaglia: “È un grave passo indietro nella tutela della natura. Non si tratta di una modifica tecnica, ma della precisa scelta politica di sacrificare l’interesse generale per soddisfare interessi particolari. Ci siamo opposti in ogni sede utile e continueremo a farlo, dentro e fuori le aule parlamentari per fermare questo scempio”.

A mettere in luce il paradosso delle nuove aree aperte ai fucili è stato anche Angelo Bonelli (AVS), che ha attaccato direttamente il Governo: “Giorgia Meloni con questa riforma vuole colpire la biodiversità e il patrimonio naturale del nostro Paese. Vogliono estendere l’attività venatoria fino a trasformare parchi, aree protette e perfino le spiagge in luoghi dove si può sparare”.

legge sulla caccia
DDL Caccia

La riflessione di Veggie Channel: la schizofrenia dello specismo

Cosa ci aspetta adesso? Ci aspetta la resistenza. Ma ciò che oggi fa più male è la tristezza culturale che questo disegno di legge porta con sé. Sul web l’indignazione viaggia veloce. Molti sostenitori della causa animalista hanno espresso parole durissime contro questa deriva, sottolineando come questa politica voglia portarci “indietro di cent’anni”, trattando la natura come un territorio di conquista e invitando i cittadini a riflettere profondamente su chi stanno dando la propria fiducia.

La verità profonda è che questo DDL è il manifesto dell’egemonia specista. C’è una profonda schizofrenia nel modo in cui l’essere umano si relaziona con il selvatico: siamo la stessa specie pronta a intenerirsi sui social per il video di una volpe che sbuca dal bosco, pronti a nutrirla come se fosse un cagnolino per gratificare il nostro ego, e il giorno dopo siamo la specie che firma leggi per autorizzare a spararle nel buio della notte.

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L’animale selvatico è stato codificato dalla politica come un mero intralcio: equivale a pericolo, a danno economico, a disturbo per l’agricoltura o per l’espansione urbana. Di conseguenza, la soluzione non è mai la comprensione, la convivenza o l’aiuto ecologico; la soluzione è l’eliminazione.

L’uomo deve vincere sempre. E per farlo, sceglie di attaccare gli animali nei loro momenti di massima debolezza: quando migrano stremati dal cambio climatico, quando accudiscono i cuccioli, quando cercano rifugio nell’oscurità.

Se la politica decide di abusare del proprio ruolo, spetta a noi cittadini non girare la testa dall’altra parte. La fauna selvatica non ha un sindacato, non ha rappresentanti in Parlamento, non ha voti da offrire. Ha solo noi e la voce potente degli animalisti e delle associazioni che oggi ancor più, hanno bisogno di essere sostenute.

Consigliamo anche: Ddl Malan e stambecco: perché la riforma sulla caccia preoccupa ambientalisti e cittadini

Edito da

Naturopata, food coach e dottoressa in psicologia, esperta di alimentazione ed igiene naturale, di tecniche di rilassamento e mindfulness, vegan food blogger, segue attraverso consulenze online le persone nel cambio di alimentazione e di stile di vita. Conduttrice radio/tv, attrice ed autrice di libri per bambini e ragazzi. Suo il blog www.isabellavendrame.com in cui trovare articoli e ricette. Segue da diversi anni un'alimentazione vegetale e senza glutine, genuina e naturale, uno stile di vita che le ha regalato salute, sorriso e benessere.

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