Veggie life for Veggie people
 

Sport e benessere: perché l’etica deve valere più della performance

La corsa ai risultati “monstre” tra adolescenti rischia di tradire il vero senso dello sport come percorso di crescita sana, etica e naturale, dove il benessere deve valere più della performance

Quando parliamo di etica, siamo soliti pensare al rispetto per gli animali, all’ambiente e al nostro modo di alimentarci. Eppure, l’etica dovrebbe guidare ogni scelta quotidiana, compreso il modo in cui intendiamo lo sport. Se crediamo che la vita sana e naturale sia un atto di responsabilità verso noi stessi e verso il mondo, dobbiamo interrogarci anche sul modello di sport che stiamo promuovendo alle nuove generazioni.

La recente “trackflation”, ovvero l’aumento esponenziale delle prestazioni degli atleti adolescenti, ci costringe a porci una domanda urgente: stiamo ancora educando attraverso lo sport o stiamo trasformando i ragazzi in macchine da record?

Macrolibrarsi

Lo scenario attuale: la “trackflation” e l’esempio dell’atletica leggera

Lo scorso dicembre, la notizia ha fatto il giro del mondo: Gout Gout, un 16enne australiano, ha corso i 200 metri più velocemente di quanto non facesse Usain Bolt alla stessa età. Un risultato impressionante, ma non isolato.

Oggi sempre più adolescenti ottengono prestazioni eccezionali, grazie a fattori come le superspikes (scarpe tecnologicamente avanzate), l’uso di smartwatch e app per l’analisi dei dati, allenatori di élite e persino contratti di sponsorizzazione da professionisti, enormi carichi di lavoro psicofisico.

È, ad esempio, recentissima la notizia dell’atleta americano sedicenne diventato l’atleta più giovane di sempre ad avere un contratto professionistico con la Nike, colosso dell’abbigliamento sportivo nel settore della pista. Il risultato è chiaro: i giovani atleti crescono più in fretta, ma rischiano di bruciarsi altrettanto velocemente.

Macrolibrarsi

Il rischio: quando lo sport perde la sua funzione educativa

Il grande allenatore Carlo Vittori, maestro di Pietro Mennea, sosteneva che l’allenamento fosse soprattutto un processo pedagogico, una scuola di vita che insegnava disciplina, resilienza e rispetto. Oggi questo approccio sembra cedere il passo a una logica diversa, dove il record immediato diventa l’unico obiettivo. Ma se la crescita sportiva non avviene con gradualità, lo sport smette di essere formativo e si riduce a mero strumento di spettacolo e guadagno.

Questa mentalità, che riduce il valore dello sport alla sola performance, è pericolosa non solo per la salute dei giovani atleti – spesso sottoposti a carichi non adatti alla loro età – ma anche per l’etica stessa della nostra società. In questo scenario di cultura tossica, chi non stabilisce un record rischia di essere considerato un “perdente”, privato della possibilità di vivere lo sport come esperienza di crescita personale e di benessere.

sport benessere, nuoto
Mario Pellegrini

Etica nello sport: un’estensione dello stile di vita sano

Per chi sceglie un approccio naturale e consapevole alla vita, lo sport non può essere escluso da questa visione. Così come ci impegniamo a nutrirci in modo sano e rispettoso dell’ambiente, dovremmo pensare allo sport come a un atto etico:

  • verso il corpo, che va accompagnato e non sfruttato;
  • verso i giovani, che hanno bisogno di tempo per crescere, senza pressioni sproporzionate;
  • verso la società, che ha il dovere di proporre modelli sani e non tossici.

La vera sfida è riportare lo sport al suo senso originario: essere un alleato del benessere, un percorso di equilibrio e di educazione, non una corsa al primato. Anche nell’agonismo.

Questo crescente fenomeno, analizzato qui, nell’atletica, ma riscontrabile ormai in ogni disciplina sportiva, ci invita a riflettere. Vogliamo davvero un futuro in cui lo sport è solo performance, sponsor e medaglie, oppure uno sport che insegna a vivere meglio, rispettando la natura del corpo e i valori di crescita personale?

Abbonamento Terranuova

Se crediamo in uno stile di vita sano, naturale ed etico, la risposta non può che essere la seconda. Lo sport, come l’alimentazione e le scelte quotidiane, deve tornare ad essere un atto di responsabilità, rispetto e amore per la vita.

La “trackflation” ci obbliga a fermarci e a riflettere: vogliamo uno sport fatto di sponsor, record e burnout precoce, o uno sport capace di educare, far crescere e insegnare il rispetto della vita?

Consigliamo anche: Sport, buon umore e stress

La natura si scopre camminando

Edito da

Consulente informatico e statistico, si occupa di analisi di big data e di intelligenza artificiale. Appassionato di sport, di montagna e di natura, pratica atletica leggera a livello agonistico, escursionismo e sci alpinismo. Segue una alimentazione vegetale e prevalentemente senza glutine dal 2017 come base per uno stile di vita sano, sportivo, etico e consapevole.

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO