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Quali scarti alimentari usare per fertilizzare le piante?

Alcuni scarti alimentari possono essere utili per dare nutrimento alle nostre piante di casa. Scopriamo insieme quali scarti usare per fertilizzare le piante

Usare gli scarti alimentari ed eliminare gli sprechi, è questo un importante obiettivo che dovremmo tutti porci e che, anzi, avremmo dovuto porci da sempre. Oggi l’attualità e le politiche green in atto pongono l’attenzione su questi temi, senza però aiutarci bene a comprenderli e soprattutto a mettere in atto nella nostra quotidianità certi cambiamenti. Scopriamo insieme quali scarti alimentari possiamo usare per fertilizzare le nostre piante.

Non tutti gli scarti possono essere riusati in cucina e nemmeno possiamo usarli sempre per preparare maschere di bellezza o prodotti per la cura del corpo o l’igiene della casa.

Alcuni scarti possono essere particolarmente indicati da usare per la cura delle nostre piante, diventando così degli ottimi fertilizzanti naturali. Parlo delle bucce di banana, certo edibili e benefiche per la salute, ma talmente ricche di pesticidi, spesso anche nei prodotti certificati, che è sicuramente meglio usarle per nutrire le nostre piante.

Oppure i fondi di caffè, come facevano le nostre nonne, ma anche l’acqua di cottura del riso o i gusci della frutta secca come noci e nocciole.

Quali scarti alimentari usare e come per fertilizzare le piante?

Le bucce di banana. Possono essere usate in più modi diversi. Possono essere tagliate a piccoli pezzi ed aggiunte alla terra delle nostre piante oppure possiamo preparare un vero e proprio concime. Basta far bollire 5 bucce di banana in circa un litro di acqua per 15 minuti, far raffreddare, frullare e versare il tutto in una bottiglia. Questo concime nel giro di qualche giorno deve essere usato.

Per conservare invece più tempo il fertilizzante alle bucce di banana, facciamo seccare le bucce nel forno per alcune ore a circa 80-100 gradi, fino a che diventano nere. Frulliamo e la polvere ottenuta conserviamola in un vasetto di vetro. Aggiungiamo poi la polvere alla terra.

I fondi di caffè. Si possono aggiungere semplicemente alla terra delle piante o dell’orto. Molto utili soprattutto quando si deve rinvasare una pianta. Devono essere asciutti altrimenti generano muffe. I fondi di caffè possono anche essere miscelati all’acqua con cui andremo ad annaffiare le piante.

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Bucce di agrumi. Similmente alle bucce di banana, anche le bucce di arance, mandarini e limoni possono essere spezzettate ed aggiunta alla terra o a un compost già pronto.

Acqua di cottura di riso o verdure. Interessante modo per annaffiare le nostre piantine e regalare loro nutrimento attraverso l’amico rilasciato dal riso o i minerali dispersi nell’acqua di cottura da chicchi e verdure. Un'unica attenzione, non deve essere salata. Facciamola raffreddare e aggiungiamola nel nostro annaffiatoio.

Acqua con cui laviamo insalata e frutta. Questa è un'abitudine che probabilmente siamo in molti già ad avere e cioè quella di non gettare via l’acqua con cui abbiamo lavato l’insalata o altri ortaggi o frutta. Un gesto semplice contro lo spreco dell’acqua.

Gusci di frutta secca. Sono quelli di noci, mandorle, nocciole, arachidi per intenderci. Lasciamoli decomporre all’interno di una ciotola per 5 o 6 settimane. Riponiamo quindi in un luogo al riparo da luce e calore.

Successivamente possiamo unire i gusci ai fondi di caffè per arricchire il nostro terriccio oppure aggiungere a un compost che abbiamo in casa e siamo abituati ad usare.

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Edito da

Isabella Vendrame, ideatrice e conduttrice della serie Genuino Gluten Free, segue da diversi anni un’alimentazione vegetale e senza glutine, uno stile alimentare che le ha ridato salute, sorriso e benessere. Psicologa oltre che scrittrice ed attrice, segue attraverso consulenze online chi necessita di sostegno emotivo, motivazionale e pratico durante la delicata fase del cambio di alimentazione e di stile di vita. Si occupa anche di tecniche di rilassamento e mindfullness. Suo il blog Naturalmente Free in cui trovare articoli e ricette.

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