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Meditazione e consapevolezza all’Istituto Lama Tzong Khapa

Il mio ritiro di meditazione e consapevolezza buddhista all’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia in Toscana

Quando ho deciso di partecipare a un ritiro di meditazione organizzato dall’associazione A.Me.Co. presso l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Avevo già vissuto un’esperienza simile nel monastero Theravāda di Santacittarama in provincia di Rieti, ma questa volta il contesto era molto diverso. L’Istituto di Pomaia è uno dei più importanti centri di Buddhismo tibetano in Europa, e la sua atmosfera vibrante, arricchita da pratiche secolari e insegnamenti profondi, ha reso il mio soggiorno un viaggio intenso, sia interiore che culturale.

Questo articolo è il racconto della mia esperienza: dall’arrivo nel cuore della Toscana fino agli insegnamenti che ho ricevuto, tra momenti di silenzio, riflessioni e connessioni profonde con me stesso e con gli altri partecipanti.

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L’arrivo a Pomaia: un’immersione in un altro mondo

Dopo essere arrivato in treno insieme a due amiche, abbiamo preso un taxi per raggiungere l’Istituto. Appena varcato il grande portale d’ingresso con le sue decorazioni rosse e dorate e le scritte tibetane, ho avuto la sensazione di entrare in una dimensione diversa. Questo arco non era solo un ingresso fisico, ma sembrava segnare un passaggio verso un mondo spirituale, un luogo in cui il tempo scorre con un ritmo più lento e meditativo.

Davanti a noi si apriva un ampio piazzale con una maestosa struttura su tre piani, il cui aspetto richiamava quello di un piccolo monastero. Qui si trovavano la sala di meditazione, il refettorio e le aule di studio, oltre alle camere per gli ospiti. Ho scelto di dormire in un dormitorio condiviso con altre tre persone, mentre le mie amiche hanno optato per una stanza doppia.

Le strutture dell’Istituto non si limitano all’edificio principale: nel parco circostante sorgono casette in legno, piccoli rifugi immersi nella natura. Qui, chi cerca un’esperienza più raccolta può lasciarsi avvolgere dal silenzio, concedendosi momenti di raccoglimento lontano dalle distrazioni della vita quotidiana. Queste casette favoriscono un’atmosfera di tranquillità e introspezione, offrendo un luogo ideale per la meditazione individuale.

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Nel dormitorio invece l’esperienza è stata più sfidante: la vita comunitaria porta inevitabilmente con sé rumori, interazioni e un costante via vai di persone. Tuttavia, proprio questa condizione ha rappresentato un’opportunità di pratica: imparare a rimanere centrati nonostante le distrazioni, coltivare la pazienza e accogliere il presente così com’è. In un certo senso la vera meditazione inizia proprio nel confronto con le situazioni meno ideali.

Scoprire il parco e la simbologia Buddhista

Durante una delle prime passeggiate nel parco dell’Istituto sono rimasto colpito dalla presenza di numerose installazioni spirituali. Tra queste le più affascinanti erano sicuramente le Ruote della Preghiera (Mani Korlo): cilindri decorati con il mantra “Om Mani Padme Hum”, che si possono far girare per accumulare meriti e diffondere benedizioni. Una di queste ruote era molto grande, mentre le altre più piccole erano disposte in file ordinate, permettendo ai praticanti di camminare e girarle una a una.

Un altro elemento caratteristico erano le Bandiere di Preghiera (Lung-ta), che ondeggiavano tra gli alberi con i loro cinque colori tradizionali:

  • Blu per il cielo e lo spazio
  • Bianco per l’aria e il vento
  • Rosso per il fuoco
  • Verde per l’acqua
  • Giallo per la terra

Secondo la tradizione, il vento sfiorandole porta le preghiere stampate su di esse in tutto il mondo, diffondendo vibrazioni di pace e armonia.

Un altro punto di riferimento era la grande statua di Cenresig (Avalokiteśvara), il Buddha della Compassione, alta circa otto metri. Questa statua ha una storia particolare: è stata realizzata dallo scenografo Dante Ferretti per il film Kundun di Martin Scorsese. Dopo le riprese è stata restaurata dallo scultore Alessio Pazzini per aderire ai canoni iconografici buddhisti ed è ora collocata nel giardino dell’Istituto, dove rappresenta un potente simbolo di compassione e saggezza.

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Il programma del ritiro organizzato dall’associazione A.Me.Co.: ritmo e disciplina

All’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, la nostra giornata iniziava con la sveglia alle 6:15. Alle 6:45 tutti i partecipanti si riunivano nella Sala di Meditazione Principale, conosciuta anche come Gompa, per la prima sessione di meditazione mattutina, poi, sempre in silenzio, si scendeva tutti nella mensa per la colazione prevista per le 8:00.

Tutti gli incontri si sono svolti nella Gompa (un ambiente sacro impreziosito da numerose statue dorate raffiguranti il Buddha e vari Bodhisattva) e sono stati condotti da Neva Papachristou. Nella tradizione buddhista un Bodhisattva è un essere illuminato che per compassione rinuncia temporaneamente alla piena realizzazione del Nirvana per aiutare gli altri esseri senzienti a liberarsi dalla sofferenza. Queste raffigurazioni servono come ispirazione per i praticanti, ricordando loro le qualità da coltivare lungo il sentiero spirituale, come la generosità, la saggezza e la compassione.

 

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Durante il ritiro mi è stato assegnato un compito particolare: quello di campanaro. Ogni volta che si avvicinava un nuovo incontro di meditazione o una lezione di Dharma, dovevo percorrere alcune aree esterne del parco e l’intero edificio, su e giù per le scale e lungo i corridoi, suonando una piccola campanella per richiamare i partecipanti. Questo ruolo mi ha dato un’inaspettata visibilità all’interno del gruppo e, a tratti, è stato quasi divertente: alcuni si fermavano a ringraziarmi con un sorriso, altri ridevano nel vedermi passare in modo così metodico. È stato un piccolo contributo al fluire della giornata e, sorprendentemente, un esercizio di presenza e consapevolezza.

Il tema specifico di questo ritiro è stato la fragilità umana, intesa non come debolezza, ma come una condizione universale che, se accolta con consapevolezza, può diventare un punto di forza. Tuttavia, questo argomento si è rivelato solo il punto di partenza per una riflessione più ampia sul Dharma, sulle sfide della vita quotidiana e sugli interrogativi sulla nostra esistenza.

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Un concetto particolarmente approfondito da Neva è stato quello della spaziosità, un insegnamento centrale nella pratica meditativa e nella filosofia di Corrado Pensa. La spaziosità è la capacità di lasciare che pensieri ed emozioni sorgano senza identificarci con essi, permettendo loro di esistere in un campo mentale più ampio. Quando ci irrigidiamo nelle nostre convinzioni o nelle emozioni difficili, la mente diventa come una stanza chiusa, soffocante e opprimente. Ma se impariamo a fare spazio dentro di noi, possiamo osservare con maggiore chiarezza ciò che accade senza esserne sopraffatti.

Corrado Pensa, negli scritti che ci ha lasciato, ci invita a considerare la mente come un cielo vasto, in cui i pensieri sono nuvole che passano: alcune leggere, altre dense e cariche di pioggia, ma nessuna di esse può oscurare permanentemente l’infinità dello spazio. Questa prospettiva ci aiuta a sviluppare equanimità e distacco, due qualità essenziali nella pratica della consapevolezza.

Durante le sessioni di domande e risposte sono emersi argomenti come la gestione delle emozioni, il distacco dall’ego e il valore della compassione nella pratica quotidiana. In questo contesto la spaziosità si è rivelata una chiave fondamentale per affrontare le difficoltà della vita con maggiore apertura e meno resistenza, permettendoci di abbracciare l’esperienza così com’è, senza attaccamento o avversione.

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Istituto Lama Tzong Khapa, buddhismo

Alla fine del soggiorno c’è stato un momento di condivisione in cui ognuno ha potuto esprimere il proprio vissuto. È stato un passaggio intenso: alcune persone hanno pianto mentre raccontavano le loro esperienze personali, portando alla luce il lato più umano della pratica spirituale. Uno dei momenti più toccanti è stato osservare la commozione di Neva, che in più occasioni, soprattutto alla fine del ritiro, ha mostrato tutta la profondità della sua sofferenza per l’assenza di Corrado Pensa, il suo compagno di insegnamento e di vita per molti anni, scomparso circa un anno fa. Questo ritiro rappresentava per lei una sfida nuova: affrontarlo da sola, senza il sostegno della persona con cui aveva condiviso il cammino per tanto tempo. La sua emozione, sincera e palpabile, ha reso ancora più evidente come nessuno sia immune alla sofferenza, indipendentemente dal percorso spirituale intrapreso.

Osservare la sua umanità ci ha fatto comprendere con maggiore chiarezza un aspetto fondamentale del Dharma: la sofferenza è una realtà universale, che accomuna ogni essere vivente. Tuttavia, ciò che può fare la differenza è il modo in cui scegliamo di rapportarci ad essa. Se impariamo a osservare i nostri pensieri con distacco, a non identificarci completamente con il dolore ma a lasciarlo scorrere come una nuvola nel cielo della nostra mente, possiamo trovare una via più serena per affrontare le difficoltà della vita. Questo insegnamento, più di ogni altro, ha lasciato un segno profondo in me e nei partecipanti del ritiro.

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Un percorso di trasformazione e consapevolezza

Questo ritiro di meditazione a Pomaia è stato più di una semplice esperienza di introspezione: è stato un’opportunità per osservare più da vicino la mia mente e il suo incessante flusso di pensieri, dubbi, paure e speranze. Mi ha ricordato che la meditazione non è solo un esercizio mentale, ma un vero e proprio allenamento alla vita, un processo in cui impariamo ad accogliere con equanimità ogni istante, senza fuggire dal dolore né aggrapparci al piacere. Ho compreso quanto sia essenziale lasciare spazio dentro di noi per permettere agli eventi di svolgersi senza opporre resistenza, trovando in questo fluire una nuova forma di libertà.

L’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia è un luogo che non solo offre insegnamenti preziosi sulla meditazione buddhista, ma permette anche di sperimentare un modo diverso di stare con se stessi e con gli altri. Qui ho trovato persone che, come me, cercavano risposte, ma ho anche capito che forse il vero scopo del cammino spirituale non è trovare risposte definitive, ma imparare a stare con le domande con un cuore più aperto.

Se desideri approfondire qualche aspetto di questo soggiorno all’Istituto Lama Tzong Khapa o conoscere meglio il percorso che sto intraprendendo nel mondo della spiritualità e della meditazione, sarò lieto di rispondere alle tue domande e condividere la mia esperienza.

Associazione per la Meditazione di Consapevolezza Vipassanā A.Me.Co. 

Istituto Lama Tzong Khapa (centro di Buddhismo tibetano di tradizione mahayana)

Edito da

Massimo Leopardi, co-fondatore e direttore di Veggie Channel. Da oltre un decennio, Massimo è un punto di riferimento nella comunità vegana italiana. Dal 2008, ha prodotto numerosi video, esplorando l'intersezione delle diete a base vegetale con salute, ambiente e diritti degli animali. Si distingue per un approccio basato su solide basi scientifiche e l'integrità professionale, con capacità che spaziano dalla scrittura, al filmmaking, all'editing video. Sempre pronto a ispirare con la sua competenza e sincerità.

Ultimi commenti
  • Caro Massimo,
    Sei straordinario il tuo sito è spettacolare.
    Mi piace moltissimo.
    Ti Auguro Buona Vita.

  • Caro Massimo,
    Il tuo sito è spettacolare e mi piace moltissimo.
    Bravo, Complimenti e buona Vita.
    Con gratitudine

    By Luigi.

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