Dal Trentino alle nostre città, la crisi della convivenza con gli animali selvatici è lo specchio di un equilibrio spezzato
In un momento storico in cui è sempre più urgente ripensare il nostro ruolo all’interno del mondo naturale, un contributo importante di Francesco Bevilacqua, caporedattore di Italia che Cambia, ci stimola a riflettere sul rapporto con il selvatico.
Questo articolo è frutto di una collaborazione sinergica tra Veggie Channel e Italia Che Cambia, nata dal desiderio comune di promuovere un’informazione libera, etica e consapevole.
Caccia, bracconaggio e rapporto con il selvatico, di Francesco Bevilacqua
Semmai non fosse ancora chiaro, il mese di settembre ci ha lasciato in eredità segnali forti e inequivocabili di una crisi profonda nel rapporto tra esseri umani e animali selvatici.
Come se non bastasse l’impatto devastante del comparto agropastorale – sotto il profilo ambientale, etico e sanitario – anche la fauna selvatica continua a pagare un prezzo altissimo all’ingerenza umana sugli ecosistemi. Un promemoria fondamentale: anche noi esseri umani siamo parte del mondo naturale, anche se spesso sembriamo dimenticarlo.
Lupi, orsi, cinghiali: i bersagli del conflitto
Negli ultimi mesi diversi episodi hanno coinvolto gli animali selvatici più noti (e al contempo più odiati da alcune categorie): lupi, orsi, cinghiali, caprioli… La loro presenza crescente in aree urbane è la conseguenza diretta dell’antropizzazione e frammentazione dei loro habitat naturali.
Il fronte di questo conflitto si sta spostando: non sono più solo gli animali a invadere i nostri spazi, siamo noi a invadere i loro.
Una nuova convivenza è possibile?
Una delle chiavi per ridefinire il rapporto uomo-fauna arriva dall’etologo genovese Francesco De Giorgio, che monitora i cinghiali nel greto del Bisagno, nel cuore di Genova:
“Gli architetti e i paesaggisti dovrebbero essere aggiornati e formati per rendere le città vivibili per tutti, animali umani e non, anche perché questa convivenza è qualcosa di ineluttabile.” Parole che richiamano un nuovo modello di coabitazione urbana, fondato su comportamenti più consapevoli e rispettosi delle esigenze etologiche degli animali.
Il caso orsi in Trentino: paura, disinformazione e gestione discutibile
Un’iniziativa positiva è Bear Ambassador, promossa dalla LAV, per sensibilizzare sul rapporto con i grandi plantigradi in Trentino-Alto Adige. In questa regione le istituzioni stanno gestendo la fauna selvatica in modo quanto meno controverso, alimentando paura e tensioni, spesso cavalcate da categorie come agricoltori e cacciatori.
Secondo Massimo Vittori, responsabile nazionale LAV per gli Animali Selvatici: “Non è il numero di orsi che crea pericolo, ma l’incompetenza delle persone nel muoversi sul territorio che induce agli incontri e quindi aumenta i rischi per la sicurezza.”
A settembre l’ennesimo episodio di bracconaggio ha sconvolto la Val di Non: un cucciolo di orso è stato ucciso illegalmente e, in un gesto macabro e provocatorio, scuoiato e lasciato in un’area giochi per bambini. Un atto che va ben oltre il crimine: un messaggio d’odio, frutto di ignoranza e di interessi corporativi che esasperano il conflitto tra uomo e natura.
Disegno di legge 1552: uno “sparatutto” pericoloso
A livello nazionale la situazione non è migliore. Il disegno di legge 1552 sull’attività venatoria – definito “sparatutto” da più associazioni – preoccupa fortemente ambientalisti, animalisti e scienziati. L’iter di approvazione, segnato da sedute notturne e poca trasparenza, potrebbe portare a un vero e proprio ritorno al Medioevo nella gestione faunistica italiana.


Tra i punti critici:
- Riduzione delle aree protette
- Apertura anticipata della stagione venatoria
- Liberalizzazione dei richiami vivi
- Riapertura dei roccoli
- Licenze a cittadini stranieri
- Possibilità di sparare in aree demaniali (spiagge incluse)
- Esclusione del parere dell’ISPRA
Un pacchetto di misure che viola anche la normativa europea e ha spinto 55 associazioni a firmare un appello per chiedere una discussione democratica e trasparente del testo.
La stagione di caccia è iniziata ufficialmente il 21 settembre, ma già prima – con le pre-aperture – si contavano un morto e un ferito.
Secondo l’Osservatorio Vittime della Caccia, lo scorso anno si sono registrati 21 morti e 37 feriti. Numeri che raccontano quanto sia urgente ripensare il nostro rapporto con la natura, non solo per la tutela della biodiversità, ma anche per la nostra stessa sicurezza.
È tempo di cambiare rotta
Dalla necessità di fermare la deriva antropocentrica alla volontà di costruire un futuro in cui la biodiversità sia realmente tutelata, le motivazioni per agire sono tante e urgenti. È il momento di passare dall’indignazione all’azione concreta, in difesa di un mondo in cui umani e selvatici possano convivere nel rispetto reciproco e nell’equilibrio.
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